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Stretto di Hormuz, Khamenei jr parla al mondo: “Rimarrà chiuso”. Così l’Iran minaccia “petrolio fino a 200 dollari al barile”. Trump, mossa contro il caro prezzi

Guerra in Iran, Khamenei jr parla al mondo senza farsi vedere: ecco cosa ha detto. Trump pronto a deroga su spedizioni navali contro il caro petrolio. Intanto un missile colpisce la base militare italiana a Erbil, in Iraq: nessun ferito

Stretto di Hormuz, Khamenei jr parla al mondo: “Rimarrà chiuso”. Così l’Iran minaccia “petrolio fino a 200 dollari al barile”. Trump, mossa contro il caro prezzi

Il tredicesimo giorno della guerra del Golfo tra Stati Uniti, Israele e Iran segna una nuova impennata dei prezzi energetici. Nella notte il Brent del Mare del Nord ha superato i 100 dollari al barile, toccando i 100,50 dollari, mentre il Wti statunitense ha raggiunto i 94,92 dollari. Successivamente i prezzi hanno leggermente corretto al ribasso, ma restano elevati, nonostante il maxi rilascio di riserve strategiche deciso dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie): 400 milioni di barili, di cui 172 milioni dagli Stati Uniti, immessi gradualmente nei prossimi tre mesi. 

Il motivo è chiaro: la geopolitica pesa più delle scorte. Le minacce dall’Iran hanno trasformato lo Stretto di Hormuz, via vitale per circa un quinto del petrolio mondiale, in simbolo di incertezza energetica. Le guardie rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato che non lasceranno passare petrolio verso Stati Uniti, Israele e alleati finché il conflitto non si placa, evocando scenari con prezzi fino a 200 dollari al barile. Gli Stati Uniti continuano a dichiarare che lo Stretto di Hormuz è “al sicuro”, come ha ribadito il presidente Donald Trump, parlando di un’azione preventiva sulle navi nemiche e promettendo di non distruggere infrastrutture iraniane. Il presidente Usa ha aggiunto: “L’Iran è vicino alla sconfitta. Questo non significa che ci fermeremo immediatamente, ma loro lo sono. Possiamo colpire zone di Teheran e di altri luoghi. Se lo facessimo, sarebbe quasi impossibile per loro ricostruire il loro Paese”.

Iran, Khamenei jr parla al mondo senza farsi vedere

A stretto giro arrivano gli annunci, le promesse e le minacce della Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei che, nel suo primo messaggio – audio e non video – alla nazione, parla al mondo senza farsi vedere. E dice che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso “come leva contro i nemici”, così come “dovranno essere chiuse le basi” americane nella regione che continueranno a essere obiettivo degli attacchi iraniani “nonostante l’amicizia con i Paesi che le ospitano”. Il sangue versato in questi giorni dagli iraniani “sarà vendicato”, in particolare quello dei bambini della scuola di Minab, e “i risarcimenti saranno riscossi”. Khamenei chiama dunque la nazione all’unità e dice: “Il blocco dello Stretto di Hormuz deve certamente continuare a essere utilizzato, ha indicato l’ayatollah che si spinge oltre.

“Sono stati condotti studi sull’apertura di altri fronti dove il nemico ha poca esperienza e sarebbe gravemente vulnerabile”, opzioni che “saranno attivate se lo stato di guerra dovesse persistere e in accordo con l’interesse nazionale”. Nel suo intervento il leader iraniano ha affermato che “la volontà del popolo è continuare una difesa efficace e punitiva”, sostenendo che i combattenti iraniani hanno “bloccato il cammino del nemico con colpi devastanti” e hanno “dissipato la loro illusione di poter dominare e forse dividere la nostra patria”.

Non ha mancato di ringraziare l’asse che lo ha sostenuto: “Yemen, Hezbollah e la resistenza irachena“. Cosìm come ha pianto i caduti, anche della sua famiglia: il padre, la moglie, la sorella, e il nipote.

Una parte significativa del discorso è stata dedicata ai Paesi della regione. Khamenei ha affermato che l’Iran considera i suoi vicini “amici” e che Teheran ha sempre desiderato “relazioni cordiali e costruttive con tutti loro”. Tuttavia, ha accusato gli Stati Uniti di aver “gradualmente stabilito basi, sia militari che finanziarie, in alcuni di questi Paesi per assicurarsi il dominio sulla regione”. Secondo il leader iraniano, alcune di queste basi sarebbero state utilizzate negli attacchi contro l’Iran. “Nel recente attacco sono state utilizzate alcune basi militari”, ha dichiarato, aggiungendo che l’Iran ha preso di mira “solo quelle basi, senza compiere alcuna aggressione contro quei Paesi”. Khamenei ha quindi invitato i governi della regione a “chiarire la loro posizione nei confronti degli aggressori della nostra patria” e ha consigliato loro di “chiudere quelle basi il prima possibile”. Nel suo discorso il leader iraniano ha anche accusato i nemici di aver colpito obiettivi civili, citando in particolare “le atrocità commesse dal nemico” e l’attacco contro la scuola a Minab, assicurando che questi episodi “riceveranno un’attenzione particolare”.

Iran, la mossa di Trump contro il caro petrolio

Donald Trump è pronto a sospendere il Jones Act nel tentativo di gestire i prezzi del petrolio schizzati per la guerra con l’Iran. Lo riporta Bloomberg citando fonti informate. La legge del 1920 impone che le spedizioni nazionali utilizzino navi costruite in Usa, di proprietà americana e con equipaggio a stelle e strisce. È stata un pilastro della politica marittima americana per oltre un secolo, concepita per mantenere forte l’industria nazionale e garantire gli interessi della sicurezza Usa nel trasporto in mare. Ma la sua sospensione potrebbe ridurre i costi del trasporto del petrolio e della logistica delle spedizioni nazionali.

Iran, attacchi sul terreno: missile colpisce la base italiana in Iraq

La guerra sul campo si fa intensa anche per le forze italiane: nella tarda serata di ieri un missile ha colpito la base militare italiana “Il Fortino” a Erbil, in Iraq. Non ci sono stati feriti tra i circa 120 militari presenti, che si sono rifugiati nei bunker; l’impatto ha provocato un incendio e danneggiato due automezzi. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che il contingente sta bene, mentre Antonio Tajani ha sottolineato la sicurezza della base.

Sul fronte più ampio, missili iraniani hanno colpito Qatar e Dubai, mentre due droni hanno raggiunto edifici al Creek Harbour e ad Al Jaddaf, senza causare vittime. Tre marinai della nave portarinfuse thailandese Mayuree Naree sono rimasti intrappolati nella sala macchine a Hormuz dopo un attacco dei Pasdaran, mentre altri venti membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo. Israele ha colpito dieci obiettivi di Hezbollah nel sud di Beirut, tra quartier generali e centri di comando, in risposta agli attacchi congiunti del gruppo filo-iraniano e dell’Iran.

In Iraq, un attacco al porto di Bassora ha causato almeno un morto e la chiusura temporanea dei terminal petroliferi, mentre in Bahrein quattro persone sono state arrestate per spionaggio a favore del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane.

Effetti sul gas e sull’economia globale

Anche altri segmenti del sistema energetico risentono della crisi. Oltre al petrolio, il gas naturale in Europa registra aumenti significativi e le autorità temono ripercussioni su carburanti, bollette e sull’inflazione. L’analisi dei mercati mostra che il rilascio di riserve, per quanto massiccio, può solo tamponare la situazione se la fonte del rischio – la sicurezza e la continuità delle forniture – non cambia.

Le ricadute della tensione si estendono oltre. L’incertezza ha già messo pressione su turismo e trasporti nel Medio Oriente, mentre famiglie e imprese nel resto del mondo si preparano a far fronte a prezzi dell’energia più elevati e prolungati rispetto alle previsioni.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa hanno sottolineato che non è il momento di allentare sanzioni o indebolire la pressione politica, ma anzi di garantire che le rotte strategiche come Hormuz restino operative per sostenere i mercati.

(Ultimo aggiornamento 12 marzo 2026 alle ore 16.45)

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