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Bologna, Renzi inaugura nuovo stabilimento Philip Morris

Oggi a Crespellano (Bologna), viene posata la prima pietra del nuovo stabilimento del gruppo americano, alla presenza del presidente del Consiglio – Lo slogan del progetto è “poco fumo e molto arrosto”: la fabbrica infatti produrrà 30 miliardi di copie della sigaretta del futuro, quella che non brucia e non fa male.

Bologna, Renzi inaugura nuovo stabilimento Philip Morris

Poco fumo e molto arrosto: è il progetto Philip Morris a Crespellano (Bologna) che, a partire da oggi, diventa realtà. Verrà posata infatti fra poche ore, almeno in modo simbolico, alla presenza del presidente del consiglio Matteo Renzi, la prima pietra di uno stabilimento per la sigaretta del futuro, quella che non brucia e non fa male. Una “bionda” che in 30 miliardi di copie partirà dal capoluogo emiliano per raggiungere tutto il mondo, un volume pari al 6% del consumo di tabacco nell’area UE. L’evento, dal significativo titolo “il futuro è oggi”; è di quelli che meritano la massima attenzione, perché Bologna, o meglio la località di Crespellano, è stata scelta dalla multinazionale come sede produttiva mondiale.

Questo significa un investimento per 500 milioni di euro, lavoro per 600 persone e uno stabilimento avveniristico di 65mila metriquadri che dovrebbe essere completato entro il 2015. L’appuntamento suscita ovviamente anche l’interesse dei sindacati, soprattutto in questo momento di contrapposizione con il governo per l’articolo 18. Dopo aver incontrato Eugenio Sidoli, ai vertici della Philip Morris in Italia, e aver plaudito all’iniziativa, i confederati, o meglio la Fiom, oggi aspetterà Renzi per riservargli un’accoglienza meno incoraggiante.



Al di là del braccio di ferro politico sul lavoro, è certo però che la Philip Morris ha scelto l’Italia e Bologna nonostante tutto, perché in questo territorio ha trovato le competenze e le professionalità che le sono necessarie, quasi un distretto del tabacco. A Zola Predosa, poco distante da Crespellano infatti c’è la Intertaba, azienda nata nel ’63 e già parte del gruppo Philip Morris, focalizzata sulla produzione di filtri di sigaretta complessi e sulla collaborazione con la divisione ricerca e sviluppo del gruppo (R&D).

Qui lavorano 400 persone e il colosso ha deciso di realizzare i primi prototipi di “Iqos”, questa particolare sigaretta targata Malboro che contiene vero tabacco, il quale viene surriscaldato e poi respirato senza fumo o combustione di carta. Insomma palato e polmoni potrebbero trovare nella boccata il giusto compromesso, grazie a una sorta di aerosol di nicotina senza catrame. A fine mese in Italia e in Giappone i fumatori potranno cominciare ad assaporare la novità, ma la vera produzione partirà solo nel 2016. Il primo passo però è compiuto e non è piccolo, considerando che l’insediamento porterà un indotto notevole anche nel già ricco settore del packaging, dove svettano GD (gruppo Coesia) e Gima (gruppo Ima), professionisti ad alto livello delle macchine per impacchettare le sigarette cui gli americani possono spiegare le loro esigenze, visto che la confezione della nuova nata di casa Morris avrà caratteristiche particolari.

L’appuntamento di oggi dovrebbe fornire dettagli anche sul piano industriale. La sede dell’incontro è proprio Intertaba dove i vertici della multinazionale spiegheranno i loro progetti, mentre successivamente condurranno gli ospiti in una visita guidata all’interno del sito produttivo pilota. Ma già si registrano i primi commenti. Per il presidente di Unindustria Bologna Alberto Vacchi quello di Crespellano “è un investimento destinato a rivoluzionare la storia industriale della nostra città e della Regione. Mi auguro che l’impegno di Philip Morris possa essere d’esempio per altre realtà industriali”. Per i sindacati si tratta di “una boccata di ossigeno”. Per Sidoli “un passo fondamentale per il nostro successo”. 

Si ricorda che Philip Morris è una realtà da 80 miliardi di dollari di fatturato l’anno, 91mila dipendenti, 53 stabilimenti mondo e una presenza in 180 paesi. Impressionante la mole di investimenti in ricerca, soprattutto per individuare un prodotto meno dannoso per la salute: circa due miliardi di dollari, 15 anni di lavori e il coinvolgimento di oltre 300 ricercatori.

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