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Banca d’Italia: Pil al 2,6% e inflazione al 6,7% nel 2022.  Corrette al ribasso le stime sulla crescita dell’economia italiana

Solo in uno scenario “avverso” in cui le forniture di gas venissero sospese, l’Italia si ritroverebbe in stagnazione, con il Pil fermo e inflazione vicina all’+8%

Banca d’Italia: Pil al 2,6% e inflazione al 6,7% nel 2022.  Corrette al ribasso le stime sulla crescita dell’economia italiana

Nessuna buona notizia ma nessun disfattismo dalle proiezioni macroeconomiche di Bankitalia: con la guerra in Ucraina e il rialzo dell’inflazione, il Pil italiano si assottiglia sempre di più. Via Nazionale rivede al ribasso le stime per il triennio 2022-2024 e avverte che in caso di un taglio delle forniture di gas russo il nostro Paese finirà in stagnazione. In quel caso l’inflazione al consumo, stimata al 6,2% nello scenario di base, subirebbe un netto aumento quasi all’8%.

Le proiezioni sono basate sulle informazioni disponibili al 18 maggio per la formulazione delle ipotesi tecniche e al 24 maggio per i dati congiunturali. Non incorporano quindi i dati diffusi dall’Istat il 31 maggio, relativi alla crescita del Pil nel primo trimestre del 2022, rivista al rialzo di tre decimi di punto percentuale (allo 0,1%), e all’inflazione al consumo di maggio (pari al 7,3% in base alla stima flash).

Economia italiana: crescita nettamente più contenuta

La guerra, l’inflazione e l’aumento dei prezzi impattano in modo devastante sul Pil dell’Italia, più volte ridimensionato nel giro di pochi mesi. Ora, la Banca d’Italia vede la crescita rallentare quest’anno a 2,6%, dal 3,8% ipotizzato a gennaio, con una revisione al ribasso delle stime anche per il 2023 (1,6%) e leggermente più alta per il 2024 (1,8%), quando beneficerebbe del venir meno degli effetti negativi del conflitto e del rientro delle pressioni inflazionistiche.

“Un sostegno considerevole all’attività economica proviene dalla politica di bilancio e dagli interventi delineati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)”, ricorda l’istituto centrale valutando che le misure di aiuto a imprese e famiglie per fronteggiare il rincaro dei beni energetici, introdotte negli anni scorsi e gli interventi del Pnrr “possano innalzare il livello del Pil complessivamente di oltre 3,5 punti percentuali nell’arco del triennio, di cui circa due punti riconducibili alle misure delineate nel PNRR”.

Inflazione al 6,7%, nello scenario avverso +8%

L’inflazione al consumo si collocherebbe al 6,2% nella media di quest’anno, sospinta dagli effetti del forte rincaro dei beni energetici e delle strozzature all’offerta; scenderebbe al 2,7% nel 2023 e al 2% nel 2024. Il ridimensionamento dell’inflazione riflette l’ipotesi che le pressioni derivanti dall’aumento dei prezzi delle materie prime rientrino progressivamente dal prossimo anno e che, anche a seguito della durata relativamente lunga dei contratti collettivi, l’elevata dinamica dei prezzi venga trasferita lentamente e in misura parziale sul costo del lavoro. La componente di fondo salirebbe in misura limitata riflettendo la graduale accelerazione delle retribuzioni e la riduzione dei margini di capacità inutilizzata.

Nello scenario “avverso” di un’escalation della guerra in Ucraina con interruzioni alle forniture energetiche, l’inflazione “salirebbe fortemente avvicinandosi all’8% nel 2022, e resterebbe alta anche nel 2023, al 5,5%, rallentando significativamente solo nel 2024”.

Né l’uno, né l’altro scenario includono ulteriori misure di politica economica, che potrebbero essere introdotte – in particolare nel caso avverso – per mitigare le ricadute dell’inasprimento del conflitto sulle famiglie e le imprese.

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