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Groenlandia: Danimarca ammette lo stallo con gli Usa. Trump: “Troveremo una soluzione”. L’Europa invia militari

Il vertice di Washington si chiude senza svolte. Trump insiste sull’annessione dell’isola artica per la sicurezza nazionale e fissa un prezzo-record. Copenaghen e Nuuk dicono no. Intanto Danimarca e Paesi europei rafforzano la presenza militare sull’isola artica

Groenlandia: Danimarca ammette lo stallo con gli Usa. Trump: “Troveremo una soluzione”. L’Europa invia militari

Il vertice alla Casa Bianca sulla Groenlandia si è concluso senza un accordo, ma anche senza rotture formali. Dopo circa 50 minuti di colloquio tra il vicepresidente statunitense J.D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e i ministri degli Esteri di Danimarca e Groenlandia, Lars Løkke Rasmussen e Vivian Motzfeldt, lo stallo è stato ammesso apertamente.

“Non siamo riusciti a far cambiare posizione agli Stati Uniti”, ha dichiarato Rasmussen, riconoscendo che il presidente Donald Trump “ha chiaramente il desiderio di conquistare la Groenlandia”. Una linea respinta con fermezza da Copenaghen e Nuuk, che hanno ribadito come qualsiasi ipotesi di annessione non sia “nell’interesse del Regno di Danimarca né del popolo groenlandese”.

Rasmussen ha tuttavia sottolineato che gli Stati Uniti dispongono già di un ampio accesso militare alla Groenlandia e che eventuali richieste americane per rafforzare la presenza Usa sull’isola “saranno esaminate in modo costruttivo”.

Trump: sicurezza nazionale, Nato e “Golden Dome”

Trump, parlando ai giornalisti nello Studio Ovale, ha provato a smussare i toni: “Abbiamo un rapporto molto buono con la Danimarca. Penso che si troverà una soluzione“.

Ma la sostanza resta invariata. Per il presidente americano la Groenlandia è “necessaria per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, soprattutto in funzione del Golden Dome, il nuovo sistema di difesa missilistica Usa. In una serie di messaggi pubblicati sui social prima del vertice, Trump ha sostenuto che senza un controllo americano dell’isola l’Artico rischierebbe di finire sotto l’influenza di Russia o Cina, citando anche un rapporto dell’intelligence danese che segnala crescenti ambizioni di Mosca e Pechino nella regione.

In uno dei post più duri, Trump ha scritto che la Nato diventerebbe “molto più formidabile ed efficace” con la Groenlandia sotto controllo statunitense, aggiungendo che “qualsiasi soluzione al di sotto di questo è inaccettabile”.

Danimarca e Groenlandia: “Non vogliamo essere controllati dagli Usa”

La risposta di Nuuk è stata netta. “Non vogliamo che gli Stati Uniti ci controllino”, ha dichiarato Motzfeldt al termine dell’incontro. Rasmussen ha ribadito che “qualsiasi idea che non rispetti l’integrità territoriale della Groenlandia e il diritto all’autodeterminazione del suo popolo è totalmente inaccettabile”.

Il ministro danese ha inoltre ricordato che l’accordo di difesa del 1951 consente già agli Stati Uniti di utilizzare liberamente il territorio groenlandese per scopi militari e che, negli anni scorsi, sono stati gli stessi Usa a ridurre basi e personale militare sull’isola. “Siamo pronti a fare di più per la sicurezza nell’Artico, in cooperazione con la Nato”, ha aggiunto, definendo il confronto “franco e costruttivo”, pur in presenza di “differenze fondamentali”.

Diplomazia sì, invasione no (per ora)

Il vertice si è chiuso con un risultato minimo: la creazione di una commissione di alto livello tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia per proseguire il dialogo nelle prossime settimane. Un segnale che, almeno nel breve periodo, l’ipotesi di un’azione militare contro un alleato Nato resta fuori dal tavolo.

Secondo indiscrezioni riportate dalla Nbc, Washington avrebbe persino fissato il prezzo per l’acquisto della Groenlandia: 700 miliardi di dollari. Una cifra che chiarisce l’approccio fortemente transazionale dell’amministrazione Trump, ma che non ha convinto gli interlocutori europei.

Europa in allerta: truppe e ufficiali in arrivo in Groenlandia

Nel frattempo, l’Europa si muove. La Danimarca ha avviato l’invio di materiali militari e di un comando avanzato in Groenlandia, con l’obiettivo di preparare logistica e infrastrutture per eventuali rinforzi. Accanto ai danesi, sono già arrivati ufficiali svedesi, mentre Norvegia, Francia e Germania partecipano alla missione militare coordinata da Copenaghen.

Il premier svedese Ulf Kristersson ha spiegato che il dispiegamento avviene “su richiesta della Danimarca” e rientra nella preparazione dell’esercitazione Operation Arctic Endurance. Secondo il governo groenlandese, nei prossimi giorni aumenteranno anche voli e navi militari Nato nell’area.

Russia e Cina: minaccia strategica, non immediata

Trump continua a evocare il rischio di un’espansione russa o cinese nell’Artico. In realtà, né Mosca né Pechino rivendicano formalmente la Groenlandia. Entrambe hanno però intensificato attività scientifiche, economiche e militari nella regione, favorita dallo scioglimento dei ghiacci. Una competizione strategica di lungo periodo che rende l’isola sempre più centrale, ma che non configura, al momento, una minaccia diretta e imminente.

Nato, Ue e rapporti transatlantici sotto pressione

La vicenda Groenlandia rappresenta un precedente delicato: un alleato Nato che rivendica il territorio di un altro alleato. Per molti governi europei, è il segnale di una frattura crescente nei rapporti transatlantici.

La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha dichiarato che i groenlandesi “possono contare su di noi”, ribadendo il rispetto della loro volontà. La Conferenza dei presidenti del Parlamento europeo ha approvato una dichiarazione che condanna qualsiasi tentativo di minare la sovranità di Danimarca e Groenlandia come una violazione del diritto internazionale.

Dalla Francia, che aprirà un’ambasciata in Groenlandia il 6 febbraio, il ministro della Difesa Sébastien Lecornu ha invitato a prendere “molto sul serio” le intenzioni di Trump. Da Berlino, il vicecancelliere Lars Klingbeil ha parlato di “certezze sotto pressione” e di una sfida diretta all’ordine liberale europeo.

Intanto Trump resta fiducioso: “Troveremo una soluzione”. Quale, però, resta tutto da vedere. E soprattutto da accettare, a Nuuk e a Copenaghen.

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