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Banche, 23mila prepensionamenti e meno filiali: il piano di ristrutturazione va avanti

Quando il piano di ristrutturazione verrà completato, nel settore bancario ci saranno 70mila dipendenti in meno, mentre continua a scendere il numero degli sportelli: dai 57,1 ogni 100mila abitanti del 2008 ai 51 del 2014 – Sindacati:”Riformare il sistema bancario e renderlo più prossimo agli interessi del Paese” – Accordo in Unicredit

Banche, 23mila prepensionamenti e meno filiali: il piano di ristrutturazione va avanti

Il piano di ristrutturazione delle banche va avanti. Non solo fusioni e rimborsi, ma anche tagli al personale e chiusura delle filiali in eccesso. Il Presidente del Consiglio è stato chiaro: nonostante gli sforzi compiuti nel corso degli anni i bancari continuano ad essere troppi,

Dal 2000 al 2015, per ovviare alla situazione, sono stati attivati 48mila prepensionamenti ed entro il 2020 dovrebbero uscire di scena altri 23mila dipendenti. Nel complesso, quando il piano sarà completato, ci saranno 70mila bancari in meno.

Prosegue nel frattempo anche la diminuzione degli sportelli avviata nel 2008. Rispetto al picco di 57,1 sportelli ogni 100mila abitanti toccato sei anni fa (la media europea ammonta a 41,9) nel 2014 siamo scesi a 51 per 100mila abitanti. La riduzione si è resa possibile grazie al parallelo sviluppo dell’home banking e, nell’ultimo periodo, dall’esplosione del mobile banking.

In base all’ultima Relazione pubblicata dalla Banca d’Italia l’occupazione nel settore bancario è scesa del 2,3%, mentre gli sportelli, secondo i dati della Bce, sono diminuiti nel 2014 a 30.723 unità, mille in meno del 2013, tremila in meno del 2010. I dipendenti sono scesi invece sotto le 300mila unità nell’ambito di una fase di ristrutturazione delle reti che, come sottolinea uno studio Cetif, vede una percentuale di chiusura delle filiali al 3,58% a fronte di un tasso medio di apertura che si ferma allo 0,48%.

In questo contesto, occorre evidenziare anche l’accordo raggiunto oggi tra sindacati e Unicredit, in base al quale verranno posti in essere una serie di opzioni di uscita profilate in base all’anzianità, “cui poter far aderire – secondo quanto si legge nel comunicato Uilca – il personale interessato su base esclusivamente volontaria compresa l’attivazione del Fondo di solidarietà per 36 mesi e la possibilità di demansionamento per gli appartenenti alle fasce inferiori di retribuzione”. Evitati dunque i licenziamenti collettivi per i 470 dirigenti in esubero che potranno optare per uscite volontarie e incentivate. 

In totale, gli esuberi sono distribuiti in maniera equa tra i principali istituti: dalle 5740 uscite in Unicredit, 4.500 riconversioni professionali in Intesa Sanpaolo, 8.000 uscite totali in Mps previste entro il 2018.

Come da attese, il piano non sembra avere attualmente l’appoggio dei sindacati. In un comunicato congiunto firmato Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Sinfub, Ugl Credito, Uilca e Unisin, le associazioni evidenziano i tanti passi compiuti per «, e si stupiscono del fatto che Renzi «si compiaccia nell’annunciare che 300.000 posti di lavoro dovranno diminuire e comunque essere di peggiore qualità rispetto al passato».

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