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Soros gufa, ma diverse banche d’affari scommettono sulla Cina

George Soros paragona il crollo della Cina alla grande crisi economica del 2008 acuendo l’allarmismo dilagante nei mercati. Ma le principali banche internazionali continuano a vedere interessanti occasioni di investimento a Pechino. Due tesi in forte contrasto dietro le quali potrebbe nascondersi l’ombra della speculazione.

Soros gufa, ma diverse banche d’affari scommettono sulla Cina

Lo speculatore più famoso del mondo torna a dire la sua sui mercati internazionali, avvertendo gli investitori sui pericoli derivanti dalle difficoltà della Cina. 

Nel corso di un convegno tenutosi in Sri Lanka, George Soros non ha lasciato spazio all’ottimismo, paragonando le vicissitudini dei mercati cinesi alla “crisi che abbiamo avuto nel 2008”. 

Come nel settembre del 2011, quando parlò della crisi economica dell’Eurozona, o del 1992 quando contribuì a portare la Lira sull’orlo del baratro attaccando la moneta italiana, le sue parole hanno fatto rapidamente il giro del mondo, enfatizzando il clima di allarmismo suscitato dall’ingente volatilità delle Borse in questo inizio d’anno.

Secondo quanto riportato dal Sunday Times, uno dei principali giornali dello Sri Lanka, Soros ha affermato che il cambio di modello economico della Cina si sta rivelando particolarmente difficile da attuare. In aggiunta, le manovre di svalutazione competitiva attualmente in atto, in base a quanto detto da Soros, sta contagiando il resto del mondo con i suoi problemi. 

Per quanto riguarda il ritorno a tassi di interesse positivi, il finanziere di origini ungheresi suggerisce agli investitori di mantenere un atteggiamento molto cauto, mentre i mercati del pianeta  dover affrontare una nuova crisi.

Le parole pronunciate da Soros però si pongono in netto contrasto con le previsioni delle principali banche d’affari di tutto il mondo, che al contrario, scommettono proprio sulla Cina, vedendo nei prezzi delle azioni di Pechino un’occasione di investimento molto interessante, anche perché occorre ricordare che da oggi vige il divieto per i grandi azionisti di vendere titoli in portafoglio oltre l’1% complessivo nei prossimi tre mesi.

Goldman Sachs sottolinea inoltre che, nei primi sei mesi ddell’anno in corso, diventerà operativa la connessione tra le borse di Hong Kong e Shenzhen che seguirà quella già attivata tra Shanghai e Hong Kong. La forte campagna anticorruzione avviata dal Governo di pechiono e la possibilità che le azioni di tipo A vengano inserite negli indici Msci rappresentano un’altra interessante occasione da non sottovalutare. 

Ma c’è di più, perché secondo gli analisti dei principali istituti finanziari (Nomura, Ubs, Natixis, Syz Asset Management), il mercato cinese potrebbe diventare una vera e propria occasione soprattutto nei settori legati ai beni e ai servizi di qualità sostenuti dagli investimenti del governo. Ricordiamo che il settore servizi pesa per il 51,4% del pil del Paese rispetto al 49,1% di un anno fa e rappresenta tra le altre cose l’unico indicatore in crescita nel 2015.

Nonostante la parola prudenza sia oggi d’obbligo quando si pensa di investire nei mercati asiatici, le prospettive delineate dal magnate ucraino potrebbero essere un po’ troppo pessimistiche e soprattutto potrebbero essere frutto di una strategia speculativa ben precisa. Del resto, non sarebbe la prima volta che Soros scommette contro un Paese allo scopo di ampliare la sua immensa fortuna. E l’Italia ne sa qualcosa. 

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