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Borse 12 dicembre: il crollo di Broadcom manda in rosso il Nasdaq e l’Europa. Oro e argento raggiungono nuovi record ma poi ripiegano

Il Nasdaq va in rosso per la caduta di Broadcom e contagia Milano e le piazze azionarie europee. Oro e argento sempre sugli scudi tra le materie prime

Borse 12 dicembre: il crollo di Broadcom manda  in rosso il Nasdaq e l’Europa. Oro e argento raggiungono nuovi record ma poi ripiegano

Le borse europee chiudono la seduta odierna in ribasso, contagiate nel pomeriggio dal nervosismo di Wall Street ancora alle prese con i timori sull’intelligenza artificiale e con qualche dubbio sulla Fed. Nell’incertezza gli investitori hanno cercato rifugio nell’oro e nell’argento. I preziosi metalli hanno aggiornano nuovamente i loro prezzi record, salvo poi passare a loro volta in negativo. Piazza Affari perde lo 0,43% a 43.513 punti base, dopo aver agguantato in seduta i 44 mila punti, in uno slancio che aveva investito tutti i listini europei in scia ai nuovi record di Tokyo (Nikkei +1,37$, 50.836 punti base) e ai massimi toccati ieri a New York.

Sul listino milanese, negli scambi pomeridiani, hanno perso terreno soprattutto le banche, che avevano trainato la prima parte della seduta. Il panorama finanziario continentale è nel complesso debole: Francoforte -0,34%, Londra -0,59%, Parigi -0,12%, Amsterdam -0,73%, Madrid -0,17%. Dalla pagina macroeconomica gli investitori hanno tratto oggi buoni spunti: l’inflazione di novembre in Germania è rimasta stabile al 2,3%;

il Pil britannico di ottobre ha sorpreso invece negativamente (-0,1% mese su mese), così come la produzione manifatturiera, in calo dello 0,8% su base annua. Sul fronte geopolitico le notizie non sono entusiasmanti: le posizioni in campo per la fine della guerra in Ucraina restano ancora lontane e intanto si profila una guerra legale feroce tra Mosca e Bruxelles per gli assetti russi che si vorrebbero utilizzare in appoggio a Kiev. 

Nasdaq in profondo rosso

Sulla sponda statunitense è in profondo rosso il Nasdaq (-1,86%), con l’allarme bolla che continua veleggiare sugli scambi come una cangiante e fragile sfera di sapone. Dopo il tonfo di Oracle di ieri, oggi va a picco Broadcom (-10%), nonostante la solida trimestrale. A indurre i realizzi è il fatto che il produttore di chip ha segnalato margini futuri più contenuti sulle vendite dei sistemi di IA, acuendo i timori sulla redditività degli investimenti in questa tecnologia. Di riflesso restano negative Nvidia e Advanced Micro Devices. Oracle perde un altro 3,2%.

Al momento i tre indici Usa sono tutti in ribasso, compresi DJ (-0,52%) e S&P 500 (-1,21%), che ieri, insieme al Russell 2000 (-1,37%) avevano chiuso ai massimi storici. A dare benzina era stata la Federal Reserve, con il taglio dei tassi e  un outlook meno aggressivo di quanto temuto dagli investitori. Oggi però, a dare una scossa negativa al mercato, contribuiscono gli esponenti della Fed che avevano votato contro il taglio dei tassi. Questi temono che l’inflazione rimanga troppo elevata per giustificare una riduzione del costo del denaro, vista la mancanza di dati ufficiali recenti sul ritmo di aumento dei prezzi.

Potranno dirimere alcune incertezze i dati macroeconomici chiave in uscita la prossima ottava, come il rapporto del dipartimento del Lavoro sugli occupati non agricoli e l’indice dei prezzi al consumo per il mese di novembre.

Oro e argento ancora protagonisti

Nell’attuale contesto e con un dollaro indebolito da una Fed più colomba di quanto tenuto, tengono di nuovo banco oro e argento. Lo spot gold ha toccato in seduta un nuovo massimo a 4353,70 dollari l’oncia e prezza al momento 4297,13 dollari (+0,4%); l’argento, consegna immediata, si è portato fino a 64,6595 dollari, per poi ripiegare a 62,063 dollari l’oncia, perdendo il 2,36%. Il petrolio è debole: Wti 57,29 dollari al barile (-0,54%); Brent  60,94 dollari al barile (-0,55%). Sul mercato dei cambi l’euro-dollaro resta sui livelli della vigilia a 1,1739.

Piazza Affari: banche in calo

In un listino che ha cambiato volto nel corso degli scambi, chiudono oggi in significativo rialzo Amplifon +2,04%, Campari +1,66%, Diasorin +1,6%. Stm si stacca dai tecnologici Usa e guadagna un rimbalzo dell’1,66%. Il settore più volatile però è stato quello bancario, che arriva al traguardo in rosso, con l’eccezione di Mps +1,03%. In fondo al Ftse Mib c’è Banco Bpm, -1,67%, seguita da Banca Mediolanum -1,66% e perdono terreno anche le big Intesa -0,96% e Unicredit -1,29%.

Arretrano inoltre i titoli assicurativi, Generali -1,48% e Unipol -0,99%. Poste perde lo 0,82%, dopo aver acquisito la quota residua di Tim (+0,37%) detenuta da Vivendi, pari al 2,51% del totale delle azioni ordinarie, salendo così al 27,32% del capitale dell’ex monopolista, ma chiedendo al contempo l’esenzione dall’opa. Di riflesso ai tech Usa si conferma negativa Prysmian -1,53%.

Spread in leggero rialzo

La seduta chiude in rosso anche sul secondario, dove lo spread tra Btp decennale e omologo tedesco sale a 70 punti base (+1,33%), ma resta pur sempre vicino ai minimi da 15 anni. I tassi sono poco mossi rispettivamente al 3,56% e 2,86%.

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