Condividi

Whirlpool, dopo Napoli c’è un’altra grana: il futuro della fabbrica di Siena

Whirpool si ritrova 1,5 milioni di lavatrici invendute e pensa sempre meno a Europa ed Africa e sempre di più al mercato Usa – Dopo Napoli rischio chiusura anche per lo stabilimenrto toscano

Whirlpool, dopo Napoli c’è un’altra grana: il futuro della fabbrica di Siena

Per le trattative – lunghe, durissime, telepilotate dagli Usa dal mega CEO-Presidente Marc Bitzer – alla Whirlpool hanno addirittura richiamato in servizio il mago degli accordi più riusciti della storia di Whirlpool Emea, Carmine Trerotola, che in passato, insieme alla coriacea Francesca Morichini e a Davide Castiglioni (tutti “allontanati”) aveva chiuso in modo soft e positivo vertenze molto difficili come quella dell’acquisizione di Carinaro, la chiusura della fabbrica di Trento e altre vertenze in Europa. Una “trinità” – si diceva in azienda – in grado di gestire in modo autonomo i rapporti Emea con i sindacati. Trerotola è presente anche ora all’incontro tra Whirlpool e sindacati per definire un accordo che è stato annunciato dal Di Maio trionfalmente ma che è come quello dell’ottobre 2018: fumo, bla bla bla grillino, belati sindacali… I punti fermi sono solo questi:

1) UNO STOCK MILIONARIO SUL GOBBO

La fabbrica di lavatrici più avanzata d’Europa e quindi del mondo ha un pesantissimo bagaglio: circa 1,5 milioni di lavabiancheria invendute chiuse in magazzini (crisi, contratti saltati, eccetera). Tecnicamente, si tratta di 365 giorni di stock.



2) MA CÀSTANO NON C’È PIÙ

Ed è un guaio perché Giampietro Càstano ha gestito con ottimi esiti vertenze pesantissime. È stato eliminato malamente – da consulente essendo in pensione – tra gli scomposti sghignazzi grillini e leghisti. Sostituito da grillini lontani anni luce dalle capacità e dalle conoscenze del Càstano. Le loro relazioni sono uno strepitoso esempio di letteratura umoristica.

3) LA FABBRICA È VENDUTA

Intorno alla fabbrica – strategica con il suo porto e interamente funzionante a pannelli solari – che interessa molto ai cinesi e ad altri operatori- si stanno concentrando investimenti di diversi operatori, destinati a farla continuare per un determinato periodo, mantenendo gli oltre 500 dipendenti e, di conseguenza, anche il vicino distretto dei componenti. Con Whirlpool, che manterrà una partecipazione di minoranza per poi rapidamente disimpegnarsi del tutto. Questo è quanto Bitzer per il momento avrebbe deciso.

4) LA POLITICA DI WHIRLPOOL È QUESTA

Via dall’Europa, via dall’Africa (già cedute, nel senso di svendute, le attività in Sud Africa). Dopo decenni in cui ha potuto impadronirsi delle tecnologie più avanzate nei majap, quelle europee, Whirlpool se le porta dietro. E parecchie di quelle lavatrici in magazzino andranno sul mercato Usa che ha ancora vecchie bagnarole ad altissimo consumo, protette dai dazi trumpiani. Whirlpool può “disinteressarsi” del mondo ora che, ben tutelata, ha il 70 per cento del ricco mercato americano del lavaggio (Usa, Canada, e il resto delle Americhe) e ottime posizioni nel freddo. Innovazioni, design e efficienza energetica europee sono e saranno il valore aggiunto sui mercati oltreoceano.

5) OCCHIO ALLA CISL, CI PRENDE SEMPRE

Di Maio ha detto che sapeva già in aprile che Whirlpool intendeva ridiscutere l’accordo dell’ottobre 2018 e andarsene da Napoli. Non è vero. Lo sapeva sin dall’ottobre 2018, quando firmò l’accordo-beffa con il quale Whirlpool si era impegnata a mantenere tutti i suoi stabilimenti in Italia e anzi a investire 250 milioni. La Cisl, fin dall’ottobre 2018, aveva espresso pesanti dubbi sulla realizzazione dell’accordo. E ha dichiarato di recente, di aver letto che la multinazionale americana ha “cancellato”, scrivendolo in una relazione interna, la fabbrica di Napoli.

6) ALTRA GRANA, LA FABBRICA DI SIENA

E poi sta arrivando un’altra grana, quella del sito di Siena, che produce congelatori compatti ed è l’unica a farlo in Europa. E che i vertici della multinazionale considerano – a torto – commodity di scarso valore. Da chiudere. Ovviamente Di Maio arriverà a minacciare davanti al codazzo di grillini e stampa amica l’annullamento dei finanziamenti, una rappresaglia improbabile e inattuabile come è accaduto per la vertenza di Napoli. Le trattative con Whirlpool prevedono in caso di chiusure un dispiego di risorse molto elevato: più elevato degli investimenti di Di Maio. Chiudere Napoli e perdere gli investimenti? Quasi un affare.

Commenta