È partita oggi una nuova ondata di licenziamenti in Amazon, la più vasta degli ultimi anni. Dopo le indiscrezioni iniziali, che parlavano di 30mila posti in meno, il gruppo ha precisato che i tagli interesseranno 14mila dipendenti della divisione Corporate, pari a circa il 4% del personale corporate.
La conferma è arrivata da Beth Galetti, Senior Vice President of People Experience and Technology, attraverso un post ufficiale sul blog aziendale che riporta la lettera inviata ai lavoratori questa mattina. Alla base della decisione c’è la volontà di adattare la struttura aziendale alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale, diventata ormai il fulcro delle strategie del gruppo di Seattle.
“Questa generazione di intelligenza artificiale è la tecnologia più rivoluzionaria che abbiamo visto dai tempi di Internet”, scrive Galetti. “Sta consentendo alle aziende di innovare molto più velocemente che mai, in segmenti di mercato esistenti e completamente nuovi. Siamo convinti di dover essere organizzati in modo più snello, con meno livelli e più responsabilità, per muoverci più rapidamente per i nostri clienti e per il nostro business”.
Una svolta importante per il gigante fondato da Jeff Bezos, che chiude la stagione dell’espansione post-Covid e apre quella dell’efficienza, guidata dall’intelligenza artificiale. L’annuncio che era stato anticipato dai media, arriva a poche ore dalla pubblicazione dei conti trimestrali. Durante la pandemia Amazon aveva assunto a ritmi frenetici per reggere l’esplosione dell’e-commerce globale. Oggi la domanda si è normalizzata e l’intelligenza artificiale è diventata il nuovo motore strategico. Il gruppo di Seattle cerca di ricalibrare la propria struttura per tagliare i costi e aumentare la produttività.
La strategia di Jassy: meno burocrazia, più IA
La scure era nell’aria da mesi. A giugno Andy Jassy, amministratore delegato dal 2021, aveva avvertito i dipendenti che “l’intelligenza artificiale avrebbe ridotto la necessità di personale in diverse aree”.
Negli ultimi mesi Jassy ha introdotto una serie di riforme interne per “snellire la burocrazia” e ha persino lanciato una linea anonima per segnalare inefficienze. L’obiettivo è quello di tagliare livelli manageriali intermedi e automatizzare sempre più processi. Secondo fonti interne citate da Fortune, fino al 15% del personale HR potrebbe essere coinvolto nei tagli.
Nel suo post, Galetti ha spiegato che Amazon offrirà 90 giorni di tempo ai lavoratori coinvolti per cercare una nuova collocazione interna, con priorità nei processi di reclutamento. Per chi non troverà una posizione alternativa, l’azienda ha previsto indennità di buonuscita, servizi di ricollocamento e coperture sanitarie.
Una mossa che cerca di stemperare l’impatto sociale della ristrutturazione, anche se la portata resta significativa: si tratta comunque del taglio più consistente dalla fine del 2022, quando Amazon eliminò 27mila posti in piena fase di “post-pandemic correction”.
Le aree più colpite: HR, logistica, cloud e dispositivi
I tagli non si limitano a un singolo settore. Saranno colpite divisioni chiave come People Experience & Technology (risorse umane), logistica, servizi cloud, dispositivi e gaming. Alcune fonti interne parlano di riorganizzazioni anche nei reparti di pubblicità e operations.
La misura coinvolge principalmente personale corporate, ma secondo il New York Times la seconda fase dei licenziamenti, prevista per l’inizio del 2026, potrebbe estendersi anche ai magazzini, fino a toccare 160mila posti di lavoro complessivi entro il 2027.
Effetto AI: il lavoro umano sotto pressione
L’intelligenza artificiale è la grande variabile. Amazon sta introducendo sistemi di AI generativa e agenti autonomi in grado di sostituire intere catene di mansioni amministrative e operative. Inoltre, l’azienda ha annunciato l’arrivo dei robot tattili, macchine capaci di manipolare oggetti con destrezza quasi umana, che dovrebbero automatizzare fino al 75% delle operazioni logistiche.
Un processo che promette miliardi di dollari di risparmi annuali, ma anche una drastica riduzione della forza lavoro. “È difficile sapere dove tutto questo ci porterà, ma nei prossimi anni prevediamo una riduzione complessiva della forza lavoro aziendale“, ha scritto Jassy in un memo interno.
Tutti i giganti tech riducono gli organici
Amazon non è sola. L’ondata di tagli segue una tendenza ormai diffusa tra i grandi nomi della Silicon Valley. Negli ultimi tre anni Microsoft, Meta e Alphabet (Google) hanno licenziato complessivamente decine di migliaia di dipendenti, invertendo la rotta delle assunzioni eccessive del biennio 2020-2021.
La pandemia aveva gonfiato la domanda e spinto a espandere organici e infrastrutture in modo aggressivo. Ma con la fine dell’emergenza sanitaria e l’avanzata dell’automazione, quella crescita si è rivelata insostenibile.
E mentre l’azienda tace sui dettagli, il mercato reagisce positivamente. Ieri, alla vigilia dell’annuncio, le azioni Amazon sono salite dell’1,2%, in attesa della pubblicazione dei risultati trimestrali prevista per la fine della settimana.
Ultimo aggiornamento ore 14,05