La moda entra ufficialmente nel mercato delle aste come bene da collezione contemporaneo. Christie’s ha annunciato una delle operazioni più interessanti della stagione: un’asta online dedicata ai costumi e agli accessori di The Devil Wears Prada 2, il nuovo film di 20th Century Studios, che si svolgerà dal 1 al 15 settembre 2026. L’intero ricavato sosterrà il Committee to Protect Journalists (CPJ) e il Council of Fashion Designers of America (CFDA), due istituzioni impegnate rispettivamente nella tutela della libertà di stampa e nella formazione della nuova creatività americana. L’iniziativa rappresenta molto più di una vendita memorabilia: è un esempio di come il lusso, il cinema e l’economia della cultura possano convergere in un modello di filantropia ad alto valore simbolico, trasformando oggetti di scena in asset culturali destinati a un collezionismo internazionale.
Dall’oggetto di scena all’oggetto da collezione
A guidare il progetto è stata Meryl Streep, che aveva già promosso un’analoga asta benefica dopo il primo film del 2006. Questa nuova edizione riunisce capi realmente indossati sul set da Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, Simone Ashley e Lady Gaga, oltre ad alcuni prototipi e pezzi unici firmati dalle più importanti maison del lusso.
Tra i lotti più attesi figurano:
- il Niki Dress di Gabriela Hearst indossato da Anne Hathaway, proposto con la celebre macchia presente nel film;
- la giacca con nappine di Dries Van Noten indossata da Miranda Priestly durante una riunione di Runway;
- i look Dolce & Gabbana della sfilata Primavera/Estate 2026 ambientata a Milano;
- l’abito piumato Bad Binch TongTong creato da Terrence Zhou e indossato da Lady Gaga nel videoclip RUNWAY;
- il celebre Bone Cuff di Elsa Peretti, portato da Emily Blunt, con un valore retail di circa 107.000 dollari;
- un prototipo delle iconiche décolleté Valentino Garavani Rockstud rosse, identiche a quelle indossate da Meryl Streep nel trailer e autografate dall’attrice.
Le stime economiche sono volutamente accessibili per molti lotti: le scarpe Valentino, ad esempio, partiranno da 500–1.000 dollari, scelta che amplia la platea dei potenziali offerenti e rafforza la dimensione partecipativa dell’asta.
Un nuovo modello economico per il lusso
Per Christie’s l’operazione intercetta una tendenza ormai consolidata: il passaggio del collezionismo dal semplice possesso di beni di lusso alla ricerca di oggetti con una narrazione culturale. Il valore non deriva soltanto dalla firma di Valentino, Dior o Schiaparelli, ma dalla loro appartenenza a un’opera cinematografica diventata fenomeno generazionale. Il mercato definisce questi beni screen-used collectibles, una categoria che negli ultimi anni ha registrato una crescita significativa grazie all’intersezione tra moda, entertainment e collezionismo. Gli archivi delle grandi maison diventano così patrimonio economico, mentre il costume cinematografico acquisisce la stessa dignità collezionistica di un’opera di design.
New York Fashion Week come piattaforma filantropica
L’asta online sarà accompagnata da una mostra pubblica gratuita presso Christie’s New York, dal 8 al 13 settembre, e culminerà il 10 settembre con una serata benefica durante la New York Fashion Week. In quell’occasione verranno battuti non solo capi esclusivi, ma anche esperienze di lusso ispirate al film, con Rachel Koffsky Parker, responsabile internazionale del dipartimento Handbags di Christie’s, nel ruolo di banditrice. L’evento conferma come le settimane della moda stiano evolvendo da semplici appuntamenti commerciali a piattaforme capaci di generare raccolta fondi, diplomazia culturale e visibilità internazionale per cause sociali.
Moda e giornalismo, un’alleanza non casuale
La scelta dei beneficiari rivela anche il messaggio del film. The Devil Wears Prada 2 torna infatti a raccontare il rapporto tra editoria e industria della moda, due settori oggi attraversati da profonde trasformazioni economiche. «La necessità di difendere la libertà di stampa non è mai stata così urgente», ha dichiarato Jodie Ginsberg, CEO del Committee to Protect Journalists, sottolineando come l’iniziativa avrà un impatto concreto nel sostegno ai giornalisti che operano in contesti di rischio. Parallelamente, il CFDA destinerà parte dei proventi al CFDA/Vogue Fashion Fund, il programma che finanzia e accompagna i designer emergenti statunitensi.
Il valore dell’immaginario
Dal punto di vista economico, questa vendita dimostra una verità sempre più evidente: nell’industria del lusso il bene materiale vale quanto la sua storia. Un abito macchiato, una giacca indossata in una scena memorabile o un paio di scarpe firmate e autografate diventano strumenti di investimento emotivo prima ancora che finanziario. È la nuova economia dell’immaginario: un mercato in cui cinema, moda e cultura costruiscono valore attraverso la memoria collettiva, trasformando il costume in patrimonio e il collezionista nel custode di un frammento di storia contemporanea.
L’asta di Christie’s dedicata a The Devil Wears Prada 2 racconta un cambiamento più profondo del semplice successo di un film. Ci ricorda che il lusso contemporaneo non si limita più a produrre oggetti preziosi: produce immaginari, e proprio questi immaginari diventano valore economico. Un paio di décolleté, un abito con una macchia di scena o una giacca indossata da un personaggio iconico acquistano rilevanza non per il loro costo di produzione, ma per la storia che incarnano. Il bene materiale diventa il supporto di una narrazione condivisa, di un’emozione collettiva e di un’identità culturale. È qui che nasce una nuova economia, nella quale il capitale più raro non è la materia, bensì il significato. Il lusso del XXI secolo si sposta così dalla proprietà all’appartenenza: non si acquista soltanto un oggetto, ma la possibilità di entrare a far parte di un racconto. Cinema, moda, arte e collezionismo convergono in un ecosistema in cui il valore è generato dalla memoria, dalla desiderabilità simbolica e dalla capacità di trasformare un’esperienza estetica in patrimonio culturale. Più che un mercato del lusso, stiamo assistendo alla nascita di un’economia dell’immaginario, dove il vero bene rifugio è ciò che riesce a diventare icona.
In copertina: Un paio identico di décolleté Rockstud rosse a quelle indossate da Meryl Streep nel trailer del film, firmate Valentino Garavani.
