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Tour, Froome per la terza volta in giallo

Bardet e un deludente Quintana completano il podio di questa edizione che si è chiusa ieri con la vittoriosa volata di Greipel. ll britannico, Sagan e Cavendish sono stati i tre grandi protagonisti. Le pagelle dei promossi e bocciati della 103esima Grande Boucle

Tour, Froome per la terza volta in giallo

Con lo sprint vincente di André Greipel sui Champs Elysées si è chiuso il 103esimo Tour. Per la terza volta Parigi incorona Chris Froome, che nell’albo d’oro della più grande corsa a tappe affianca campioni di un passato più o meno lontano come Philippe Thys, Louison Bobet e Greg Lemond. Un filotto che ha tutta l’aria di potersi allungare vista la superiorità del britannico rispetto ai suoi rivali. Merckx ha addirittura detto che di questo passo Froome potrebbe anche vincere una decina di Tour.

È stato un Tour che presentando il meglio del ciclismo mondiale lasciava sperare in appassionanti duelli, che mai in 21 tappe si sono però avverati. E’ un fatto che da quando c’è Froome gli altri non hanno mai vinto nulla: Contador, quando non si è ritirato, non è nemmeno entrato in zona podio. Nibali ha vinto alla grande il Tour del 2014 ma non c’erano più né Froome né Contador costretti al ritiro per cadute nelle prime tappe.



Quintana ha vinto un Giro nel 2014 in cui l’unico avversario era Rigoberto Uran, simpatico, bravo ma non certo un assiduo vincente. Tutte le volte che ha incrociato Froome al Tour, il colombiano si è dovuto accontentare di stargli alle spalle. La proprietà transitiva applicata al ciclismo d’oggi porta a un’unica e inconfutabile verità: Froome è il più forte di tutti, almeno al Tour visto che finora non si è più cimentato al Giro dopo quelli da gregario sconosciuto del 2009 e 2010.

Il Tour lo ha vinto da marziano nel 2013, lo ha riconquistato l’anno scorso con la furiosa frullata nella prima salita pirenaica a La Pierre -Saint-Martin che ha annichilito gli avversari, quest’anno gli è bastato anche meno: un attacco nella discesa del Peyresourde, un colpo di mano sul piano nel vento di Montpellier, una cronoscalata da par suo. Si è concesso anche uno show da maratoneta nel caos della tappa del Ventoux che entrerà nelle immagini più viste della storia del Tour. Ecco in breve le pagelle dei promossi e bocciati.

Chris Froome: voto 10. Per le ragione di cui sopra.

Peter Sagan: 10. Mai visto nella storia della corsa francese una maglia verde così combattiva, istrionica, spettacolare. Il campione del mondo slovacco ha messo in mostra al Tour quanto di meglio può offrire il repertorio di un fuoriclasse sui pedali. Tre vittorie con una maglia gialla, tanti piazzamenti, attacchi continui, volate incredibili. Con la quinta vittoria nella classifica a punti è a un passo dal record del tedesco Zabel.

Mark Cavendish: 9,5. Sarebbe un altro 10 se fosse arrivato fino a Parigi, ma il Tour ha restituito al ciclismo uno dei più grandi velocisti di tutti i tempi, autentico super protagonista con Froome e Sagan di questa edizione della Grande Boucle. Sembrava il micidiale “long-bow” degli arcieri inglesi di Edoardo III nella Guerra dei Cent’anni per la facilità con cui ha sconfitto i rivali. Con il poker realizzato quest’anno, Cavendish ha raggiunto le 30 vittorie, a sole quattro lunghezze dai 34 successi di Eddy Merckx.

Romain Bardet: 8. Con la splendida azione solitaria a Saint-Gervais ha dato alla Francia l’unica vittoria in questo Tour garantendosi per la seconda volta il podio, questa volta addirittura alle spalle di Froome e prima di Quintana. In attesa di vedere come si evolverà il talentuoso ma inconcludente Alaphilippe (voto 5), vista la fragilità e l’incostanza di Thibaut Pinot (voto 4), è lui l’uomo in cui i francesi possono sperare per rivincere il Tour, un successo che manca loro dal 1985, dall’ultimo e quinto trionfo di Bernard Hinault.

Nairo Quintana: 5. Era il grande favorito assieme a Froome ma il colombiano non è mai apparso in grado di pungere, nemmeno sulle più dure salite, lui grimpeur puro. Un condor spennato che sale ancora sul podio solo grazie alla sfortuna che ha colpito Bauke Mollema (voto 6,5) nelle ultime due giornate alpine. Ma è un podio da terzo posto, colto quasi immeritatamente e perciò molto più amaro dei due precedenti ottenuti alle spalle di Froome nel 2013 e 2015.

Alejandro Valverde: 6,5. È il vecchio usato sicuro come Joaquin Rodriguez (voto: 6) . Di grandi giri ha vinto solo una Vuelta ma il murciano della Movistar a 36 compiuti è l’unico ad avere il coraggio di fare nello stesso anno Giro e Tour e correrli in prima linea, ottenendo il terzo posto in Italia e il sesto in Francia dove era al servizio di Quintana. Quanto a Purito, un settimo posto in classifica recuperato in extremis grazie al risveglio finale sulle Alpi dopo aver deluso soprattutto nella tappa di casa ad Andorra-Arcalis.

Vincenzo Nibali: 5. È uno dei pochi campioni in circolazione capace di vincere Tour, Vuelta e Giro: non si capisce perché, dopo il trionfo al Giro, sia venuto al Tour sapendo di fare più figuracce che imprese (l’unico piccolo acuto è il terzo posto a Morzine). Ciò detto, lo Squalo è anche da ammirare per la sua personalità perché è davvero raro vedere un corridore che dichiari coram populo di usare il “sacro” Tour come fosse uno stage di allenamento sul Teide o in Riviera in vista dei giochi olimpici di Rio.

Aru: 5,5. È vero che a 26 anni e al suo primo Tour può capitare di andare in crisi come è successo al sardo nella penultima tappa di Morzine ma la delusione per il suo precipitare al 13esimo posto a quasi 20 minuti da Froome è cocente. Adesso lo aspetta, dopo le Olimpiadi, la Vuelta dove incrocerà ancora Froome, Quintana e un Contador guarito dalle ferite del Tour. Ripetere il successo dell’anno scorso, quando batté Dumoulin, non sarà davvero facile.

Rafal Majka: 7. Doveva essere con Kreuziger l’uomo forte su cui poteva contare Contador. Il ritiro del Pistolero ha liberato i due corridori della Tinkoff dai compiti assegnati alla partenza. Kreuziger (voto: 6) è diventato l’uomo per la classifica riuscendo a entrare per un soffio nella la top ten mentre Majka si è dedicato alla maglia pois degli scalatori che ha brillantemente conquistato per la seconda volta dopo quella del 2014. Ha più volte cercato di vincere una tappa, ma anche per un pizzico di sfortuna non è mai riuscito a centrare l’obiettivo.

Adam Yates: 8. Maglia bianca come miglior giovane del Tour, è la bella rivelazione di questa edizione. Solo una piccola defaillance nella tappa di Saint-Gervais gli ha fatto perdere il terzo posto, togliendogli la soddisfazione di salire a Parigi sul podio con Froome e Bardet. A soli 23 anni, per il britannico della Orica GreenEdge, nato come pistard, una prestazione da incorniciare in un Tour che l’ha anche visto anche protagonista di un incidente a lieto fine quando prima dell’arrivo della settima tappa a Lac de Payolle gli è caduto addosso un arco gonfiabile che segnalava l’ultimo km.

Tom Dumoulin: 7. Il doppio successo in salita nella bufera di Andorra-Arcalis e nella cronometro rilanciano ad alto livello questo olandese, che – dopo essersi reso conto di non esser ancora pronto per lottare per la vittoria in un grande giro di tre settimane – sta finalmente esprimendo il meglio delle sue potenzialità che sono notevoli.

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