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Borsa in rosso ma senza scossoni. Frana Mediaset, banche giù

Dopo uno sbandamento iniziale Piazza Affari dimezza le perdite e lo spread si sposta di poco – Anche l’euro limita i danni – La sconfitta di Berlusconi pesa sul Biscione – In controtendenza Telecom Italia alla vigilia del Cda su conti e piano – Sale Exor, arretra Fca – Brembo e Juve in evidenza.

Borsa in rosso ma senza scossoni. Frana Mediaset, banche giù

Si riduce in tarda mattinata il ribasso di Piazza Affari: l’indice Ftse Mib -0,8% passa a 21.8400 punti da 21.460 dell’apertura. La perdita è intorno al mezzo punto percentuale, comunque in controtendenza rispetto agli altri mercati europei. Il mercato più effervescente è Francoforte +0,7%, tonificata dal prossimo quarto governo Merkel, davanti a Parigi +0,35% e Madrid +0,2%. Fuori dall’eurozona avanzano Zurigo +0,7% e Londra +0,3%. 

L’incertezza dello scenario post-elettorale in Italia non provoca ricadute degne di nota sui titoli di Stato italiani. Lo spread Btp/Bund sale di 5 punti base a quota 135. Stessa variazione per lo spread Spagna/Italia mentre il rendimento del Btp decennale resta al di sotto del 2%. Il Bund tedesco tratta allo 0,63%. Anche l’euro limita i danni: 1,231 sul dollaro, in calo dello 0,1%. 



Elezioni “inconcludenti” titola la nota quotidiana Mediobanca Securities, sottolineando così la difficoltà a tradurre i risultati in una indicazione operativa per gli operatori. Ma la frana di Mediaset -6,30% a 2,91 euro alle 12 offre una chiara indicazione sulla sconfitta di Silvio Berlusconi, ridimensionato dal successo della Lega Nord e, soprattutto, del M5S che più volte ha sostenuto la necessità di rivedere la legge Gasparri, imporre un tetto alla raccolta pubblicitaria delle tv del Biscione e che ha promesso “guerra agli editori impuri” tra cui De Benedetti (Gedi -2,28%) e Caltagirone (invariato il titolo).    

Sale invece Telecom Italia +0,41%: l’offerta congiunta di F2i-Raiway sul 100% di Persidera, controllata al 70% da Tim e al 30% da Gedi non sarà rinnovata. E’ quanto hanno riferito venerdì a Reuters tre fonti vicine alla situazione. Secondo due delle fonti, non è previsto un rilancio anche a livello di importo. A questo punto la cessione slitterà e Tim ha già fatto confluire la sua quota in un Trust per rispettare la tempistica presa con le autorità Ue. C’è attesa per il cda su conti e piano industriale di domani. L’ad Genish dovrebbe delineare i termini per lo scorporo della rete che potrebbe essere quotata. Quanto ai conti del 2017, stando al consensus degli analisti, i ricavi di Tim sarebbero 19,8 miliardi (+3,9% su base annua) con un debito di 25,34 miliardi, in aumento di 220 milioni rispetto al 2016. 

Inwit  +4,3%, ha diffuso venerdì sera i dati del quarto trimestre. L’utile netto è salito del 43,8% anno su anno a 34,9 milioni di euro. Le indicazioni sul dividendo sono più alte del previsto. 

Tengono, come si è visto, i titoli di Stato. Ma perdono colpi le banche: le tesi italiane sull’Unione Bancaria e sul trattamento dei crediti deteriorati sono meno forti. A pagare il prezzo sono soprattutto le ex Popolari: Bper Banca -5,4%, Ubi Banca -3,5%, Banco Bpm -4,9%. Un po’ più forti (ma non troppo) i Big: Unicredit -1,6%, Intesa Sanpaolo -1,5%. Perdono colpi anche le assicurazioni: Generali  -1,53%, UnipolSai -1,6%. 

In terreno positivo Exor +0,9% grazie alla spinta al comparto delle riassicurazioni dopo che  Axa ha  acquisito XL Group. L’offerta annunciata stamattina è da 15 miliardi di dollari, con un premio del 33% rispetto ai prezzi di venerdì. A questo prezzo, la transazione avviene ad un multiplo molto alto. Price/Tangible Book Value a 2 volte che valorizza indirettamente la quota di casa Agnelli in Partner Re.  

Arretra Fiat Chrysler -0,5% alla vigilia dell’intervento di Sergio Marchionne al Salone di Ginevra. In grande evidenza Brembo+ 4%. Il produttore di sistemi frenanti ha chiuso il 2017 con un utile netto di 263,4 milioni di euro, in crescita del 9,5% e propone un dividendo di 0,22 euro per azione contro la cedola di 0,20 dello scorso anno. In forte ascesa anche la Juventus +4% dopo l’esito dell’ultimo turno di campionato.

Quotazioni del greggio in rialzo in direzione 65 dollari al barile nella tarda mattinata nonostante che l’Agenzia Internazionale dell’Energia abbia rivisto decisamente al rialzo la crescita della produzione Usa:17 milioni di barili giornalieri nel 2023, dai 13,2 milioni dell’anno scorso, 

Sul fronte dei petroliferi arretra Saipem -1,3% che conferma che domani pubblicherà i risultati del bilancio 2007. Ripubblicherà nel giro di tre settimane il bilancio del 2016, oggetto di obiezioni da parte della Consob. 

Avanza invece Tenaris +1,5%. Il produttore di tubi si avvantaggia dei dazi sull’acciaio che l’amministrazione Trump ha annunciato di voler imporre. Tra i migliori Leonardo +1,3%.  

Performance positiva anche per Moncler +1,4%. In un’intervista a La Stampa il primo socio, ed amministratore delegato, Remo Ruffini, dice che non venderà azioni. In forte ascesa anche la Juventus +4% dopo l’esito dell’ultimo turno di campionato. 

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