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Borsa, gli effetti negativi della manovra

Piazza Affari cede a metà giornata lo 0,4% – Perdono titoli come Sia e Cir, ma anche le rinnovabili, per l’indecisione normativa sugli incentivi al settore – Recupera Atlantia, ora in territorio positivo, dopo essere stata una delle azioni affossate dalle novità della Finanziaria sui pedaggi autostradali – Bene Fiat che ha deciso di emettere un nuovo bond.

Borsa, gli effetti negativi della manovra

   Le Borse europee si muovono caute registrando performance miste: il Ftse Mib tratta in flessione dello 0,40% muovendosi in mattinata sul filo della parità, cosi come il Cac a Parigi (-34%), mentre leggermente positive Londra (+0,22%) e Francoforte (+0,24). Le incertezze sono influenzate dal rallentamento maggiore del previsto a giugno dell’attività nel settore manifatturiero e dei servizi nella zona Euro a causa del persistere della crisi dei debiti sovrani (stima finale dell’indice composito Pmi calcolato da Markit per Reuters).
   Ma a suggerire cautela sono anche i timori del raffreddamento dell’economia cinese (Moody’s ha tra l’altro diffuso oggi uno studio nel quale ha segnalato che le prospettive delle banche cinesi potrebbero diventare negative) e l’attesa sui dati sugli ordini alle industrie a maggio che arriveranno oggi nel pomeriggio dagli Stati Uniti (così come è attesa l’apertura di Wall Street che ieri è rimasta chiusa per l’Indipendence Day). L’euro si mantiene stabile a quota 1,4475. A Piazza Affari i maggiori ribassi riguardano Fondiaria Sai (-4,98%), Azimut (-2,11%), Ubi Banca (-2,01%), Popolare di Milano (-1,84%) e Telecom Italia (-1,31). In flessione in generale tutti i bancari: Il Banco Popolare (-0,12%), Intesa Sanpaolo (-0,53%) e Bpms (-0,94%), mentre Pier Francesco Gaetano Caltagirone continua il trading sul titolo e l’aumento di capitale si avvia alla chiusura l’8 luglio. Unicredit si muove invece in territorio positivo.

L’EFFETTO MANOVRA A PIAZZA AFFARI

 Soffrono poi i titoli investiti da alcune modifiche della manovra: Sias, Cir e le rinnovabili. Cir perde l’1,43% sulla scia della notizia all’inserimento nella manovra del Governo che consentirebbe alla Fininvest di non pagare i 750 milioni di euro al gruppo di De Benedetti come stabilito dalla sentenza di primo grado sul lodo Mondadori. La norma obbliga il giudice a sospendere il pagamento della sanzione nel caso di maxi condanne civili in primo grado e in appello, in entrambi i casi fino al grado di giudizio successivo. Enel Green Power perde l’1,12% per l’indecisione normativa sugli incentivi alle rinnovabili. Ma è una seduta pesante per tutto il settore: Eni perde lo 0,12%, Terna lo 0,50% e Acea lo 1,53 per cento. In rosso anche Edison (-0,73%) e A2A (- 0,74%) che sono in attesa dei consigli di sorveglianza e di gestione programmati per il 7 luglio che dovranno decidere del riassetto di Foro Bonaparte. Per quanto riguarda Enel, che perde l’1,17%, si è appreso che, tramite il braccio finanziario Enel Finance International, ha fissato i termini definitivi per l’emissione di un prestito obbligazionario suddiviso in due tranche per un ammontare complessivo di 1,75 mld euro. Sias (-0,83%) è penalizzata dalle norme per le società che gestiscono i pedaggi autostradali introdotte dalla manovra con cui il governo ha deciso di tagliare la quota deducibile degli ammortamenti finanziari sulle opere in concessione, comportando, di conseguenza, un aumento dell’imponibile annuo.

ATLANTIA RECUPERA

   Atlantia recupera con un rialzo dell’1,25% dopo essere stato uno dei titoli più affossati sempre per le novità della manovra legate ai pedaggi autostradali. Credit Suisse ha abbassato il giudizio sulla compagnia a “underperform” dal precedente “outperform” e il target price da 25 a 17 euro.

ARRIVA UN BOND STRUTTURATO DA FIAT

   A Piazza Affari i maggiori rialzi sono di Campari (+1,48%), Exor (+1,47%), Stm (+0,91%). Bene Fiat (+0,84%), che questa mattina ha dato mandato a un pool di banche per l’emissione di un bond strutturato in due tranche a 3 e 7 anni, e Seat (+3,73, dopo aver accelerato al rialzo fino a circa il 6%) che ha avviato le trattative con le banche per la ristrutturazione del debito.

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