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Voluntary disclosure: il rebus della scadenza

Le Entrate hanno garantito una proroga tecnica, ma secondo i commercialisti non basta – Sette domande su 10 sono ancora in lista d’attesa – Prende corpo l’ipotesi che il governo possa dare il via libera in extremis a uno slittamento completo al 31 dicembre.

Voluntary disclosure: il rebus della scadenza

Per la voluntary disclosure serve una proroga vera, non il mini-rinvio di compromesso deciso lunedì scorso dall’Agenzia delle Entrate. E’ questa la richiesta indirizzata al governo dai commercialisti italiani e dagli altri intermediari coinvolti nelle procedure per il rimpatrio dei capitali esportati illegalmente.  

La legge – lo ricordiamo – stabilisce che l’evasore debba pagare tutte le tasse non versate, ma con sconti su sanzioni e interessi e senza il rischio d’incorrere nelle pene previste per i reati fiscali compiuti o per il nuovo reato di autoriciclaggio. Il problema è la scadenza. 

I tempi ormai sono strettissimi, perché la normativa fissa al 30 settembre 2015 il termine per attivare la procedura (su violazioni commesse fino al 30 settembre 2014). Tuttavia, fin qui si sono accumulati alcuni importanti ritardi che hanno scoraggiato le adesioni: il Fisco, ad esempio, ha fatto chiarezza soltanto il mese scorso su alcuni dubbi interpretativi, mentre solo il 2 settembre è entrata in vigore la norma che cancella il raddoppio dei termini di accertamento (dimezzando, di fatto, il prezzo da pagare per far riemergere i capitali). 

Queste novità (soprattutto la seconda) hanno fatto sì che molti contribuenti decidessero solo all’ultimo momento di rivolgersi a un commercialista per aderire alla voluntary disclosure, ma ormai è troppo tardi: sette domande su 10 sono ancora in lista d’attesa e i professionisti sono costretti a rifiutare molti incarichi. 

Questa situazione, naturalmente, non danneggia solamente gli studi dei commercialisti, ma anche le casse pubbliche: rinunciando alle adesioni dell’ultim’ora, infatti, l’Erario rinuncia anche al gettito che queste avrebbero prodotto (quello straordinario legato alla voluntary e quello ordinario garantito ogni anno dalla tassazione sui capitali riemersi). 

Per trovare un compromesso fra le richieste degli operatori e la posizione del Tesoro, che non vuole far slittare i tempi per l’adesione alla procedura, lunedì le Entrate hanno annunciato una proroga tecnica: la domanda deve essere presentata sempre entro il 30 settembre, ma per allegare la documentazione necessaria e la relazione illustrativa viene concesso un mese di tempo in più. 

Questa soluzione non accontenta però i commercialisti e non riduce l’impatto che la scadenza ravvicinata può avere sul gettito complessivo dell’operazione. Per questo motivo negli ultimi giorni ha preso corpo l’ipotesi che il governo possa dare il via libera in extremis a una proroga completa, che sposti al 31 dicembre il termine non solo per l’invio della documentazione, ma per la stessa richiesta di adesione.    

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