Condividi

Unicredit e Generali volano e spingono la Borsa al rialzo

L’uscita di Unicredit (+6%) da Mediobanca (-1,7%) anima Piazza Affari (+0,56%) con l’occhio anche agli effetti sulle Generali (+3,4%) – bene anche Azimut e Moncler – Vendite sulle utilities.

Unicredit e Generali volano e spingono la Borsa al rialzo

l cuore delle Borse in questi mesi ha sempre battuto al ritmo dei rapporti Usa-Cina sui dazi e oggi le voci di un possibile ritiro delle tariffe, ancora prima della firma dell’accordo, riporta il Toro su tutte le piazze. I listini europei chiudono in verde: Francoforte +0,81%; Parigi +0,41%; Madrid +0,49%; Londra +0,14%; mentre Wall Street sta polverizzando i vecchi record, con Qualcomm che guadagna oltre l’8% e tocca i massimi da 20 anni, grazie a utili e ricavi superiori alle attese. 

Piazza Affari sale dello 0,56%, a 23.503 punti, trascinata dalle banche e in modo particolare da Unicredit, +5,96%, protagonista della seduta anche grazie alla trimestrale, con utili robusti che le consentono di riaprire la porta al suo primo buyback in più di dieci anni. A muovere le acque è la cessione della quota dell’8,4% in Mediobanca (-1,76%), da sempre considerata una semplice partecipazione finanziaria dall’ad Mustier. La mossa si riverbera a catena sulla controllata di Piazzetta Cuccia, Generali, +3,41%, che tocca i massimi dal 2008, perché, trimestrale a parte,  si guarda alle possibili prossime mosse di Leonardo Del Vecchio.



L’imprenditore potrebbe aver già raggiunto il 10% in Mediobanca ed è uno dei principali azionisti del Leone triestino, con una quota del 5%, simile a quella di Gaetano Caltagirone. Fuori da Ftse Mib archivia una seduta effervescente Banca Mediolanum, +5,58%, mentre l’ad Massimo Doris dice di non aver acquistato quote di Mediobanca messe sul mercato da Unicredit e osserva: l’ipotesi di fusione con Piazzetta Cuccia ha senso,“perché le banche sono complementari, ma non è sul tavolo e non è nei nostri obiettivi”.

Brilla Creval, +3,74%, dopo i risultati dei 9 mesi che vedono un netto triplicato. Sul listino principale sono in evidenza Moncler +4,83%; Azimut +3,6%; Ubi +2,63%. Le vendite colpiscono le utility; Terna -2,73%; Enel -2,13%; Snam -2,09%; A2a -1,72%. Giù Italgas -1,55%, dopo i numeri del trimestre. Fra gli industriali arretra Prysmian -1,83%.

Fuori dal paniere principale scoppia di salute Enervit, +16,77%, dopo l’accordo con Alibaba per l’ingresso in Cina. La società entrerà a pieno titolo su Tmall Global, il market-place B2C a firma del colosso dell’e-commerce che conta quasi 700 milioni di consumatori attivi sulle sue piattaforme. Limita i danni Salini Impregilo, -2,68%, che a un certo punto è stata sospesa al ribasso dopo il collocamento di nuove azioni per 600 milioni, nell’ambito dell’operazione Progetto Italia, a un prezzo fra 1,4-1,5 euro per azione, a forte sconto rispetto al prezzo di chiusura di ieri di 1,79 euro.  

Seduta stantia per l’obbligazionario, con il rendimento del decennale italiano che sale a 1,13% e lo spread con il Bund in in rialzo a 138 punti base, +2,36%, nonostante l’incremento di rendimento di quest’ultimo a -0,25%.

L’economia della zona euro resta stagnante e anche la Germania ricomincerà a crescere, ma senza grandi balzi. Secondo le nuove stime Ue quest’anno chiuderà in rialzo dello 0,1%, passerà allo 0,4% nel 2020 e allo 0,7% nel 2021. Per questo anche il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici si unisce al coro di quanti invitano i tedeschi a utilizzare il margine di manovra che hanno, grazie alle enormi eccedenze del paese, per investire di più, ma il ministro delle finanze Olaf Scholz risponde picche.

In compenso l’Italia è sempre l’ultima della classe e quest’anno è l’unico paese con la Francia che non riesce a ridurre il rapporto  debito/pil. Mentre però il debito francese resta sotto il 100% (a quota 98,9% nel 2019 dopo 98,4% nel 2018), quello italiano passa dal 124,8% al 136,2% nel 2019. La UE non aprirà però una procedura d’infrazione contro il Belpaese. Secondo il ministro dell’economia Roberto Gualtieri in ogni caso nel  2019 per l’Italia potrebbe chiudersi con una crescita dello 0,2% e non dello 0,1% come stimano sia il governo sia la Commissione europea.

L’euro è in calo sul dollaro e attualmente il cambio si muove intorno a 1,104. Piatto il rapporto con la sterlina. Oggi la Boe ha lasciato invariato il costo del denaro (0,75%), ma due esponenti del board  si sono espressi a favore di un taglio dei tassi a causa dei segnali di un rallentamento più pronunciato dell’economia. Altri invece hanno detto che prenderanno in considerazione un taglio se persisteranno i rischi legati a Brexit e alla crescita globale.

L’ottimismo sui dazi spinge il petrolio, con il Brent a 62,51 dollari al barile, 1,25%. Tonfo dell’oro, che perde circa il 2% e si muove intorno 1462,35 dollari l’oncia.

Commenta