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Borsa, settimana da record per Generali: +12,3%

Da quando sono uscite le prime indiscrezioni su una possibile aggregazione con Intesa Sanpaolo, il Leone di Trieste ha guadagnato in Borsa il 12,3% con scambi vicini al 10% del capitale

Borsa, settimana da record per Generali: +12,3%

Nonostante la correzione della seduta di venerdì – dovuta alle prime prese di beneficio e all’idea, avvalorata dalle dichiarazioni del ceo Carlo Messina, che Intesa non sia disposta a pagare un premio significativo rispetto ai valori di Borsa – le Generali chiudono con un saldo di +12,3% la settimana di Piazza Affari che le ha viste protagoniste assolute: i volumi complessivi delle cinque sedute sono vicini al 10% del capitale (9,7%) e il progetto di una aggregazione allo studio da parte di Intesa Sanpaolo ha spedito il prezzo delle azioni ai massimi da un anno fino a sfiorare i 16 euro, valore mai toccato dai primi giorni di gennaio 2016.

A ruota si e’ mossa il primo azionista delle Generali e probabile crocevia di qualsiasi riassetto, Mediobanca: a fronte di un calo dell’1,2% oggi, il bilancio settimanale e’ di +5,6% con negoziazioni sul 6,5% del capitale. L’appeal su Piazzetta Cuccia e’ stato non solo indiretto, cioe’ motivato da una possibile aggregazione della sua partecipata assicurativa, ma anche diretto, quando alcune ipotesi suggerivano che nel mirino di Intesa ci fosse la stessa Mediobanca come passaggio per arrivare al Leone. Ha rialzato la testa nell’ultima seduta (+0,8%) ma Intesa Sanpaolo dalle prime indiscrezioni sulla campagna di Trieste ha raccolto complessivamente un calo dell’8,2%. Anche se Messina ha ribadito che le valutazioni strategiche in corso non dovranno intaccare la solidità patrimoniale dell’istituto e consentirgli di mantenere una politica di dividendi importante, gli analisti confermano i dubbi sulla bonta’ del progetto: ‘Continuiamo a mantenere le nostre perplessita’ sull’eventuale aggregazione Intesa-Generali alla luce della complessita’ dell’operazione dal punto di vista industriale e regolamentare e del limitato potenziale sinergico lato costi rispetto a deal su altri business – sottolineano da Equita – A nostro giudizio se il deal fosse completato, l’aumento della complessita’ della combined entity e l’incremento all’esposizione verso l’Italia non consentirebbero a Intesa Sanpaolo di mantenere l’attuale premio sui multipli rispetto ai competitor’.



Il timore delle case di investimento poi e’ legato all’impegno finanziario necessario per prendere il controllo del gruppo assicurativo: ‘E’ improbabile che il mercato gradisca offerte vicine ai valori correnti (circa 10 volte gli utili attesi nel 2017), senza la corresponsione di un adeguato premio di controllo – aggiungono gli analisti di Icbpi – A maggior ragione se l’offerta dovesse presentare una rilevante componente in azioni. Che renderebbe ancora piu’ alto il rischio di insuccesso della proposta, dato che la valorizzazione del target dipenderebbe dalle valutazioni del mercato sul titolo dell’acquirente’. 

La caduta (-5,2%) nell’ultima seduta settimanale a causa della prospettiva di un aumento di capitale con prezzi di sottoscrizione delle nuove azioni a forte sconto ha messo fine al mini-rally di Unicredit che aveva sfruttato nei giorni scorsi l’ipotesi di una cessione del pacchetto dell’8,5% detenuto in Mediobanca: nell’orizzonte di cinque sedute il titolo ha comunque guadagnato il 3%. Il vicepresidente dell’istituto Fabrizio Palenzona ha ribadito ieri a Radiocor Plus che Unicredit non e’ disposta a vendere la propria partecipazione in Mediobanca. L’attenzione degli operatori nelle contrattazioni odierne si e’ spostata quindi sull’operazione di ricapitalizzazione da 13 miliardi di euro che – secondo il Messaggero – potrebbe partire lunedi’ 6 febbraio.

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