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Web tax mondiale: Usa, Cina e India dicono sì all’Ocse

Sono 127 i paesi che hanno risposto positivamente all’accordo di principio promosso dall’Organizzazione con sede a Parigi. Dicono sì anche Stati Uniti, India e Cina. Google, Amazon, Facebook e Apple pagheranno le tasse dove realizzano fatturato e utili

Web tax mondiale: Usa, Cina e India dicono sì all’Ocse

Se in seno all’Unione europea il progetto di una web tax che metta d’accordo tutti gli stati membri appare ancora lontano, paradossalmente quello di una regolamentazione delle industrie del web a livello mondiale sembra realizzabile grazie all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

Ieri, 29 gennaio, è stato annunciato dall’Ocse che un accordo di principio – esteso anche ai paesi che non fanno parte dell’organizzazione con sede a Parigi – è stato raggiunto da 127 paesi e che rappresentano il 90% dell’economia mondiale. Anche l’Italia ha risposto positivamente all’accordo che si prefissa l’obiettivo di introdurre già dal 2020 regole comuni per tassare i giganti del digitale, i cosiddetti Gafa (Google, Amazon, Facebook, Apple), là dove concretamente realizzano fatturato e utili, come riporta La Stampa.



In ogni caso, le nuove disposizioni Ocse dovranno essere approvate prima dai rappresentati del G20 e poi adottate da ciascuno stato aderente all’iniziativa e che potrebbero sostituire quelle già accolte dai singoli stati.

Con l’ultima legge di bilancio 2019, l’Italia ha introdotto un’imposta del 3% sui ricavi delle società digitali con un fatturato globale oltre i 750 milioni di euro e con introiti derivanti da vendite digitali non inferiori ai 5,5 milioni.

L’intervento dell’Organizzazione con sede a Parigi ha fatto capitolare gli Stati Uniti che hanno detto sì all’accordo, che ha avuto “l’approvazione anche della Cina e dell’India” come ha spiegato Pascal Saint-Amans, direttore del Centro per la politica e l’amministrazione fiscale dell’Ocse.

“La comunità internazionale ha compiuto un significativo passo avanti verso la soluzione delle sfide fiscali derivanti dalla digitalizzazione. I paesi hanno accettato di esplorare potenziali soluzioni per aggiornare i principi fiscali fondamentali per un’economia del XXI secolo, quando le imprese possono essere fortemente coinvolte nella vita economica di giurisdizioni diverse senza una presenza fisica significativa”, ha concluso Saint-Amans.

 

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