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Svolta per il Politecnico di Milano: bienni specialistici e dottorati saranno in lingua inglese

Il Politecnico di Milano, che già vanta il 17% di studenti stranieri (contro la media italiana del 3,6%) dà un’ulteriore spinta all’internazionalizzazione: dall’anno accademico 2014-2015 l’intera offerta formativa successiva alla laurea triennale sarà proposta in lingua inglese – “I nostri ragazzi devono abituarsi”, spiega il rettore Giovanni Azzone.

Svolta per il Politecnico di Milano: bienni specialistici e dottorati saranno in lingua inglese

Senza l’inglese non si va da nessuna parte. E’ sempre più il caso di dirlo, dopo la svolta epocale del Politecnico di Milano, che a partire dall’anno accademico 2014-2015 proporrà l’intera offerta formativa magistrale (bienni specialistici e dottorati) esclusivamente in lingua inglese.

Dopo la laurea triennale, insomma, via libera all’internazionalizzazione. “L’italiano i ragazzi devono impararlo al liceo – ha tagliato corto il rettore Giovanni Azzone – pensare di farlo all’università è tardi. Non si può chiedere alle università di insegnare una professione e, nel frattempo, fornire anche competenze di questo genere. Se dovessero fare anche il liceo farebbero male entrambe le cose”.

La scelta, che costerà un investimento da 3,2 milioni di euro per attrarre docenti dall’estero, è l’ultimo tassello di un percorso iniziato da tempo e che ha permesso all’ateneo milanese di vedere gli studenti stranieri sul totale degli iscritti passare dall’1,9% nel 2004 al 17,8% nel 2011, mentre la media italiana è scesa al 3,6%, lontanissima dal 10% dei Paesi industrializzati e dal 20% del Regno Unito.

Gli studenti stranieri –ha spiegato ancora Azzone – sono un valore aggiunto per il nostro paese. L’Italia ha una forte attrattiva culturale, ma anche una barriera, la conoscenza limitata della lingua: insegnando in inglese attraiamo tutte quelle persone interessate alla cultura italiana. I nostri ragazzi, invece, oltre alle competenze più scientifiche, anche un’apertura culturale internazionale. Perché un ragazzo che si affaccia al mondo del lavoro deve abituarsi a lavorare in contesti internazionali”.

Messaggio chiarissimo, e in linea con quanto già parzialmente fatto da altre università come la stessa Bocconi di Milano, il Politecnico di Torino e la Luiss di Roma, ma non condiviso da tutti. “Può essere una strada ragionevole per un’università privata, ma non per quella pubblica. Altra cosa invece se viene impartito in inglese l’insegnamento di determinate materie e solo in alcuni corsi”, è l’obiezione del linguista Tullio De Mauro.

Tuttavia, risulta ormai chiaro che questo passaggio è fondamentale, soprattutto vista la scarsa propensione, stando a una recente indagine dell’istituto Makno, degli studenti italiani al multiculturalismo. Ma in un mercato del lavoro sconvolto dalla crisi, la necessità di conoscere le lingue per aprirsi opportunità anche all’estero appare sempre più evidente.

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