Vacanze? Se da un lato gli indicatori economici concordano nel certificare l’ottimo stato di salute del nostro turismo (il giro d’affari di quest’anno è stimato a 43 miliardi di euro, secondo Federalberghi), dall’altro lato c’è un pesante rovescio della medaglia: cresce il numero di chi – per motivi economici – è costretto a rinunciare alla vacanza. Era il 41,1% della popolazione nell’estate del 2023, salito al 44,8% l’anno successivo, aumentato ulteriormente al 49,2 l’anno scorso e stabilizzato al 48,5% questa estate. In quattro anni, un balzo del 18% di chi ammette di non potersi permettere una vacanza. Caro-vita, rincari generalizzati, aumenti del carburante oltreché delle bollette, stipendi fermi e inflazione incidono sulle scelte delle famiglie italiane.
Vacanze e caro-vita: i numeri
È Federalberghi, che ogni anno fa il punto della situazione, a certificare le scelte vacanziere degli italiani. E, in sintesi, i numeri dicono che la metà degli italiani non va in vacanza. Il motivo principale è quello economico. Certo, non mancano anche motivi familiari e di salute ma “si resta a casa principalmente per mancanza di liquidità”, rileva senza mezzi termini Federalberghi, l’associazione degli albergatori.
Ecco i dati, anche questi in crescita: i problemi economici sono stati la causa per il 48,8% di chi non è partito nell’estate del 2023, identica motivazione salita al 54,3% l’anno dopo, al 54,8 l’estate scorsa e il 52,8% questa estate. Insomma, il caro-vita pesa in maniera significativa, con un aumento dell’8,2% nel quadriennio della criticità economica di chi non parte proprio perché non in grado di sostenere la spesa per le ferie lontano da casa. E lo stesso presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, non lo nasconde: se “nel complesso l’estate italiana 2026 sembra non tradire le aspettative, non possiamo dirci tutti felici e contenti, perché siamo consapevoli delle difficoltà provocate dall’aumento del costo della vita”, ammette.
Difficoltà che ovviamente incidono anche sulla possibilità di andare in vacanza o meno. “La speranza – dice ancora Bernabò Bocca – è che la situazione economica torni ad uno standard che renda il viaggio accessibile davvero a tutti”.
E i dati Eurostat confermano le difficoltà economiche degli italiani che impediscono la partenza vacanziera. L’anno scorso il 27,5 per cento dei cittadini dell’Unione europea non è stato in grado di sostenere la spesa per una settimana di ferie. Rispetto al 2024, la quota è aumentata di 0,5 punti percentuali,. Ebbene, questi numeri acquistano per l’Italia altra dimensione ben al di sopra della media europea : l’anno scorso è stato il 35,7 per cento degli italiani a dichiarare di non potersi permettere una settimana di vacanza, un peggioramento di 4,3 punti percentuali rispetto al 31,4 del 2024. E del resto da una recente indagine del Centro di formazione e ricerca sui consumi emerge che dormire in albergo costa il 68,8% in più rispetto a un decennio fa.
