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Bce: “Da guerra in Iran forte impatto sui mercati, inflazione su al 3,1%”. Panetta avverte: “A rischio la stabilità finanziaria”

Nell’ultimo bollettino mensile la Bce prevede che la guerra ridurrà la crescita del Pil mondiale dello 0,4%. Il Governatore di Bankitalia lancia l’allarme sulle ripercussioni del conflitto: “Sta già provocando interruzioni senza precedenti nelle catene di fornitura energetica globale”

Bce: “Da guerra in Iran forte impatto sui mercati, inflazione su al 3,1%”. Panetta avverte: “A rischio la stabilità finanziaria”

 “La guerra in Medio Oriente ha avuto un forte impatto sui mercati finanziari mondiali“. Lo sottolineano gli esperti della Bce nel bollettino mensile in cui rilevano come dalla riunione di politica monetaria del Consiglio direttivo del 5 febbraio 2026 le condizioni finanziarie complessive hanno registrato un inasprimento. “I mercati azionari hanno registrato una flessione e i tassi di interesse di mercato nell’area dell’euro, specialmente quelli a breve termine, sono aumentati considerevolmente”.

Bce: inflazione in rialzo al 3,1% del secondo trimestre 

Ma la guerra esplosa lo scorso 28 febbraio non ha avuto effetti solo sui mercati. Il rialzo dei prezzi dei beni energetici causato dalla guerra in Medio Oriente spingerà l’inflazione “al di sopra del 2% nel breve periodo”, con un brusco rialzo al 3,1% nel secondo trimestre del 2026, cui farebbe seguito un calo al 2,8% nel terzo trimestre a seguito della flessione delle quotazioni delle materie prime energetiche implicita nei prezzi dei contratti future. 

 “I rischi per le prospettive di inflazione sono orientati al rialzo, soprattutto nel breve termine”, scrive la Bce, che avverte: “il protrarsi della guerra in Medio Oriente potrebbe comportare un rincaro dei beni energetici più accentuato e duraturo di quanto atteso attualmente, spingendo a un ulteriore rialzo l’inflazione dell’area dell’euro”. Gli esperti di Francoforte sottolineano come “tale aumento potrebbe risultare più marcato e persistente se le aspettative di inflazione e la crescita salariale aumentassero di riflesso, se l’incremento dei prezzi dei beni energetici dovesse trasmettersi all’inflazione al netto della componente energetica in misura maggiore di quanto ipotizzato nello scenario di base, oppure se il conflitto provocasse turbative piu’ generalizzate delle catene di approvvigionamento mondiali”. 

Bce: “Guerra ridurrà Pil mondiale dello 0,4% nei prossimi 2 annI”

 “Si stima che il conflitto ridurrà la crescita del Pil mondiale in termini reali di 0,4 punti percentuali nei prossimi due anni, riflettendo la traiettoria attesa per i prezzi delle materie prime energetiche”, rilevano gli esperti Bce nel bollettino mensile in cui si sottolinea come l’impatto della guerra in Iran “ha compensato gli effetti di trascinamento positivi derivanti dalla crescita superiore alle attese alla fine del 2025 e dal moderato impulso fornito dal calo dei dazi statunitensi”. Le proiezioni – si legge nel bollettino – indicano che l’aumento del pil mondiale in termini reali scenderà dal 3,6% nel 2025 al 3,3% nel 2026, per poi mantenersi stabile, in modo sostanzialmente invariato rispetto alle proiezioni precedenti”.  

“I rischi per le prospettive di crescita sono orientati al ribasso, soprattutto nel breve termine. La guerra in Medio Oriente rappresenta un rischio al ribasso per l’economia dell’area dell’euro, inasprendo un contesto politico mondiale gia’ mutevole”, continua Francoforte, evidenziando come “il protrarsi del conflitto potrebbe far aumentare ulteriormente i prezzi dei beni energetici per un periodo più lungo rispetto alle attese correnti, oltre che pesare sul clima di fiducia.

L’effetto dazi: esportazioni

“I dazi statunitensi, il passato apprezzamento dell’euro e la debolezza della domanda a livello mondiale continuano a esercitare un freno sulle esportazioni dell’area dell’euro“, si legge nel Bollettino Bce, in cui si sottolinea come nel quarto trimestre 2025 le esportazioni totali dell’area dell’euro sono diminuite dello 0,4%, principalmente a causa del calo moderato delle esportazioni dei beni, pari allo 0,9%, rispetto al trimestre precedente. “Ciò riflette un’inversione dell’impennata delle esportazioni farmaceutiche dall’Irlanda agli Stati Uniti, osservata a settembre dello scorso anno. Sono diminuite anche le esportazioni verso la Cina, in un contesto di pressioni concorrenziali nel mercato di questo Paese. La guerra in Medio Oriente rischia di causare turbative agli scambi commerciali e ai flussi petroliferi, con potenziali ulteriori ripercussioni negative sull’interscambio dell’area dell’euro”.

Panetta: “Tensioni energetiche preoccupano per ripercussioni sulla stabilità finanziaria”

Anche dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, arriva un chiaro avvertimento: “Le tensioni sui mercati energetici preoccupano non solo per l’impatto immediato su inflazione e crescita, ma anche per le possibili ripercussioni sulla stabilità finanziaria. In presenza di volatilità e incertezza elevate, le fragilità preesistenti potrebbero trasformarsi in canali di amplificazione degli shock”, ha detto Panetta nel suo intervento alla sedicesima Conferenza annuale Banca d’Italia e Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, parlando delle attuali tensioni geopolitiche, in particolare del conflitto in Iran.

“Il conflitto in corso sta già provocando interruzioni senza precedenti nelle catene di fornitura energetica globale – ha aggiunto il governatore – La sua estensione ai paesi del Golfo ha costretto alcuni di essi a sospendere l’estrazione di idrocarburi, con effetti immediati e potenzialmente persistenti sui mercati internazionali. Anche ipotizzando una rapida cessazione delle ostilità, il ritorno alla normalità produttiva sarebbe lento”. “Ai tempi tecnici necessari per il ripristino della capacità estrattiva si aggiungerebbero – ha spiegato Panetta – quelli per la riattivazione dell’intera filiera energetica”.

Tra tanti avvertimenti arriva però qualche rassicurazione: “Devo dire che nonostante il dispiacere che abbiamo nel vedere aumentare gli spread, dobbiamo tener conto del fatto che se avessimo affrontato questo stesso shock con condizioni di finanza pubblica peggiori come quelle che avevamo qualche anno fa, l’impatto sarebbe stato molto più rilevante. Noi siamo finora stati riparati dalla percezione che vi è sui mercati che le condizioni di finanza pubblica italiana sono migliorate. Questa è una condizione importante da tenere a mente anche per il futuro”, ha sottolineato il governatore della Banca d’Italia.

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