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Trump: “Guerra in Iran finirà entro tre settimane”. Rapita in Iraq giornalista Usa. Caro benzina, allarme Ue: “Riduciamo i consumi”

Guerra in Iran, bordate di Trump agli alleati: “Il petrolio? Andate nello stretto di Hormuz e prendetevelo da soli”. Caro energia, in Italia il Governo valuta nuovo intervento sui carburanti: venerdì forse il Cdm. Giornalista rapita in Iraq: chi è Shelly Kittleson

Trump: “Guerra in Iran finirà entro tre settimane”. Rapita in Iraq giornalista Usa. Caro benzina, allarme Ue: “Riduciamo i consumi”

Una giornalista statunitense è stata rapita in pieno giorno da un gruppo armato nel centro di Baghdad, in Iraq. Si tratta di un episodio che evidenzia i rischi – diffusi in tutta la regione – della guerra americano-israeliana contro l’Iran. La reporter è Shelly Kittleson, 49 anni: collabora con media americani e italiani, tra cui Il Foglio e l’Ansa. Proprio martedì sul sito del Foglio è stato pubblicato un suo articolo dal titolo: “Il prezzo della neutralità curda. Gli attacchi nel Kurdistan iracheno”.

La notizia del rapimento è stata seguita, nelle ore successive, da voci su una possibile liberazione, mai confermata in un clima che a Baghdad viene descritto di grande confusione sul sequestro. Secondo un collega della Cnn, “potrebbe essere tenuta in ostaggio a Baghdad da Kataib Hezbollah” (Kh), un gruppo paramilitare sciita iracheno alleato di Teheran. Uno dei sospetti rapitori è già stato arrestato. Kittleson è nata in Wisconsin ma da tempo divide la sua vita tra Roma e il Medio Oriente, di cui è esperta. giornalista free lance lavora anche per Al-Monitor e ha collaborato anche con testate come Bbc World, Politico e Foreign Policy. Ha trascorso anni lavorando come corrispondente dalle zone di guerra in Afghanistan, Iraq e Siria.

Trump: “Guerra in Iran finirà entro tre settimane”

Intanto, il presidente Usa Donald Trump continua a snocciolare dichiarazioni sulla guerra in Iran. Dalle più recenti – ha detto di ritenere che l’operazione militare finirà “in 2-3 settimane” dopo che, dal 28 febbraio, ha già spostato più volte in avanti la data del conflitto aggiungendo poi che i prezzi della benzina caleranno non appena lascerà l’Iran – alle reiterate bordate rivolte agli alleati. “A tutti quei Paesi che non possono ottenere carburante per aerei a causa di Hormuz, come il Regno Unito, che si è rifiutato di intervenire nella decapitazione dell’Iran, ho un suggerimento per voi: numero 1, comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza; e numero 2, fatevi coraggio, andate nello Stretto e prendetevelo da soli“, ha scritto martedì il presidente Usa su Truth, aggiungendo: “Dovrete iniziare a imparare a difendervi da soli, gli Usa non saranno più lì ad aiutarvi, proprio come voi non siete stati lì per noi”. Poi l’attacco alla Francia: “Non ha permesso agli aerei diretti in Israele, carichi di rifornimenti militari, di sorvolare il proprio territorio. La Francia si è dimostrata molto poco collaborativa. Gli Usa se ne ricorderanno!”.

Caro carburante, prezzi al top in Usa e Francia

Nel frattempo, vale la pena notare che la benzina negli Stati Uniti ha raggiunto il costo di 4 dollari al gallone, al top dal 2022, ma in alcuni Stati gli automobilisti pagano molto di più. Il dato dell’American Automobile Association rappresenta una media nazionale, ricavata da un’indagine condotta su un campione di 120.000 stazioni di servizio. Ci sono appunto differenze tra gli Stati: ad esempio gli automobilisti della California, che dipende maggiormente dalle importazioni di carburante dall’Asia, pagano 5,89 dollari al gallone per la benzina e 7,46 dollari per il diesel.

In Francia, il prezzo di un litro di gasolio ha raggiunto la scorsa settimana il massimo storico dal 1985, superando i picchi registrati dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Secondo i dati pubblicati dal governo lunedì, il prezzo medio di un litro di gasolio ha raggiunto i 2,1888 euro. Il precedente record era stato registrato l’11 marzo 2022 a 2,1407 euro al litro, seguito dal 17 giugno 2022 a 2,1345 euro.

Caro carburante: l’allarme dell’Europa sui consumi

E mentre in Italia il governo Meloni potrebbe tornare a riunirsi in Consiglio dei ministri venerdì 3 aprile – si starebbe valutando un nuovo intervento sui carburanti in vista della scadenza, martedì 7 aprile, del taglio varato lo scorso 18 marzo – in Europa accade che la possibilità, sempre meno remota, di una chiusura prolungata dello stretto di Hormuz risvegli a Bruxelles lo spettro dell’austerità energetica, effetto dello shock petrolifero che seguì alla guerra del Kippur dell’ottobre 1973.

Il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen, infatti, ha inviato una lettera in cui invita gli Stati membri a valutare “misure di riduzione della domanda”, in particolare nel settore dei “trasporti”.

Il problema sono proprio i carburanti: “Dipendiamo dai mercati globali – ricorda Jorgensen – per il nostro approvvigionamento di combustibili fossili, in diretta concorrenza con altri consumatori. L’intensificarsi della concorrenza globale per le forniture disponibili potrebbe introdurre una maggiore volatilità nei mercati europei”.

“A breve termine – sottolinea il commissario – desta particolare preoccupazione la dipendenza dell’Ue dalla regione del Golfo Persico per i prodotti petroliferi raffinati, aggravata dalla limitata disponibilità di fornitori alternativi e di capacità di raffinazione per prodotti specifici all’interno dell’Ue”.

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