Se n’è andato sabato scorso, a 83 anni, Maurizio Sella, figura centrale della finanza italiana e per oltre sessant’anni anima del gruppo fondato dai suoi antenati a Biella. Fu anche presidente dell’Abi per quattro mandati. La notizia della scomparsa, dovuta a una malattia rapidamente aggravatasi, è stata diffusa domenica dal Gruppo Sella. I funerali si terranno martedì alle 10.30 nel Duomo di Biella.
Dallo sportello alla guida del gruppo
Entrato in banca nel 1966, lo stesso anno della laurea in Economia a Torino, Sella iniziò la carriera allo sportello senza favoritismi sotto la guida del padre Ernesto e dello zio Giorgio. Nel 1974, a soli 32 anni, diventò amministratore delegato e direttore generale, completando tutte le tappe di un percorso che lo porterà ai vertici del gruppo per oltre mezzo secolo. Nel 2000 assume la presidenza di Banca Sella Holding, ruolo mantenuto fino al maggio 2025.
Sella amava ricordare di aver “respirato fin dalla nascita valori come intraprendenza, senso del dovere, onestà e amore per il cliente che ci dà il pane”. Quell’impostazione lo spinse molto presto verso l’innovazione: già nel 1971 fu lui a volere un nuovo centro elettronico per migliorare l’efficienza della banca, anticipando un’evoluzione che farà di Banca Sella uno degli operatori più tecnologici del Paese.
Un cognome che è una dinastia
La storia dei Sella si intreccia con quella dell’Italia unita. Il fondatore della banca, Gaudenzio Sella, è nipote di Quintino Sella, il ministro delle Finanze che salvò i conti dello Stato postunitario. Da quel ramo familiare nasce nel 1886 una banca di provincia, destinata grazie a Maurizio Sella a diventare un gruppo moderno, articolato e tecnologicamente avanzato, pur mantenendo un’indipendenza rara nel panorama delle aggregazioni bancarie.
Oggi il Gruppo Sella conta 1,5 milioni di clienti, 6.700 dipendenti, un utile netto di 132,2 milioni nei primi nove mesi del 2025 e società come Hype, uno dei nomi più noti della finanza digitale italiana. L’attuale amministratore delegato è il figlio Pietro, mentre l’altro figlio, Federico, è a capo del private banking.
Il ruolo nelle istituzioni: l’epoca dell’Abi e l’Europa
Tra il 1998 e il 2006 Sella ha presieduto l’Associazione bancaria italiana per quattro mandati consecutivi, guidando il settore negli anni delle privatizzazioni, dell’introduzione dell’euro e della fine della “foresta pietrificata”. È sotto la sua presidenza che viene definito il contratto unico dei dipendenti bancari delle spa e popolari.
A livello europeo ha presieduto la Federazione Bancaria Europea dal 1998 al 2004 e partecipato al Sepa Council e all’Euro Retail Payments Board della BCE. Ha guidato anche Aidaf, Assonime, la Fondazione Cavour e l’Istituto Luigi Einaudi.
Per le sue qualità imprenditoriali è nominato Cavaliere del Lavoro nel 1991 e Cavaliere di Gran Croce nel 2018. Dal 2019 presiede la Federazione nazionale dei Cavalieri del Lavoro.
Il ricordo: “Un grande italiano”
Dai familiari alle istituzioni, il tributo è unanime. Il figlio Pietro parla di un uomo che ha dedicato “fino all’ultimo momento, anche in giorni di sofferenza fisica, ogni singolo istante all’azienda e alla famiglia”, lasciando un’”eredità morale fatta di fiducia, determinazione e lavoro per il futuro”.
“Le sue doti culturali, etiche, professionali e innovative” ha sottolineato il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. Il ministro Gilberto Pichetto ricorda “un amico vero”. Per il ministro Zangrillo, la scomparsa priva l’Italia “di un uomo che ha lasciato un’impronta profonda nel mondo bancario e produttivo”.
Dietro il banchiere, anche un uomo di montagna, appassionato sciatore (rinunciò perfino a una possibile carriera agonistica pur di continuare gli studi), legato alle sue radici e alla tradizione familiare ma capace di visione internazionale e tecnologia d’avanguardia.
Il motto che amava ripetere riassume la sua filosofia: “moralità è longevità”.
Con Maurizio Sella scompare uno degli ultimi grandi banchieri “di famiglia”, ma resta il simbolo di una finanza che ha saputo coniugare tradizione e innovazione, autonomia e apertura, radici territoriali e orizzonte europeo.