E’ durata “l’espace d’un matin”, come scriveva il poeta francese Francois de Malherbe, la promessa del Governo di rispettare le regole del mercato e di mantenersi neutrale di fronte al risiko bancario. Non appena la città e la provincia di Siena hanno manifestato il loro malumore di fronte all’Opas di Intesa Sanpaolo, lanciata con la collaborazione di Unipol sul Monte dei Paschi, i riflessi pavloviani del Governo o, per dirla in modo più chiaro, gli interessi elettorali del centrodestra sono riaffiorati prepotentemente. E l’effetto dell’intervista della premier Giorgia Meloni a “Milano Finanza“, curiosamente sostenuta dal Pd, ha trovato ieri nella contromossa dell’Ad di Mps, Luigi Lovaglio, la sua piena applicazione. “Spero che le dinamiche di mercato – aveva sostenuto la premier – possano portare a un sistema ancora più solido e competitivo, capace di generare benefici per le famiglie e le imprese. E che Mps non finisca smembrata, perdendo il suo nome e la sua identità”.
Un intervento quello della premier che sembrava accademico ma che, al contrario, è valso – come ai tempi della scalata senese a Mediobanca – a tirare la volata a Lovaglio che non ha perso l’occasione per contrapporsi all’Opas di Intesa Sanpaolo e soprattutto a Unipol che dovrebbe incamerare metà delle filiali del gruppo senese pur conservando il nome Monte dei Paschi. Ma il futuro del Monte non può essere affrontato in chiave localistica. Giulio Cesare diceva che preferiva essere il primo in Gallia che il secondo a Roma ma, oggigiorno, è meglio essere i primi a Siena o diventare parte attiva del primo campione bancario italiano e di un grande gruppo europeo? Meglio il terzo polo bancario o il primo?
Attenzione soprattutto a guardare il dito senza vedere la luna: vogliamo fingere di dimenticarci che il punto d’arrivo del risiko in corso è la messa in sicurezza o meno delle Generali, che è il vero gioiello della finanza italiana e il custode di buon a parte del debito pubblico? Qual è, allora, il modo migliore per difendere l’indipendenza del Leone di Trieste? Questo è il punto.
Tocca al mercato, e in primo luogo ai soci di Mps in assemblea straordinaria, decidere se preferire l’offerta di Carlo Messina di Intesa Sanpaolo o quella di Luigi Lovaglio ma la neutralità promessa dal Governo resta una dolce chimera. Il lupo perde il pelo ma non vizio.
