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Superman, il nuovo film esce dagli stereotipi del Maga caro a Trump. E scatena le reazioni di chi vorrebbe eliminare il “politically corretto”

La nuova edizione del film, arrivata in questi giorni sui servizi di streaming, ha sollevato un forte dibattito sui social e sulla grande stampa Usa sui temi, da alcuni considerati poco cool, della gentilezza e dell’empatia

Superman, il nuovo film esce dagli stereotipi del Maga caro a Trump. E scatena le reazioni di chi vorrebbe eliminare il “politically corretto”

Superman (2025), diretto e scritto da James Gunn, prodotto dallo stesso Gunn insieme a Peter Safran per DC Studios, è arrivato sui servizi di streaming dove si può noleggiare. Il film ha acceso un forte dibattito, sui social e anche sulla grande stampa americana, su una scena particolare che non è affatto è piaciuta a chi sente affinità con la visione del movimento MAGA.

David Corenswet interpreta Clark Kent/Superman, Rachel Brosnahan è Lois Lane e Nicholas Hoult veste i panni di Lex Luthor. Completano il cast Nathan Fillion (Lanterna Verde), Edi Gathegi (Mr. Terrific), Isabela Merced (Hawkgirl) e Anthony Carrigan (Metamorpho).

Superman torna sulla Terra dopo anni di assenza per riconciliarsi con la sua doppia eredità, kryptoniana e umana. Dovrà affrontare l’imprenditore Lex Luthor per salvare il mondo e ricostruire il suo rapporto con Lois Lane

La scena dello scoiattolo

Durante la cruenta battaglia con un kaiju a Metropolis, Superman devia improvvisamente la sua traiettoria di volo per salvare uno scoiattolo, che stava per essere schiacciato dalla creatura mostruosa scatenata da Lex Luthor. La scena, seppur brevissima, coglie di sorpresa lo spettatore: perché l’eroe mette a rischio sé stesso e la missione di proteggere la città per un gesto tanto piccolo, candido, quasi fuori scala rispetto alla devastazione in corso?

Ci si sarebbe aspettati che intervenisse per salvare un bambino, un anziano, un simbolo della città. E invece sceglie di proteggere una creatura adorabile, ma apparentemente marginale nel contesto di tanta distruzione. Nei test screening, alcuni membri della produzione misero in discussione la coerenza della scena. Lo stesso James Gunn pensò inizialmente di tagliarla, temendo interrompesse il ritmo visivo e narrativo dell’azione. Alla fine però il regista decise di mantenerla: il gesto rappresenta perfettamente la natura empatica e gentile dell’eroe nonché la sua profonda convinzione che ogni vita, anche la più piccola, abbia un valore universale.

Fuori sync, ma cool

È probabile che tale scena, la natura stessa di questo Superman e il film nel suo complesso non abbiano entusiasmato i fan di Hulk Hogan — con tutto il rispetto per la persona di Terry Gene Bollea, scomparso pochi giorni fa. A Gunn premeva mostrare quanto il suo eroe fosse “fuori sincro”, fuori moda, in un mondo di cinismo e prevaricazione. Essere gentili, non abusare dei propri poteri: ecco l’atto sovversivo. E, paradossalmente, anche “cool”.

Oggi gentilezza ed empatia sembrano valori in via di estinzione. Alcuni le ritengono persino deleteri, non in sé, ma perché elevati a santuari, oltre ogni misura ragionevole. Forse nella squirrel sequence di “Superman” si manifesta proprio quell’eccesso di attenzione alla diversità che infastidisce chi ritiene che il mondo del “politicamente corretto” debba essere emendato. Una volta per tutte.
E così accade che, pur edificante, il gesto spontaneo e salvifico di Superman — in quel contesto di lotta per la sopravvivenza — venga percepito da alcuni come un messaggio sbagliato, persino diseducativo: un atto da “Superwoke”. Per costoro, allora, risulta più onesto e adeguato alla situazione la metafora dell’Alligator Alcatraz.

Contro l’empatia

Leggo che la parola “empathy” entra nell’inglese solo nel 1908 dal tedesco Einfühlung, ma l’idea di immedesimazione emotiva era già presente nel Settecento come “sympathy” in Adam Smith e David Hume. Per i due pensatori, “sympathy” significava sentire quasi sulla propria pelle le emozioni dell’altro: non semplice pietà, ma una partecipazione profonda, capace di creare un legame etico tra individuo e comunità.

Allie Beth Stuckey (Toxic Empathy) e il pastore Joe Rigney (The Sin of Empathy), autori evangelici, attaccano nei loro bestseller l’empatia come espediente subdolo per indebolire il rigore morale cristiano che viene dalla Bibbia. A questo modello contrappongono l’ideale di “compassione ancorata alla verità”: un sentimento operante ma sempre guidato dai comandamenti divini, dove empatia e aiuto valgono solo se moralmente giustificati dalla Scrittura.

Nel saggio Against Empathy (2016), lo psicologo canadese Paul Bloom propone di sostituire all’empatia una “compassione diffusa”, di maggiore utilità per l’etica pubblica e per guidare scelte razionali su larga scala. Durante il processo di Gerusalemme, perfino Adolf Eichmann si presentò come “empatico” e seguace della morale kantiana, avendo egli agito secondo un principio universale, senza però averlo sottoposto alla luce del pensiero critico. In un intervento dello scorso marzo al podcast di Joe Rogan, che conta milioni di ascoltatori, Elon Musk ha deriso i progressisti per essersi arresi a una “empatia suicida”, talmente fuori controllo da diventare autodistruttiva.

Quel che resta del giorno

Non so se Musk avesse in mente — ma ne dubito — la vicenda archetipica della Medea di Euripide, dalla quale Pier Paolo Pasolini ha tratto un film personalissimo, con Maria Callas nel ruolo della protagonista.
Un atto di empatia di Creonte, re di Corinto, nei confronti di Medea scatena un uragano di sciagure che colpiscono lui stesso, la figlia, la prole di Medea e Giasone e la città intera. Il re affronta Medea — della quale teme i poteri malefici — per esiliarla; ma sul punto di farlo con effetto immediato, cede per pietà a una sua accorata supplica che appare sincera. La donna, straniera mai davvero integrata tra i greci, lo implora: “Lasciami restare ancora per questo giorno, così potrò pensare a come partire per l’esilio e a come procurare ai miei figli il necessario per il viaggio”. E Creonte: “Non mi sono mai comportato da tiranno e più di una volta la pietà per gli altri è stata la mia rovina. E anche adesso sto facendo un errore, donna, lo vedo bene: ma avrai quello che vuoi.” In quel che resta di quel giorno, Medea consuma la sua vendetta. “Mi ha permesso di restare ancora un giorno, nel quale farò cadaveri dei miei nemici”, recita la donna. E da allora, “niente è più possibile, ormai”.

La linea rossa

“Un autentico leader si misura sulla sua capacità di dire no”, soleva dire Steve Jobs. Non è un’affermazione particolarmente empatica, ma al buon Creonte sarebbe servito proprio un bel “no”.
Dopo questa digressione, torniamo al nostro tema principale.

La scena dello scoiattolo mi ha smosso le stesse corde emotive che, anni fa, furono toccate da un momento de “La sottile linea rossa” di Terrence Malick. Si tratta tuttavia una scena polare, sebben speculare nella sua intenzione. Dopo la carneficina dell’assalto della fanteria americana alla postazione giapponese sulla collina di Guadalcanal, Malick inserisce una serie di intermezzi di natura devastata: alberi spezzati, animali in fuga, un silenzio irreale. Il brusco stacco dalle immagini di guerra ci prepara a una visione ancor più atroce: un uccellino ferito si dibatte nel fango, coperto di polvere, incapace di volare con le ali spezzate da un’esplosione. Un piccolo essere incolpevole, mutilato nel proprio habitat naturale, simboleggia l’innocenza del creato sconvolto dalla violenza consapevole e colpevole dell’uomo. È forse proprio qui che passa la vera linea rossa del film.

Ortone e il mondo dei Chi

Per dare senso al gesto di Superman — il kryptoniano dai poteri straordinari — basta rivolgersi a uno dei libri per bambini più formativi mai scritti: Ortone e i piccoli Chi di Dr. Seuss, scrittore e illustratore americano. Nel clou della storia, l’elefante Ortone decide di proteggere i minuscoli abitanti della città di Whoville, che vivono su un granello di polvere. Solo il pachiderma riesce a percepire le loro flebili voci.
Per questa sua inspiegabile decisione, Ortone viene catturato dalla banda dei Wickersham — scimmie, canguri, aquile — grandi animali della giungla convinti che abbia perso il senno.
Lo strattonano, lo picchiano, lo trascinano verso una gabbia. Eppure, Ortone, pur sopraffatto, riesce ancora a farsi sentire da Sindachì, il sindaco di Whoville, al quale grida: “Don’t give up! I believe in you all!
A person’s a person, no matter how small! And you very small persons will not have to die
If you make yourselves heard! So come on, now, and TRY!”

Quali parole migliori per augurare a tutti voi un buon settembre. Nel 2008 è uscito anche un film d’animazione tratto dal libro, “Ortone e i piccoli Chi”, diretto da Jimmy Hayward e Steve Martino. Nell’edizione originale Ortone ha la voce di Jim Carrey; in quella italiana, di Christian De Sica.

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