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Armani, il testamento stilistico di re Giorgio

Nel Cortile di Brera, la sfilata-omaggio a Giorgio Armani ha celebrato i 50 anni della maison con morbidezze eleganti e ospiti internazionali. L’omaggio di Richard Gere e Lauren Hutton: gli indimenticabili “Julian e Michelle” di “American Gigolò” erano seduti vicini, entrambi in smoking firmato Armani, nero per lui e bianco burro per lei

Armani, il testamento stilistico di re Giorgio

Se il lascito notarile di Giorgio Armani per molti versi è apparso come un rompicapo, il testamento stilistico che ieri sera ha sfilato nel Cortile d’onore del Palazzo di Brera, sede dell’Accademia e della Pinacoteca, è stato invece di estrema chiarezza, riproponendo tutti i codici dell’eleganza Armani: i tagli che accompagnano il corpo, le morbidezze che si muovono, le lunghezze che non puniscono, e i colori che il mondo associa alla sua moda, dal grigio perla al “greige”, dal bianco al tortora e alle tante sfumature di azzurro polvere e petrolio.

È come se lo stilista, scomparso il 4 settembre scorso all’età di 91 anni, per la sua ultima collezione – quella della prossima primavera estate – avesse voluto ricordare il posto che la sua moda occupa ormai in modo indelebile nell’ immaginario di tutti: le sue giacche restano inconfondibili per quel taglio che sembra facile, per quella nonchalance che appare spontanea mentre invece tutto è studiatissimo, dalla fluidità degli abiti da sera alla comodità dei completi maschili impeccabili e sensuali, come quelli che Richard Gere indossava in American Gigolo.

L’omaggio di Richard Gere e Lauren Hutton

E ieri sera lui c’era, e c’era anche Lauren Hutton: gli indimenticabili bellissimi Julian e Michelle del film del 1980 erano seduti vicini, entrambi in smoking firmato Armani, per lui nero e per lei bianco burro. Prima della sfilata, Gere ha raccontato che quando il regista Paul Schrader gli disse che avrebbe indossato un guardaroba disegnato da un certo italiano di nome Armani, rimase perplesso, per lui era uno sconosciuto, ma quando poi si provò gli abiti ne fu conquistato e in quei panni disinvolti e seducenti diventò il personaggio che sappiamo.

L’appuntamento fastoso che ha chiuso la Milano Fashion Week, era stato programmato e preparato dallo stesso Armani per celebrare i 50 anni della sua azienda: doveva essere una festa, è stata la sua commossa celebrazione. E anche la fine di un’epoca della moda.

Armani, una sfilata memorabile

Settecento ospiti, uomini in smoking ed eleganti signore pazientemente in coda in via Brera,
mentre una grande folla era trattenuta oltre le transenne, in attesa dei personaggi. Molti infatti quelli dello spettacolo, anche Cate Blanchett, Glenn Close, Samuel L.Jackson, Spike Lee, Giuseppe Tornatore, Valeria Golino, Margherita Buy, poi gli stilisti Dries Van Noten, Paul Smith, Dean e Dan Caten del marchio Dsquared2, la campionessa di nuoto Federica Pellegrini. Sono arrivate la senatrice Liliana Segre e Laura Mattarella, figlia del Presidente della Repubblica. C’era tutto il giornalismo d’antan e quello più giovane, direttrici di periodici femminili che possono dire di aver descritto gli esordi di Giorgio Armani, le conduttrici televisive Lilli Gruber e Mirta Merlino potenti editor internazionali, compresa la famosa ex direttrice di Vogue Usa, Anna Wintour inusitatamente tutta di bianco vestita.

Il cortile rettangolare era una distesa di lanterne, le stesse che avevano illuminato la camera ardente nell’ Armani/Teatro, un particolare che ha colpito tutti. In un angolo, il piano suonato dal maestro Ludovico Einaudi e, al centro della corte d’onore, la grande statua bronzea riproduzione dell’opera del Canova dedicata a Napoleone, rappresentato nudo come “Marte pacificatore”, un altro elemento imponente in un evento imponente. Tutt’intorno, sotto il doppio ordine di loggiato, gli ospiti seduti e lo spazio per la sfilata dei 127 capi da donna e da uomo, indossati anche dalle non più giovanissime ma storiche modelle di Armani, tra queste Nadege e Agnese: a quest’ultima il compito di chiudere la passerella con un lungo abito blu Cina interamente ricamato di cristalli che, nel loro cangiante luccichio, facevano intravvedere il volto dello stilista scomparso, come era stato ritratto dal fotografo Bob Krueger.

Finita la sfilata, sono usciti in scena Leo dell’Orco, amico del cuore di Giorgio, suo braccio destro, già responsabile della linea uomo e ormai anche perno della complessa eredità, e Silvana Armani, nipote dello stilista (figlia del fratello Sergio scomparso da tempo) e a capo della linea donna. I due sono comparsi con esitazione, tenendosi per mano quasi a farsi forza: il pubblico si è alzato in piedi per applaudirli con affetto, ma nell’aria è rimasta a lungo una tristezza trattenuta e tanti interrogativi sul futuro del gruppo Armani. Poi, dopo la “cena a passeggio”, così definita sull’invito – cioè con mini porzioni offerte in giro sui vassoi dei camerieri – tutti a vedere la mostra di capi d’archivio, allestita nelle sale della Pinacoteca, tra i massimi capolavori dell’arte, e in quelle della Biblioteca Braidense, con lo sfondo dei suoi preziosi volumi.

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