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Atlantia si appella alla Ue: il governo vuole Aspi sottocosto

l Financial Times rivela che la holding proprietaria di Autostrade ha scritto a Bruxelles. I Benetton accusano il governo italiano di violazione dei contratti e di spingere per una vendita a Cdp a prezzi inferiori a quelli di mercato – L’escalation della controversia spinge il titolo al rialzo in Borsa – A fine mese il redde rationem: ecco cosa può succedere

Atlantia si appella alla Ue: il governo vuole Aspi sottocosto

Il braccio di ferro tra i Benetton, soci di riferimento di Atlantia (+0,75% in Borsa), ed il governo italiano è approdato all’Unione Europea. Il Financial Times rivela stamane che la holding che detiene l’intero capitale di Autostrade per l’Italia, ha accusato il Governo italiano di aver violato il diritto comunitario invocando l’intervento di Bruxelles per sventare, recita l’accusa, il tentativo di obbligare la società a svendere la quota di maggioranza in Aspi ad un valore ridotto con un danno sensibile non solo per Edizione, la capofila del gruppo di Treviso ma a tutti i soci di Atlantia, compresi alcuni grandi investitori internazionali, tra cui il fondo sovrano di Singapore. La sfida assume così un significativo valore internazionale: Bruxelles rischia di trovarsi alle prese con un precedente molto delicato alla vigilia di una stagione in cui l’Unione Europea vuol fare concorrenza agli Usa per attrarre i capitali dei fondi. 

Ma, d’altro canto, nel governo italiano sembra prevalere la linea dura, niente compromesso o sconti di varia natura rispetto alla lettera del Milleproroghe che consentirebbe al Governo di “ridurre drasticamente” il risarcimento dovuto alla società in caso di risoluzione del contratto e di modificare il meccanismo tariffario. Una strada che, facile previsione, porta dritta ai tribunali con una sola certezza: i tempi biblici per avere un verdetto. A meno che, sotto la pressione dei costi insostenibili si un aumento dei tassi imposti dal downgrade del debito, Atlantia non ceda alle sollecitazioni a cedere la propria quota a Cdp e ad altri partners graditi come il fondo F2i. È il sospetto dei vertici del gruppo Benetton che non esclude, in via di principio, una cessione. Ma l’Opa, passaggio obbligato per legge, non può non tener conto dell’effettivo valore della partecipazione: 14-15 miliardi pre-Ponte Morandi, non più di 10-11 alla luce del Milleproroghe. 



Ma non è il caso di anticipare le prossime puntate di una partita che, a questo punto, va al di là della contesa miliardaria. Nella lettera di Atlantia al vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis, la società chiede ufficialmente a Bruxelles di prendere l’iniziativa con le autorità italiane per affrontare la violazione del diritto della UE. In parallelo, però, resta aperta la ricerca di una soluzione negoziale, utile anzi necessaria per impedire il collasso delle autostrade, di cui si sono visti i primi esempi con le code chilometriche domenicali in Liguria. Si è parlato di un taglio delle tariffe del 5% fino al termine della concessione o, come chiede la società, per i prossimi cinque anni. Ma i tempi stringono. A fine mese scadono i termini per ricorrere contro il Milleproroghe, un atto dovuto, dicono in Aspi, per evitare le contestazioni dei soci, italiani e non.  

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