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Borsa e Spread: dalle elezioni 300 miliardi andati in fumo

Dal giorno dell’insediamento del Governo Lega-M5s la Borsa ha perso il 13% del suo valore, il mercato delle obbligazioni ha perso oltre 17 miliardi, quello dei titoli di stato 35,6 – Specchio dell’incertezza e della scarsa fiducia sull’Italia è lo spread tra Btp e Bund che in meno di 8 mesi è salito da 131 a 302 punti base

Borsa e Spread: dalle elezioni 300 miliardi andati in fumo

Borsa a picco e spread alle stelle. Questo il riassunto di ciò che è accaduto negli ultimi mesi sul mercato italiano a causa dell’incertezza politica che sta dominando il nostro Paese. Se la fortuna di un Governo dovesse essere misurata solo ed esclusivamente in base al giudizio degli investitori, potremmo già dire che per l’esecutivo Lega-M5S in questi primi mesi a Palazzo Chigi non è arrivato il successo sperato.

Le percentuali d’altronde sono impietose. Dal giorno dell’insediamento del nuovo Governo Piazza Affari ha registrato perdite a doppia cifra mentre il divario tra i titoli decennali italiani e tedeschi è più che raddoppiato, segno di come la fiducia nei confronti dell’Italia a livello nazionale e internazionale si sia ridotta giorno dopo giorno.

La Fondazione David Hume ha calcolato quanto ci è costata (virtualmente parlando, ovviamente) l’incertezza politico – finanziaria nata dopo il 4 marzo. Ebbene, tenendo conto della variazione della capitalizzazione del mercato azionario italiano (limitatamente alle società quotate), della variazione del valore dei titoli di Stato detenuti da individui e operatori residenti in Italia (al netto di quelli detenuti dalla Banca d’Italia) e del deprezzamento dei titoli di debito del mercato obbligazionario italiano dal 28 febbraio al 19 ottobre sono stati bruciati 198 miliardi (oltre il 10% del Pil) di cui 107 solo dall’insediamento del Governo.

ELEZIONI E GOVERNO MANDANO A PICCO PIAZZA AFFARI

Prendendo in considerazione la sola performance del FTSE MIB dallo scorso 28 febbraio, e dunque dalla settimana che ha preceduto le elezioni del 4 marzo, il listino principale di Piazza Affari ha perso il 16,1% del suo valore. Dal 31 maggio, giorno dell’insediamento dell’Esecutivo, a oggi invece il ribasso ammonta al 12,94%. In meno di 5 mesi dunque, la Borsa ha quasi azzerato i guadagni del 2017, anno in cui la Milano ha conquistato il primo gradino del podio tra i listini Ue, salendo del 13,6%.

Per comprendere meglio quanto sia stato “pesante” il ribasso sono utili anche le cifre fornite dalla Fondazione Davide Hume secondo cui dal 28 febbraio al 19 ottobre il valore di mercato della Borsa di Milano si è ridotto di ben 67,6 miliardi di euro che diventano 54 dal 31 maggio.

A pagare il prezzo maggiore di questo andamento sono stati i titoli bancari che in soli sei mesi hanno bruciato complessivamente il 35,8% del loro valore. A subire le perdite più alte sono state Banco Bpm (-46,1%) e Mps (-45,1%), seguite dalle due big del settore: -37,8% per Unicredit, -37,1% per Intesa Sanpaolo.

OBBLIGAZIONI E TITOLI DI STATO: SI IMPENNA IL RISCHIO ITALIA

Il quadro non migliora se si analizzano gli andamenti di obbligazioni e titoli di Stato. Anche in questo caso, è possibile utilizzare due orizzonti temporali di riferimento. Secondo i calcoli della Fondazione David Hume, dal 28 febbraio al 19 ottobre i titoli di debito del mercato obbligazionario italiano si sono deprezzati di 41,9 miliardi, mentre i titoli di Stato detenuti da individui e operatori residenti in Italia (al netto di quelli detenuti dalla Banca d’Italia) hanno perso 88,5 miliardi. La tendenza al ribasso è confermata anche dal giorno dell’insediamento del Governo Lega-M5s. Dal 31 maggio ad oggi entrambi i mercati hanno perso rispettivamente 17,2 e 35,6 miliardi di euro.

Specchio dei dati appena forniti è l’andamento dello spread, con il divario tra il decennale italiano e il corrispondente tedesco che si è più che raddoppiato in soli 8 mesi. Lo scorso 28 febbraio il differenziale tra Btp e Bund era fermo a 131 punti base. Con l’incertezza post-elettorale lo spread si è via via ampliato fino a toccare quota 253 punti base nel giorno della formazione del Governo guidato da Giuseppe Conte (31 maggio). A peggiorare la situazione sono poi arrivate le polemiche sulla manovra con il braccio di ferro tra Italia e Ue e la probabile bocciatura in arrivo da parte di Bruxelles a causa del mancato rispetto del patto di stabilità europeo. Il risultato è che il 22 ottobre, lo spread è arrivato a quota 302 (dopo aver toccato un massimo di 324 il 18 ottobre), con un rialzo dal 28 febbraio che in termini percentuali supera il 130%.

BORSA, BOND E TITOLI DI STATO: ECCO QUANTO ABBIAMO BRUCIATO

Come detto, raggruppando i tre mercati dal periodo pre-elezioni al 19 ottobre, sono stati bruciati 198 miliardi di euro. La cifra, spiega la Fondazione David Hume, non tiene conto dei titoli di Stato detenuti da Bankitalia e dagli investitori esteri. Inserendo nel calcolo anche questi due parametri, le perdite complessive si impennano infatti a quota 304,7 miliardi di euro.

“Le perdite calcolate sono ovviamente virtuali, e potrebbero essere riassorbite, o tramutarsi in guadagni, ove la situazione economica e le valutazioni dei mercati nei prossimi mesi o anni dovessero evolvere positivamente”, sottolinea la Fondazione.

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