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Austria: Hypo Alpe Adria può diventare il nuovo incubo del debito europeo? Banche tedesche allarmate

Il governo austriaco ha deciso di non finanziare ulteriormente la Heta, bad bank della banca Hypo Alpe Adria. Le banche tedesche lanciano l’allarme

Le banche tedesche hanno lanciato l’allarme che la decisione dell’Austria di ritirare il suo supporto ai bond della bad bank Heta di Hypo Alpe Adria può aprire la strada a una raffica di azioni legali da parte di hedge fund come quelle che hanno tenuto l’Argentina in tribunale per anni.

Il governo austriaco ha deciso di non finanziare ulteriormente almeno per ora la Heta lo scorso 1° marzo, dicendo che non avrebbe più utilizzato il denaro dei contribuenti per finanziare la bad bank. La mossa ha lasciato in mezzo al guado i proprietari di 10,2 miliardi di euro di debito di Heta che è garantito dalla piccola regione della Carinzia, mentre il governo austriaco rifiuta di continuare a sostenerlo.

“L’Austria ha messo con leggerezza le garanzie statali in discussione”, ha detto a muso duro Michael Kemmer, il direttore generale dell’Associazione delle banche tedesche, il gruppo industriale conosciuto con il suo acronimo tedesco BdB. E il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble si è recato la settimana scorsa a Vienna a discutere ufficialmente di questioni europee ma in realtà dell’affaire Hypo Alpe Adria che vede pesantemente coinvolte le banche tedesche.

Ma andiamo con ordine. C’è un allarme bancario che arriva dal cuore dell’Eurozona, dalla piccola repubblica alpina dell’Austria, e più in particolare dalla ancora più piccola regione della Carinzia. Un episodio da non trascurare per i suoi possibili effetti domino. Tutto è cominciato quando il ministro delle finanze, Hans Jörg Schelling, in accordo con il premier socialdemocratico, Werner Faynmann, si è rifiutato si sostenere ancora una volta la bad bank Heta appartenente all’istituto Hypo Alpe Adria. Il governo centrale, dopo aver pagato ben 5 miliardi di euro, ha detto basta. I contribuenti austriaci hanno già dato, ora tocca a chi ha investito i soldi nell’ex banca di Joerg Haider, il politico di estrema destra che fu governatore proprio della Carinzia e fece decollare la banca anche nei Balcani con operazioni molto rischiose. Haider è poi deceduto in seguito ad un incidente d’auto, avvenuto di notte nell’ottobre 2008, nella zona di Klangenfurt.  

La banca della Carinzia avrebbe fatto emergere una perdita da 7,6 miliardi di euro, facendo scattare il “bail in” come previsto dalle nuove regole europee. Vienna si difende affermando che non fa altro che anticipare le regole europee, che dovrebbero entrare in vigore nel 2016, così la perdita peserà non solo sulla banca e sugli azionisti, ma anche sui creditori. Prima gli obbligazionisti junior, poi i senior e poi i correntisti con l’unica eccezione di quelli garantiti sotto i 100mila euro. Alcune stime parlano di perdite pari al 40% del capitale investito. Una bella botta anche per investitori dalle spalle robuste. Tra queste ci potrebbero essere banche tedesche coinvolte che infatti minacciano già di proporre ricorsi. Ma gli investitori coinvolti nelle perdite potrebbero essere molti di più.

Dexia, l’istituto franco-belga, che pare sia tra le vittime eccellenti della crisi finanziaria, ha comunicato il 6 marzo scorso dopo la chiusura delle Borse che detiene 395 milioni di euro di bond della defunta austriaca Hypo Alpe-Adria-Bank International, avvertendo che potrebbe essere costretta ad accantonare riserve per cautelarsi da probabili perdite. L’annuncio è arrivato dopo pochi giorni che le autorità di Vienna hanno dichiarato che imporranno perdite agli obbligazionisti di Hypo Alpe, anche a quanti sono coperti da garanzie da parte del governo regionale della Carinzia. Dexia, ancora controllata al 94% da Parigi e Bruxelles, ha sottolineato che l’ammontare degli accantonamenti sarà “determinato sulla base dei futuri sviluppi della vicenda”.

La Hypo Alpe Adria nel frattempo, dopo la cessione alla Bers, la banca per lo sviluppo e la ricostruzione dell’Est Europa con sede a Londra, per 200 milioni di euro delle filiali nei Balcani, ha cessato di essere una banca con sportelli. Quindi stiamo parlando della bad bank, chiamata Heta, della Hypo Alpe Adria il cui debito a questo punto ricade tutto sulla piccola Carinzia. Jeremy Warner, giornalista finanziario del quotidiano britannico Telegraph ha sparato a zero: «Hypo manderà in bancarotta la Carinzia, una mini-Grecia che va a finire male nel cuore dell’Europa».

http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/jeremy-warner/11455671/Austria-is-fast-becoming-Europes-latest-debt-nightmare.html

L’articolo ovviamente ha fatto molto rumore nell’ovattato mondo finanziario di Vienna che è un centro bancario di prima grandezza per l’Europa dell’Est. La mossa a sorpresa del ministro delle Finanze austriaco ha provocato il dowgrading di quattro livelli del rating della Carinzia. L’agenzia di rating Moody’s ha declassato il 6 marzo scorso il debito della Carinzia da A2 a Baa3, con outlook negativo. Ora la Carinzia, con 2,2 miliardi di euro di budget annuo, e appena 560 mila abitanti, si trova a garantire da sola 11 miliardi di debiti di Hypo Alpe Adria o, meglio, la bad bank Heta. Mission impossible, ovviamente.  

I governatori di altri Land sono sul sentiero di guerra per gli effetti domino che la decisione del Governo potrebbe avere sulle altre Hypo Alpe Adria regionali, alcune delle quali non navigano in acque tranquille. I governatori stanno cercando di far fare marcia indietro al Governo centrale, ma per ora senza successo. Il governo di coalizione a Vienna sta predisponendo una manovra finanziaria da 6 miliardi di euro per rilanciare i consumi e l’economia in frenata. Ovviamente o si finanzia la manovra o si danno le garanzie alla bad bank della Hypo Alpe Adria. Per ora Vienna pare aver scelto la popolarità dei contribuenti che un difesa ad oltranza degli investitori, alcuni dei quali pare siano hedge fund.

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