In mercati azionari per lo più in profondo rosso a causa dell’attacco degli Stati Uniti all’Iran, a beneficiarne sono i settori energetici che seguono il rialzo del prezzo di petrolio e gas.
Così, mentre l’indice paneuropeo Stoxx 600 è in calo dell’1,3%, il suo sottoindice dedicato a oil e gas è in rialzo del 2,18% Sono in netto rialzo i giganti europei dell’energia, come Shell (+2,5%), BP (+1,7%) e la francese TotalEnergies (+3,6%). A Piazza Affari Eni guadagna per esempio il 2,4%, mentre Italgas quasi il 2%.
I prezzi del petrolio e del gas, che hanno iniziato a salire fin dal weekend dopo l‘attacco degli Usa sull’Iran, continuano anche stamane in rialzo a causa dell’interruzione del trafficolo di petroliere nello Stretto di Hormuz e dei ripetuti attacchi a impianti nella zona e alla maggior raffineria dell’Arabia Saudita. In genere, attraverso lo Stretto navigano navi che trasportano petrolio pari a circa un quinto della domanda mondiale proveniente dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti, dall’Iraq, dall’Iran e dal Kuwait, insieme a petroliere che trasportano gasolio, carburante per aerei, benzina e altri prodotti.
I future sul gasolio Ice sono aumentati di oltre il 20%, il maggiore guadagno giornaliero da marzo 2022, mentre il petrolio greggio a Londra è stato scambiato con un rialzo di circa il 10%, vicino agli 80 dollari al barile, dopo aver toccato anche gli 82 dollari. Alcuni analisti non escludono una salita verso i 100 dollari.
Anche i nomi delle compagnie di navigazione si sono rafforzati, poiché le turbolenze nello stretto di Homuz fanno sperare in un aumento delle tariffe di trasporto. Maersk e Hapag-Lloyd guadagnano il 4,5% ciascuno.
In Nigeria riparte un blocco petrolifero fermo da 30 anni: Eni e Shell lo gestiranno
Nel frattempo la Nigeria ha annunciato la suddidivisione del blocco petrolifero OPL 245 in quattro nuove attività che saranno gestite da Eni e Shell, ha riportato una fonte di Reuters, L’OPL 245, una delle più grandi riserve in acque profonde della Nigeria, era rimasta inutilizzata per quasi tre decenni a causa di cause legali sovrapposte in più Paesi.
Il governo nigeriano aveva segnalato per anni la propria volontà di trovare una soluzione che aveva portato al blocco della produzione. Inizialmente assegnata nel 1998 alla Malabu, una società legata all’ex ministro del petrolio nigeriano Dan Etete, la licenza è stata successivamente venduta a Shell ed Eni.
I pubblici ministeri italiani hanno poi affermato che la maggior parte del prezzo di acquisto di 1,3 miliardi di dollari per la licenza dell’OPL 245 è stata dirottata verso politici e intermediari. I due colossi energetici europei e alcuni dei loro ex e attuali dirigenti, tra cui l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, sono stati processati in Italia, ma sono stati tutti assolti nel 2021, dopo aver negato ogni addebito.