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ABìCinema: S come la sceneggiatura del cinema

Chi è il vero autore, a chi attribuire la paternità del prodotto cinematografico?

ABìCinema: S come la sceneggiatura del cinema

Senz’altro un film è il risultato di un lavoro complesso dove tutte le figure professionali concorrono alla realizzazione del risultato finale. Ma c’è un punto di inizio imprescindibile, senza il quale difficile immaginare che l’opera possa prendere forma: la sceneggiatura. Tecnicamente viene definita come la base fondamentale (il testo) dalla quale inizia la lavorazione del film. Si tratta di una traccia scritta su due colonne (cosiddetta all’italiana) o per master scenes (sul modello americano) dove vengono indicati dettagliatamente tutti gli elementi che verranno poi ripresi dalle cinepresa. Spesso poi avviene che la s. venga manipolata, aggiustata al momento, rivista e corretta dal regista che ne assume, in alcuni casi, la paternità artistica. Infatti, difficilmente leggerete di un lavoro cinematografico “una sceneggiatuta di …” mentre è consolidato scrivere “con la regia di …”. Questo è un problema tutt’ora molto dibattuto se la s. debba essere “blindata” oppure suscettibile di variazioni in corso d’opera, determinate anche al momento specifico dell’inizio della ripresa o della specifica sequenza. Può succedere, infatti, che in un determinato momento o contesto, vuoi per le caratteristiche degli attori oppure per particolari condizioni (ad es. climatiche)  sia necessario operare scostamenti significativi dalla s. iniziale. Necessario sottolineare che la s. è la fase di sviluppo successiva all’idea, al soggetto iniziale di una proposta filmica.

Riportiamo dalla Treccani (a cura di Giuliana Muscio): “Nella s. si stabiliscono in dettaglio le inquadrature e i dialoghi, dividendo l’azione in scene che vengono numerate progressivamente. Ogni inquadratura reca una sorta di titolo con l’indicazione del luogo in cui si svolge l’azione, la specificazione tecnica se si tratti di ‘interno’ o ‘esterno’ (rilevante per la scelta della pellicola e delle attrezzature) e del momento della giornata in cui si svolge l’azione, come giorno, notte, alba (importante per le luci). In epoca classica, a partire dal muto e all’incirca fino agli inizi degli anni Ottanta, la s. comprendeva anche le indicazioni tecniche sui campi, piani e movimenti di macchina, con le abbreviazioni allora in uso: PPP per primissimo piano, CLL per campo lunghissimo e così via. A questa sintetica indicazione seguiva una descrizione di ambienti e azioni, e l’eventuale dialogo”.

La scenografia è un altro elemento fondamentale nella realizzazione di un film. Si tratta della parte che definisce compiutamente la sua collocazione, il contesto, entro il quale si svolgono le azioni previste dalla sceneggiatura. Nei casi di pellicole basate su rievocazioni storiche, la s. diventa il tratto distintivo della stessa pellicola. Si distingue per s. interna o esterna a seconda se lo sfondo entro il quale avvengono le riprese viene ricostruito in studio oppure si utilizza lo spazio reale.

Per quanto riguarda i registi, questa lettera dell’alfabeto ci propone nomi importanti. Tra gli italiani, Ettore Scola: a lui si devono tanti capolavori del cinema italiano, a partire dai fondamentali della commedia all’italiana. Inizia come sceneggiatore con Il conte Max, I mostri, Il sorpasso e con la macchina da presa con Se permette parliamo di donne del 1964. Da allora prosegue sempre con grandi successi, tutti fondati su una forte attenzione ai temi e problemi della società italiana:ricordiamo Brutti, sporchi e cattivi del 1976,  Una giornata particolare (forse il suo capolavoro) del 1977 e La famiglia dell’87.

Martin Scorzese entra nella storia del cinema con Taxi Driver, Palma d’Oro a Cannes del 1976 con Robert De Niro. Da ricordare Fuori orario dell’85 e Quei bravi ragazzi del 1990. Ridley Scottesordisce con I duellanti nel ’76 e dimostra subito le sue capacità. Il grande successo arriva presto con Alien del ’79 e poi con BladeRunner del 1982 (pietra miliare del genere fantascientifico “moderno”). Da ricordare Thelma &Louise del ’91 e Il silenzio degli innocenti del 2001.

Di John Richard Schlesinger è doveroso ricordare uno dei pochi film che hanno ricevuto tre premi Oscar: Un uomo da marciapiede del 1969. Seguono Domenica, maledetta domenica del ’71 e infine Il maratoneta del ’76. Ancora tre grandi registi americani: Don Siegel (Ispettore Challagan, il caso Scorpio è tuo del ’72 e Fuga da Alcatraz del ’79); Steven Spielberg meriterebbe un capitolo a parte per Duel del ’71, la fortunata serie di Indiana Jones, e il pluripremiato con sette Oscar Schindler’s list del ’93; infine Oliver Stone, dopo un fortunato esordio alla sceneggiatura (Fuga di mezzanotte, Scarface di Brian De Palma) arriva alla mdpe al successo internazionale con Wall Street dell’87, nel ’94 con Natural born killer e il colossal Alexander del 2005 (memorabile l’uso di migliaia di comparse).

Doveroso ricordare uno tra i più grandi attori italiani: Alberto Sordi. Nei primi anni ’50 si impone con titoli indelebili:  Federico Fellini lo propone come protagonista in Lo sceicco bianco e poi I vitelloni per poi arrivare al successo di Un americano a Romadel 1954. Seguiranno anni di continui successi con i più importanti registi italiani con i quali rappresentato il meglio e il peggio delle caratteristiche morali degli italiani.

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