Inutile ripetere quello che inesorabilmente sarà il mantra del 2026: le tensioni geopolitiche, crescenti e che si sovrappongono tra di loro (Venezuela, Iran, Groenlandia è il tris del momento), mettono in subbuglio i mercati e non potrebbe essere altrimenti, viste le conseguenze immediate e future sulle materie prime e sugli equilibri geopolitici ed economici globali. Oggi però, nella seduta di metà settimana, vale la pena concentrarsi sulla stagione delle trimestrali delle banche Usa, che in questi giorni stanno pubblicando i conti del 2025: ieri Jp Morgan così cosi, oggi la tripletta Citigroup, Bank of America e Wells Fargo, che chiudono il quarto trimestre 2025 con utili e ricavi in crescita, ma tra perdite straordinarie e numeri inferiori alle attese il mercato reagisce con vendite. Ad inizio seduta a Wall Street Citigroup perde l’1,27%, Bank of America il 2,5% e Wells Fargo oltre il 4%. Giovedì tocca a Morgan Stanley e Goldman Sachs.
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Wall Street
Rimanendo Oltreoceano, l’indice Dow Jones in mattinata perde mezzo punto percentuale trainato al ribasso appunto dai titoli finanziari, ma ancora peggio fa il Nasdaq composite che crolla dell’1,5% alle ore 17 italiane, penalizzato dai tonfi – per citarne due – di Tesla -2,3% e Nvidia -2,3%. Dagli Stati Uniti arrivano anche dati macro: nel terzo trimestre del 2025, il deficit statunitense delle partite correnti è diminuito di 22,8 miliardi di dollari, pari al 9,2%,, a 226,4 miliardi di dollari, secondo i dati del dipartimento al Commercio. Gli analisti avevano previsto un deficit di 238 miliardi di dollari. E ancora: a novembre, i prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono cresciuti meno delle attese rispetto al mese precedente, solo dello 0,2%. Destino opposto per le vendite al dettaglio, che hanno superato le stime aumentando dello 0,6% anziché dello 0,4%.
Europa e Piazza Affari
Tornando da questa parte dell’Atlantico, i listini europei non dormono sonni tranquilli visto che ultimamente Donald Trump ha minacciato persino un territorio che fa parte della Danimarca e della Nato. Francoforte perde mezzo punto percentuale, Parigi poco meno, Madrid è poco sopra la parità e Londra è l’unica che emerge col +0,3%. In questo scenario si salva praticamente solo la Borsa di Milano, dove l’indice Ftse Mib rimane a galla (+0,27% a 45.600 punti) grazie all’exploit di Tim +4,65%. Bene anche Prysmian +3,4% e le utilities, con A2a e Hera entrambe sul 2,3%. E’ invece un inizio di 2026 difficile per Lottomatica -2%: dopo aver toccato i 23 euro nella seduta dell’Epifania si trova oggi in zona 20 euro per azione. Situazione banche: crolla del 2,5% Banco Bpm, Mps +0,45%, Unicredit piatta, Intesa -0,28%, Mediobanca -0,1%. Sull’onda del rally del petrolio surfa ancora il comparto oil di Piazza Affari: Eni +1,8%, Saipem più fiacca poco oltre la parità.
Materie prime, spread, euro/dollaro
Ecco, a proposito di petrolio, il momento positivo prosegue a gonfie vele. I nuovi equilibri e soprattutto le nuove potenzialità innescate dalla mossa Usa in Venezuela stanno ormai consolidando l’aumento del prezzo dell’oro nero: oggi Brent oltre i 66 dollari al barile, mentre il Wti crude di New York sente l’odore di quota 62 dollari, dopo aver iniziato l’anno nuovo sotto i 56 dollari. Attenzione però all’argento che ormai inanella record: oggi ha sfondato, e con margine, quota 90 dollari l’oncia, arrivando in zona 92 dollari. Pensate, solo lo scorso novembre valeva meno di 50 dollari. Anche l’oro si consolida ampiamente sopra i 4.600 dollari l’oncia. Gli acquisti sulle commodities rifugio testimoniano ancora una volta la necessità di proteggersi dalle tensioni geopolitiche, e quindi ne sono un termometro. L’euro riprende ad apprezzarsi un poco sul dollaro in zona 1,165. Lo spread Btp Bund risale leggermente ma niente panico: è sui 64 punti base, col rendimento del Btp decennale a 3,42%.