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Venerdì nero per il petrolio, Borse in picchiata

Piazza Affari chiude a -1,84% e ignora il dato positivo sulla produzione industriale – Peggio fanno Londra e Francoforte, con perdite superiori al 2% – Il petrolio arriva a scendere sotto i 36 dollari al barile, il minimo da 7 anni – A Milano si salvano solo Cnh Industrial e Ansaldo Sts – A picco il risparmio gestito: Anima perde il 6%, male anche Azimut.

Venerdì nero per il petrolio, Borse in picchiata

Scende ancora il petrolio e tocca i minimi a sette anni. Il Wti cede il 2,56% a 35,82 dollari, il calo della settimana è di circa il 10%. La discesa del greggio e l’attesa per la riunione della Fed del 16 dicembre, da cui ormai il mercato si attende il rialzo dei tassi di interesse, deprime gli umori dei mercati europei che chiudono in territorio negativo.

Il Ftse Mib nella seduta scende sotto i 21mila punti per poi chiudere in calo dell’1,84% a 21.015,29 punti. Ribasso analogo per Parigi -1,84%, più accentuate le vendite su Londra -2,22% e Francoforte -2,44%.Lo spread Btp-Bund è in leggera risalita a 99 punti base e rendimento a 1,54%.

Il cambio euro-dollaro sale dello 0,55% a 1,1001. La discesa del greggio e delle commodities conferma le difficoltà dell’economia cinese. Lo yuan cinese è sceso ai minimi da circa quattro anni e mezzo sul dollaro, un movimento che alimenta crescenti interrogativi sulle strategie di Pechino sul mercato valutario.

Gli indici europei hanno accelerato la caduta con Wall Street che procede in territorio negativo. Il Dow Jones perde l’1,49% e l’S&P500 l’1,34%. Vendite su DuPont dopo la conferma che il gruppo e Dow Chemical hanno raggiunto un accordo per la fusione alla pari che porterà alla nascita di un’azienda, DowDuPont, con una capitalizzazione di mercato di circa 130 miliardi di euro, un nuovo supercolosso della chimica.

Sul fronte macroeconomico sono risultate sotto le attese le scorte delle imprese di ottobre. Il dato è rimasto invariato rispetto a settembre mentre gli analisti si si attendevano un incremento dello 0,1%. Lievemente inferiore alle attese anche il dato sulla fiducia dei consumatori americani che è salita a dicembre a 91,8 punti dai 91,3 di novembre, gli analisti si attendevano l’indice a quota 92. Sotto le attese anche le vendite al dettaglio negli Stati Uniti che sono aumentate in novembre dello 0,2%, un decimo in meno delle attese degli analisti.

In Italia, secondo l’Istat, la produzione industriale è salita dello 0,5% a ottobre ed è scesa dello 0,3% su anno, secondo l’indice grezzo. Su novembre il Centro studi Confindustria rileva un calo della produzione industriale dello 0,1% rispetto a ottobre, quando c’è stato un progresso dello 0,5% su settembre.

A Piazza Affari le vendite colpiscono i finanziari. Anima crolla del 6% dopo l’annuncio che la raccolta netta ha rallentato nel mese di novembre a 540 milioni dagli 820 di ottobre. Il totale da inizio anno è di 8,3 miliardi. Nel risparmio gestito, in fondo al Ftse Mib anche Azimut -3,41%.

Vendite sulle banche: Bper -3,78%, Bmps -3,53% e su Unipolsai -3,39%. In controtendenza resistono due titoli sul Ftse Mib Cnh Industrial +0,15% e Ansaldo Sts 0,05%. Cnh beneficia in particolare del giudizio di Mediobanca per cui ci sono quattro fattori a favore del recupero del titolo: la riduzione delle scorte nell’agricoltura che può costituire un elemento positivo per il settore dei macchinari agricoli nel Nord America, il recupero nei camion in Europa che prosegue e sta facendo guadagnare quote di mercato al gruppo, le azioni di rifinanziamento che continueranno a ridurre il costo medio del debito e un tax rate in decrescita.

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