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10 Volte Meglio, il partito-startup alle elezioni

Presentati alla Camera i candidati del nuovo partito che, contro ogni previsione, è riuscito in due fine settimana a raccogliere le firme necessarie a correre alle politiche del 4 marzo – Il fondatore Dusi: “Entreremo in Parlamento”

10 Volte Meglio, il partito-startup alle elezioni

“In due fine settimana abbiamo raccolto 28mila firme, anche se nessuno pensava fosse possibile”. Parla con orgoglio Andrea Dusi, l’imprenditore veronese che nei mesi scorsi ha lanciato 10 Volte Meglio, il nuovo partito che, contro ogni previsione, è riuscito dove +Europa di Emma Bonino temeva di fallire: raccogliere il numero di firme imposto dal Rosatellum per partecipare alle elezioni del 4 marzo. “Adesso superiamo lo sbarramento ed entriamo in Parlamento”, continua Dusi, che martedì ha presentato alla Camera i candidati della lista.

La missione non è delle più semplici, visto che la soglia da raggiungere è il 3% e al momento, sondaggi alla mano, 10 Volte Meglio non va oltre lo 0,3%. “Oggi iniziamo la campagna elettorale più breve nella storia di questo Paese – dice Stefano Benedikter, vicepresidente del partito – Abbiamo tre settimane per farci conoscere da tutti gli italiani. Ce la faremo”.



A comporre le fila di 10 Volte Meglio sono professionisti e imprenditori “che hanno scelto di mettere da parte una carriera di successo – sottolinea ancora Dusi – per occuparsi dell’interesse pubblico”.

Uno di loro è il 28enne Gian Luca Comandini, fondatore nel 2013 di You&Web, società di marketing digitale fra le più conosciute d’Italia: “Noi non vogliamo essere un’alternativa – spiega – Vogliamo essere la soluzione. Chi spera o chi vota il meno peggio non cambierà mai nulla. Chi ha le competenze e ci crede, invece, può farcela. È per questo che il nostro programma ha un orizzonte di 10 anni”.

Le parole d’ordine sono innovazione, tecnologia e formazione. “Il 65% dei ragazzi che oggi vanno a scuola affronterà un mondo del lavoro che non c’entra nulla con quello che si studia sui banchi – aggiunge Comandini – Quando parliamo ai ragazzi di argomenti come la blockchain, l’intelligenza artificiale e la robotica, ci chiedono dove possono studiare queste cose. Al momento, dobbiamo rispondere loro che non possono”.

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