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Bandi scritti in burocratese? Un’app li “traduce”

In Italia ogni anno moltissime aziende non accedono a fondi e agevolazioni cui avrebbero pieno diritto, perché non ne sono a conoscenza o si perdono nel tortuoso iter per ottenerli. Una startup bresciana le aiuta a 360 gradi

Bandi scritti in burocratese? Un’app li “traduce”

Ogni anno in Italia vengono distribuiti più di 3,2 miliardi di euro di contributi ed agevolazioni ad aziende, il 90% dei quali prevede almeno una parte di sussidi a fondo perduto, e per il resto finanziamenti a tasso zero, trattandosi di bandi pubblici. Questi soldi però sono solo la punta dell’iceberg di un sistema che spesso non viene sfruttato come potrebbe: il 40% di questi 3,2 miliardi non arriva poi nelle casse delle imprese richiedenti, a causa di cavilli burocratici, per non parlare di un altro 20% di fondi (circa 800 milioni) per i quali non arrivano nemmeno richieste. Perché? Perché le imprese non sono a conoscenza di bandi, o fanno fatica a interpretarne i requisiti, o ancora perché anche una volta inviata la domanda vengono ostacolate da ulteriori richieste da parte degli enti emittenti. Un vero peccato, se si pensa che analizzando i bilanci delle imprese 8 volte su 10 vengono rilevati costi ed investimenti (già sostenuti) che possono essere spesati, in tutto o in parte, attraverso incentivi e contributi che risultano disponibili al momento. E se si pensa che adesso arriveranno anche i soldi, tanti, del PNRR, che verranno immessi nell’economia e che sarebbe bene intercettare.

Ad aiutare le imprese in tutto questo percorso ad ostacoli c’è una startup, Agevolando, fondata a Brescia da Francesca Bontempi, amministratore delegato di R-Impresa e con una lunga esperienza nel campo della finanza agevolata: “L’algoritmo setaccia i bandi in tutti i Paesi, emessi da enti a tutti i livelli: i ministeri, le Regioni, i Comuni, le Camere di Commercio, l’Unione europea. I fondi sono di tagli sui 5.000, 20.000 o 50.000, ma ne vengono istituiti a decine durante l’anno, e solitamente la stessa azienda ha i requisiti per ottenerne più di uno”. La tecnologia aiuta a reperire i contributi, ma il vero valore aggiunto lo dà il lavoro delle persone, che carica i bandi sulla piattaforma “traducendolo” dal linguaggio spesso complicato e contorto della burocrazia: “Ogni mattina alle 7 i nostri clienti ricevono una email con tutti i bandi disponibili, che il nostro team guidato da un avvocato sintetizza in una ventina di righe, semplificando la comprensione da parte delle imprese”. Un lavoraccio che però porta ad una scrematura preziosissima, visto che di solito un bando è scritto su decine di pagine e che i termini per iscriversi sono molto ristretti: “Spesso – spiega Bontempi – bisogna fare tutto in pochi giorni e capita che le aziende non abbiano nemmeno lo SPID, la PEC o la firma digitale”.

Per questo Agevolando offre anche una consulenza specifica, per le imprese che scelgono di farsi accompagnare fino alla fine, fino all’incasso effettivo dei soldi. Un servizio in più che viene chiesto e pagato a parte: l’abbonamento annuale alla piattaforma costa di base 297 euro, ma quando oltre a segnalare il bando Agevolando si occupa anche di compilare la richiesta e di assistere il cliente in tutte le fasi legali e burocratiche successive, allora viene riconosciuta anche una commissione sui fondi erogati. Ad Agevolando può iscriversi chiunque: Pmi, startup, professionisti, artigiani, e sebbene la piattaforma sia stata creata solo un anno fa, non mancano già le case history che rendono l’idea del potenziale talvolta inespresso delle agevolazioni pubbliche. Giusto per fare un paio di esempi: un barbiere della provincia di Brescia ha già vinto 5 bandi in 8 mesi, “ricevendo più soldi a fondo perduto di quanto sia il suo stesso fatturato. Questo gli ha permesso di assumere e di ristrutturare il locale”. Oppure un’azienda bergamasca attiva nella plastica ecologica ha incassato 800.000 euro (di cui 320.000 a fondo perduto) messi a bando da Sace Simest per l’internazionalizzazione: “Questa impresa aveva già una parte dell’attività all’estero, e così ha potuto svilupparsi su quel mercato”.

Non ci sono però soltanto aziende del Nord, anzi: “Noi – confessa Bontempi – lavoriamo in tutta Italia e anzi di solito sono proprio le imprese del Nord ad essere più restie a chiedere contributi”. Anche per questo motivo al Nord – dove ci sono più partite Iva – vengono solitamente erogati meno finanziamenti pubblici che al Centro-Sud, dove invece la cultura della sovvenzione è più radicata e difficilmente i beneficiari si lasciano sfuggire l’occasione. “Nel Lazio abbiamo un caso rilevante recente: una società operante nel settore della rivendita sanitari ha ottenuto dopo la nostra segnalazione 20.650 euro dalla Regione Lazio, di cui 17.000 a fondo perduto, per la digitalizzazione dell’azienda”.

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