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Tod’s, la Procura chiede l’amministrazione giudiziaria per presunto sfruttamento dei lavoratori: il caso finisce in Cassazione

La Cassazione deciderà il 19 novembre quale tribunale dovrà occuparsi del caso, chiarendo chi potrà indagare sulle accuse di sfruttamento e sui limiti della responsabilità di Tod’s nella sua filiera produttiva

Tod’s, la Procura chiede l’amministrazione giudiziaria per presunto sfruttamento dei lavoratori: il caso finisce in Cassazione

La Procura di Milano ha chiesto nei mesi scorsi di sottoporre Tod’s Spa – la storica azienda guidata da Diego e Andrea Della Valle, simbolo dello stile italiano nel mondo – alla misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria. L’accusa è di aver “agevolato colposamente un pesante sfruttamento lavorativo” all’interno della propria catena di fornitura. In altre parole, secondo l’accusa, Tod’s non avrebbe impedito che, nei laboratori di alcuni subfornitori, venissero sfruttati lavoratori stranieri in condizioni disumane. I giudici, però, ritengono che non spetti a Milano occuparsi del caso: per loro, la competenza territoriale appartiene al Tribunale di Ancona. Sarà la Cassazione, il 19 novembre, a stabilire quale procura dovrà proseguire l’indagine.

Nonostante non sia indagata, Tod’s si ritrova nel mezzo di un caso che intreccia il lusso del Made in Italy e lo sfruttamento dei laboratori cinesi: due mondi uniti dall’“abbattimento dei costi e la massimizzazione dei profitti”, talvolta a discapito dei diritti dei lavoratori.

Tod’s: cos’è il caporalato e cosa significa “agevolazione colposa”

L’indagine è nata dopo una serie di ispezioni condotte dai Carabinieri del Nucleo Tutela del Lavoro, che hanno messo in luce situazioni di sfruttamento in diversi laboratori cinesi legati alla catena di appalti e subappalti del marchio, sia nelle Marche sia nell’area milanese. In due opifici marchigiani – “Wang Junii” a Monte San Giusto (Macerata) e “Lucy srls” a Torre San Patrizio (Fermo) – gli ispettori hanno riscontrato condizioni di lavoro estreme: turni notturni e festivi, macchinari senza dispositivi di sicurezza, e salari tra 2,75 e 4,5 euro l’ora, spesso per lavoratori senza permesso di soggiorno.

I riflettori si sono accesi anche su “Ritaglio Magico”, azienda di Varese considerata la capofila della filiera tra Tod’s e gli opifici cinesi. Per la Procura, il quadro emerso configura un sistema di caporalato – cioè reclutamento e sfruttamento illecito di manodopera – agevolato colposamente da Tod’s. In pratica: se un’azienda non controlla adeguatamente i propri fornitori, può essere considerata responsabile anche senza aver sfruttato direttamente i lavoratori.

Il pubblico ministero Paolo Storari ha chiesto il commissariamento dell’azienda, cioè l’affiancamento temporaneo di un amministratore giudiziario. Si tratta di una misura preventiva che lo Stato può applicare anche prima di una condanna, per interrompere attività ritenute pericolose o contrarie alla legge. Ma la misura non è stata ancora applicata, perché la vicenda è sospesa in attesa della decisione della Corte di Cassazione su una questione di competenza territoriale.

I controlli su altri laboratori e il “caso divise”

Parallelamente, gli inquirenti hanno esteso le verifiche ad altri laboratori cinesi in Lombardia, come la “Zen Confezioni srl” di Baranzate e l’impresa “Li Quingdong” di Vigevano, subfornitori della Maurel srl, che a sua volta riforniva Tod’s. In questi opifici, però, non si producevano scarpe o borse, ma divise per i commessi dei negozi Tod’s.

Da qui nasce una distinzione cruciale: secondo i giudici milanesi, Tod’s in questo caso è solo cliente, e non produttrice dei beni, quindi non può essere ritenuta responsabile diretta di eventuali abusi. Il pm Storari contesta però questa interpretazione, definendola “francamente incomprensibile”: “La distinzione introdotta tra prodotti destinati alla vendita (scarpe) e prodotti ad uso interno (divise) pare introdurre una sorta di distinzione tra caporalato consentito e non consentito, che è fuori dal sistema”. In sostanza, secondo la Procura, lo sfruttamento non cambia natura a seconda del tipo di prodotto realizzato.

Il nodo della competenza territoriale

A rendere più complessa la vicenda c’è la questione della competenza territoriale, ossia quale tribunale ha il diritto di giudicare. Per la Corte d’Appello di Milano, il centro dell’attività contestata si trova nelle Marche, dove operavano i due fornitori principali e dove Tod’s ha la sede legale a Sant’Elpidio a Mare (Fermo). La Procura di Milano non è d’accordo: secondo il pm Storari, anche a Baranzate e Vigevano sono emersi reati di caporalato, e quindi Milano non può dichiararsi incompetente. La Cassazione, il prossimo 19 novembre, dovrà sciogliere definitivamente il nodo.

La replica di Tod’s

In relazione alle notizie sul “supposto sfruttamento di lavoratori da parte di suoi subfornitori”, Tod’s ribadisce di rispettare tutta la normativa vigente, compresa quella sul lavoro, e che i propri ispettori eseguono controlli costanti nei laboratori che seleziona e utilizza. L’azienda sottolinea “molta amarezza nel pensare che, se fossimo stati interpellati al momento opportuno – quindi molti mesi fa -, avremmo potuto dare tutti i chiarimenti del caso e avremmo potuto spiegare con chiarezza la nostra organizzazione produttiva, che è sempre stata disciplinata rispettando regole e leggi”.

Tod’s precisa inoltre che i laboratori “visitati regolarmente dai nostri responsabili, sottoscrivono, prima di cominciare a operare con il gruppo, accordi che tutelano la qualità dell’ambiente di lavoro e le condizioni dei dipendenti che vi operano, nonché, ovviamente, il rispetto dei contratti nazionali di lavoro”. Gli stabilimenti Tod’s “sono considerati un’eccellenza mondiale in fatto di tutela ambientale e servizi sociali atti a migliorare la vita quotidiana di chi ci lavora. Per Tod’s, la qualità dei prodotti e la qualità della vita lavorativa dei nostri dipendenti sono elementi imprescindibili”. Infine, l’azienda assicura: “convinti di questa posizione, nei prossimi giorni prenderemo visione delle carte dei procedimenti in essere e forniremo tempestivamente tutti i necessari chiarimenti atti a dimostrare la nostra totale estraneità”.

Tod’s: le decisioni già prese e cosa accadrà ora

A marzo, il Tribunale di Milano – sezione Misure di Prevenzione aveva respinto la richiesta della Procura, osservando che per i laboratori lombardi la responsabilità dei mancati controlli ricadeva sulla società appaltante italiana, cui Tod’s aveva affidato inizialmente la commessa e che a sua volta aveva subappaltato ai laboratori cinesi; inoltre, i capi prodotti da questi opifici erano destinati ai dipendenti di Tod’s e non alla vendita al pubblico. Per i laboratori marchigiani, invece, dove Tod’s avrebbe direttamente appaltato la produzione di tomaie, il Tribunale aveva stabilito che la competenza spettasse alla magistratura marchigiana, segnando il nodo centrale della futura decisione della Cassazione.

L’indagine su Tod’s non è un caso isolato: nei mesi scorsi procedimenti simili hanno coinvolto Loro Piana, Valentino, Alviero Martini, una società del gruppo Armani e una controllata italiana del gruppo Dior. Tutti episodi che, pur con esiti diversi, mettono in luce una fragilità comune: la difficoltà di controllare una filiera globale e frammentata, dove il prestigio del marchio si scontra con la realtà, spesso opaca, della produzione conto terzi.

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