Archiviate Unicredit e la conseguente passivity rule, Banco Bpm vuole tornare protagonista del risiko bancario nazionale. E stavolta da predatore e non da preda. Due i progetti allo studio. Da un lato le nozze con Crédit Agricole Italia e un possibile accordo con la Banque Verte sul modello Pirelli volto ad arginare il golden power del governo, tenendo fuori dall’affare il gioiello Anima. Dall’altro un nuovo dossier sulla Banca di Asti, di cui l’ex popolare milanese detiene già il 9,9% del capitale.
Banco Bpm e il modello Pirelli per le nozze con Crédit Agricole Italia
Partiamo dall’affare più grosso. Senza troppa pubblicità Banco Bpm e Crédit Agricole starebbero lavorando sottotraccia con i loro advisor allo scopo di trovare un accordo che non scontenti nessuna delle due e che possa allo stesso tempo ottenere il via libera del governo. L’avvertimento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è infatti arrivato a destinazione. Poche settimane fa, il numero uno del Mef aveva detto di non avere “obiezioni politiche” sull’operazione, aggiungendo però: “io ho una legge che devo far rispettare. Come l’ho fatta rispettare agli altri la farò rispettare per loro, c’è una legge e vale per tutti”. Un riferimento alla governance del Banco e soprattutto ad Anima che tutti sul mercato avevano colto chiaramente.
Ebbene, la soluzione per evitare i poteri speciale sarebbe stata trovata. Secondo La Stampa Piazza Meda e Crédit Agricole si sarebbero ispirati al “modello Pirelli” che vede i cinesi di Sinochem primi azionisti del gruppo, senza controllo strategico ed operativo. Replicando questa impostazione sul Banco, i francesi salirebbero a ridosso del 30% della banca milanese, lasciando però tutti i poteri all’amministratore delegato Giuseppe Castagna e “accontentandosi” di aumentare masse e ritorni senza mettere bocca sulla governance.
Come si risolverebbe il nodo Anima
Banco Bpm, da parte sua, comprerebbe dalla Banque Verte il suo 76% di Crédit Agricole Italia. Valore dell’operazione: 4,2 miliardi di euro. Una cifra che Piazza Meda dovrebbe racimolare. Come? Due miliardi arriverebbero dal capitale in eccesso, un’altro dal conferimento a Parigi del 39% nella joint venture Agos Ducato. L’ultimo miliardo necessario arriverebbe da azioni proprie. Rimarrebbe dunque fuori dal perimetro dell’operazione Anima, di cui Banco Bpm ha comprato il 90% lo scorso inverno e che il Governo considera una merce da tutelare in nome degli “interessi nazionali”. Salva la governance e salva Anima, l’esecutivo italiano non avrebbe dunque più nulla da ridire.
Banco Bpm si muove sulla Banca di Asti
Nel frattempo Piazza Meda si muove anche su un altro fronte: secondo MF-Milano Finanza, il Banco nei giorni scorsi ha presentato una manifestazione di interesse per una quota della Cassa di Risparmio di Asti, di cui detiene già il 9,9%. Giuseppe Castagna vorrebbe infatti garantirsi una quota di controllo, acquisendo una partecipazione dalla Fondazione Asti che da mesi valuta un’aggregazione della partecipata con un altro soggetto bancario, per far confluire l’istituto in un gruppo più grande. Il motivo è presto detto: il protocollo Acri-Mef impone all’ente di ridurre la sua quota che varrebbe circa 174 milioni di euro.
Indiscrezioni di mercato parlano inoltre di un possibile interesse della banca guidata da Giuseppe Castagna per Banco Desio e Banca Popolare di Puglia e Basilicata, che con Asti condividono la distribuzione dei prodotti Anima.