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Borse 18 agosto sotto pressione per le vendite dei bond che mandano alle stelle i rendimenti, per l’ascesa del petrolio e per la netta caduta dei chip

I rendimenti dei T-Bond spiazzano Wall Street con il decennale al 4,74% e il ventennale al 5,33%. Ma la bufera dei bond investe anche l’Europa. In ascesa il petrolio e in calo oro e argento. Lo scivolone dei semiconduttori completa il quadro con forti perdite al Nasdaq e il nuovo crollo di Stm (-7,57%)a Piazza Affari

Borse 18 agosto sotto pressione per le vendite dei bond che mandano alle stelle i rendimenti, per l’ascesa del petrolio e per la netta caduta dei chip

Le Borse europee chiudono in deciso calo una seduta dominata dalle vendite sui titoli di Stato, dal nuovo rialzo del petrolio e dalla brusca correzione del comparto tecnologico. La debolezza si è accentuata nel pomeriggio con l’apertura negativa di Wall Street, dove il Nasdaq paga soprattutto i realizzi sui titoli legati all’intelligenza artificiale e ai semiconduttori. Il nodo principale arriva però dal mercato obbligazionario. I rendimenti dei Treasury statunitensi si sono spinti nuovamente su livelli che non si vedevano da quasi vent’anni, riaccendendo i timori sulla sostenibilità dei conti pubblici americani, sull’inflazione e sulla possibilità che i tassi restino elevati più a lungo del previsto. Le vendite non hanno risparmiato l’Europa, con un rialzo generalizzato dei rendimenti sovrani che ha aumentato la pressione sui listini azionari.

A rendere il quadro ancora più fragile sono le tensioni in Medio Oriente. Il confronto tra Stati Uniti e Iran non ha prodotto progressi significativi dopo la fine della tregua e lo Stretto di Hormuz resta al centro delle preoccupazioni degli investitori. Una nave cargo battente bandiera liberiana è stata colpita al largo dell’Oman, mentre da Teheran sono arrivate nuove minacce contro le imbarcazioni in transito.

Il petrolio ha reagito tornando a salire. Il Wti si è portato sopra gli 85 dollari al barile nel corso della seduta, mentre il Brent ha nuovamente superato quota 90 dollari. Un movimento che alimenta i timori per una nuova fiammata dell’inflazione proprio mentre le banche centrali stanno valutando le prossime mosse sui tassi.

Bond sotto pressione, rendimenti in forte rialzo tra Usa ed Europa

La tensione più evidente della giornata si è concentrata sul mercato obbligazionario. Negli Stati Uniti il rendimento del Treasury a 30 anni si è spinto fino al 5,32%, sui livelli più elevati dal 2007, mentre il decennale ha raggiunto circa il 4,74%. In rialzo anche le scadenze più brevi, con il biennale sopra il 4,2%.

Le vendite hanno interessato contemporaneamente diversi mercati sovrani. In Germania i rendimenti dei Bund trentennali sono saliti sui massimi dal 2011, quelli francesi sulle scadenze lunghe hanno toccato livelli che non si vedevano dal 2008 e anche il mercato britannico è rimasto sotto pressione.

In Italia lo spread tra Btp e Bund chiude a 83 punti base, in aumento rispetto alla seduta precedente. Il rendimento del decennale italiano sale al 4,09%, mentre quello del Bund tedesco si porta al 3,26%.

Ad alimentare le tensioni anche le parole del capo economista della Bce Philip Lane, secondo cui un’inflazione al 3% resta molto elevata rispetto all’obiettivo del 2% dell’Eurotower. Le dichiarazioni hanno rafforzato l’idea che Francoforte possa mantenere un’impostazione restrittiva e valutare nuovi interventi sui tassi se le pressioni sui prezzi dovessero persistere.

Dagli Stati Uniti, intanto, la produzione industriale di luglio è aumentata dello 0,2% su base mensile, leggermente meno del +0,3% atteso dal mercato, mentre la manifattura è cresciuta dello 0,2%.

Europa chiude in rosso, Milano salva quota 53 mila

Il deterioramento del mercato obbligazionario e la debolezza di Wall Street hanno progressivamente appesantito le Borse europee nel corso del pomeriggio.

A Piazza Affari il Ftse Mib chiude in calo dell’1,06% a 53.019 punti, riuscendo comunque a difendere di misura la soglia dei 53 mila punti. Male anche Francoforte, -0,89%, mentre Parigi perde lo 0,82%, Amsterdam lo 0,67% e Madrid lo 0,26%. Londra si distingue dal resto del Vecchio Continente e termina praticamente invariata, con un progresso dello 0,07%.

A Wall Street, al momento della chiusura europea, il quadro resta negativo. Il Nasdaq 100 perde l’1,63%, il Nasdaq Composite l’1,23% e l’S&P 500 lo 0,58%, mentre il Dow Jones limita il calo allo 0,24%. A pesare soprattutto sono i titoli tecnologici e i finanziari più sensibili all’aumento dei rendimenti. Giù anche Meta, -2,63%, dopo l’avvio del processo ai suoi danni per la tutela dei minori.

Stm crolla del 7,57%, vendite su Prysmian e sul comparto chip

La giornata più difficile è quella dei semiconduttori, travolti da una nuova ondata di vendite mentre tornano in primo piano i dubbi sulle valutazioni raggiunte dalle società legate all’intelligenza artificiale e sulla sostenibilità dell’enorme ciclo di investimenti nel settore.

A Piazza Affari Stm precipita del 7,57% a 45,33 euro, peggior titolo del Ftse Mib. Ma tutti i titoli principali del settore crollano in tutta Europa: Asml perde il 4,95%, Soitec oltre il 12%, Aixtron più dell’8% e Infineon circa il 7%. Sul listino milanese forti vendite anche per Prysmian, -4,88%, Buzzi 3,35%, Avio 3,25% e Fineco il 3,13%.

Sul fronte opposto, Nexi guadagna l’1,97% e chiude in testa al Ftse Mib. Bene anche Snam, in rialzo dell’1,26%, ed Eni, che avanza dello 0,95% grazie al nuovo rafforzamento del greggio. Positivi A2A e Terna, mentre Enel termina poco sopra la parità. Il rialzo del petrolio sostiene tutto il comparto energetico europeo, con acquisti anche su Bp, TotalEnergies e Shell.


Praticamente invariata Intesa Sanpaolo, che chiude in calo dello 0,06%. Secondo un documento depositato alla Sec, a fine giugno la banca deteneva 5,66 milioni di azioni SpaceX (-2,19%), per un valore complessivo di circa 966 milioni di dollari, pari a circa un terzo del portafoglio azionario statunitense dell’istituto. Dopo la flessione del titolo rispetto alle quotazioni di fine giugno, il valore della partecipazione sarebbe sceso a circa 809 milioni di dollari.

Petrolio sopra quota 90, oro e argento arretrano

Sul mercato delle materie prime torna protagonista il greggio. Il fallimento dei tentativi diplomatici tra Washington e Teheran e i nuovi episodi nello Stretto di Hormuz rafforzano il timore che la circolazione delle navi possa restare limitata ancora a lungo. Nel corso della giornata il Brent torna sopra i 90 dollari al barile, mentre il Wti si spinge oltre gli 85 dollari prima di ridurre parte del rialzo. Anche il gas europeo resta sostenuto, con le quotazioni di Amsterdam sopra i 63 euro per megawattora.

Si muovono invece in direzione opposta i metalli preziosi. L’oro perde terreno e scende in area 4.370 dollari l’oncia, interrompendo il recupero delle sedute precedenti, mentre anche l’argento subisce vendite. Sul valutario il cambio euro-dollaro resta sostanzialmente stabile intorno a 1,16, mentre il dollaro si mantiene vicino a quota 160 contro lo yen.

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