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Tour: Contador si ritira, Froome si rafforza

Lo spagnolo Alberto Contador è stato costretto a ritirarsi per infortunio dalla terza tappa pirenaica, vinta da Domoulin – Chris Froome controlla agevolmente la situazione del Tour e mantiene la maglia gialla, tenendo a distanza Quinbtana e staccando di un minuto Fabio Aru

Tour: Contador si ritira, Froome si rafforza

Doveva essere la tappa dei giganti, dagli scontri epici, ma quella che ieri è terminata nella bufera sotto un diluvio di grandine verrà ricordata soprattutto per l’abbandono di Alberto Contador. Sulla classifica ha inciso poco o nulla anche se ha lanciato un segnale non del tutto rassicurante su Aru che pur aiutato da un Nibali formato gregario ha perso quasi un minuto da Froome e Quintana. Al pari anchedi Valverde, Van Garderen e Kreuziger chehanno accusato una battuta a vuoto nel finale arrivando assieme ai due italiani dell’Astana.

A vincerla in solitario è stato quel Tom Dumoulin che l’anno scorso da queste parti stava per vincere la Vuelta prima di essere schiantato proprio da Aru nella penultima tappa. Un corridore, l’olandese della Alpecin-Giant che di classe ne ha da vendere, ma che intelligentemente ha preso atto di non avere le gambe per reggere corse di tre settimane – lo si è visto anche all’ultimo Giro dopo un inizio in maglia rosa – e che perciò si è messo alla caccia di vittorie di tappe di prestigio.



E quella a 2.440 metri dell’Arcalis è certamente una di quelle. Qui nel Tour del 1997 Jan Ullrich conquistò la maglia gialla mettendo le basi per il suo unico successo nella Grande Boucle. Dumoulin era entrato nella fuga nata appena dopo la partenza daVielha Val d’Aran quando la temperatura toccava i 37 gradi: con lui sono rimasti fino all’ingresso in Andorra una dozzina di compagni, poi mentre il cielo sul Principato diventava buio e minaccioso pronto a scaricare una violenta grandinata, l’olandese si involava tagliando il tragiardo con 38’’ su Rui Costa, Majka.

Alla spicciolata arrivavano nell’ordine Navarro e Anacona. Sesto a 2 minuti e mezzo era Thibaut Pinot che con Majka ha ingaggiato una lotta all’ultimo punto per la maglia a pois di migliore scalatore. Arrivato Mathias Frank, ultimo dei superstiti della fuga iniziale, nono a 3’44 ‘’, l’attenzione di tutta la carovana si concentrava sulle mosse dei big della classifica che avevano iniziato la salita finale con 8 minuti di ritardo da Dumoulin.

Di fatto l’hors categorie andorrano non ha offerto poco o nulla delle epiche sfide che evocava alla vigilia: Froome se ha sempre controllato ogni mossa dei suoi rivali, non ha mai dato l’impressione di voler chiudere ieri il Tour. Arriva 10° con lo stesso tempo di Adam Yates che anche ieri ha confermato di essere l’autentica rivelazione di questo Tour. Non perde secondi nemmeno Nairo Quintana, ma dal Condor colombiano ci si aspetttava un primo importante affondo, invece si è accontentato di restare incollato alle ruote di Froome.

Richie Porte e Daniel Martin passanoindenni il primo grande arrivo in salita. Perdono invece 20’’ Rodriguez e Mollema. La classifica, alla vigilia del primo riposo, subisce qualche assestamento con Aru e Kreuziger che escono dalla top ten anche se il loro ritardo resta di poco superiore al minuto da Froome. Perdono posizioni anche Valverde e Van Garderen scesi al 10° e 11° posto della graduatoria che resta comunque ancora molto corta in attesa del Mont Ventoux del 14 luglio.

Dato a Dumoulin quello che gli spetta per la sua impresa, la tappa resterà negli annali del Tour per il calvario, umano e sportivo, di Contador che ha abbandonato la corsaquando mancavano esattamente 100 km all’arrivo ad Andorra Arcalis. Un ritiro malinconico, in terra di Spagna, a metà dell’ascesa al Port del Cantò, la seconda asperità della tappa.

Un’uscita di scena sofferta e decisa dopo che all’inizio della frazione è stato proprio Contador ad accendere la miccia con un attacco sul Port de la Bonaigua. Un’azione che faceva ben sulla ritrovata salute del Pistolero che raggiungeva Valverde fino ad aggregarsi a un drappello di fuggiaschi tra cui Dumoulin, Pinot, Majka e De Gend. Il Tour, dopo l’exploit in discesa di Froome di sabato a Bagnères-de-Luchon, si pregustava il ritorno de del fuoriclasse spagnolo tormentato fisicamente dalle ferite per le due cadute nelle prime due tappe.

Ma era solo l’ultimo tentativo di Contador per vedere quale risposte potesse aver dal suo fisico provato anche da uno stato febbrile subentrato nella notte. Un test che avviliva il corridore quando si è accorto di non riuscire a tenere le ruote di Valverde e dei Movistar che stavano accelerando in testa alla corsa. Rassegnato Contador si faceva risucchiare dal gruppo guidato dal Team Sky di Froome, finendo addirittura nelle retrovie. Lo spagnolo si avvicinava all’ammiraglia sconsolato.

Hanno cercato di rincuorarlo un po’ tutti, anche alcuni colleghi di altre squadrecome Frank Schleck. Pensando alla giornata di riposo di oggi, Contador ha cercato di resistere per una decina di km con le telecamere del Tour che non lo perdevano d’occhio irradiando nel mondo il dramma del campione. Poi la definitiva resa con lo spagnolo che mette piede a terra e sale sulla vettura dando un altro addio al Tour che non riesce a vincere dal lontano 2009.

Una sorta di maledizione accompagna da anni le sue parteciupazioni alla Grande Boucle, da quando nel 2010 lo vinse per la terza volta sulla strada ma l’Uci gli tolse quella vittoria – assegnata ad Andy Schleck -per un caso di doping al clenbuterolo emerso a un controllo a metà Tour e punito un anno e mezzo più tardi tanto che Contador, dopo aver vinto il Giro del 2011, corse sub judice il successivo Tour, quello vinto da Cadel Evans davanti ai fratelli Scleck. Lo spagnolo finì quarto.

Poi qualche giorno dopo la fine del Tour arrivò la sentenza di una squalifica retroattiva di due anni che di fatto gli sottrasse oltre al Tour 2010 anche il secondo trionfo al Giro (assegnato a Michele Scarponi). Contador reclamò sempre la propria innocenza incolpando una contaminazione alimentare da una bistecca ma restò fermo al palo fino all’agosto 2012. Rientrò alla grande vincendo la Vuelta ma il suo obiettivo era riconquistare il Tour. Obiettivo che non è riuscito più a centrare : nel 2013 non andò oltre il quarto posto, l’anno successivo di nuovo la iella si accanì contro il Pistolero costringendolo al ritiro in seguito a una caduta nella decima tappa da Mulhouse a La Planche des Belles Filles.

L’anno scorso, dopo aver rivinto il Giro, tentò la storica doppietta con il Tour ma le fatiche italiane penalizzarono l’azione dello spagnolo che si classificò quinto a poco meno di 10 minuti da Chris Froome. Adesso, dato l’addio al Tour, Contadorsta già pensando alla Vuelta più che alla gara olimpica di Rio e alla Vuelta. Il Pistolero cade ma non molla. Al contrario è sempre più invogliato a lasciare il ciclismo Oleg Tinkoff, il patron russo della squadra di Contador e Sagan, dopo che anche quest’anno vede azzerate le speranze di vincere il Tour.

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