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Startup Italia: buone idee ma pochi investimenti

Secondo 360Entrepreneurial Index, calcolato dall’osservatorio Digital360 del Politecnico di Milano, l’Italia è solo 19 esima in Europa per imprenditorialità high tech – Rangone: “Usare il Recovery Fund e semplificare la burocrazia”.

Startup Italia: buone idee ma pochi investimenti

L’Italia non è ancora un Paese per l’imprenditorialità high-tech. Secondo il 360Entrepreneurial Index, l’indice calcolato dall’osservatorio Digital360 del Politecnico di Milano, siamo solo al 19 esimo posto in Europa in quanto a investimenti in startup e in scaleup e a capacità di generare exit o unicorni. Al primo posto compare il Regno Unito e poi via via, davanti a noi, ci sono Paesi storicamente avanzati come gli scandinavi o i baltici, o Paesi che godono di agevolazioni fiscali come Irlanda e Lussemburgo, ma anche realtà più piccole, come Cipro (addirittura settima), la Romania, la Croazia e la stessa Spagna. Per dare un’idea del ranking del nostro Paese (calcolato su un totale di 28 membri), il punteggio dell’Uk è di 137 punti, quello della Germania di 80, quello italiano di 52.5 e quello della Grecia fanalino di coda 17.2.

La nota più dolente, che ci vede proprio agli ultimissimi posti in assoluto (25 esimi) è quella della “Entrepreneurial Quantity”, ovvero della quantità totale di investimenti equity per il finanziamento di startup in rapporto al PIL: in questa specifica classifica abbiamo addirittura perso posizioni nel 2019 rispetto al 2018, con soli 610 milioni di dollari complessivi raccolti, una cifra in crescita ma molto meno rispetto a quanto fatto dai nostri partner europei. In compenso migliora la cosiddetta “Entrepreneurial Quality”, cioè le operazioni di investimento in scaleup, soprattutto grazie ad alcuni investitori stranieri che testimoniano un crescente interesse internazionale per il nostro ecosistema, di buona prospettiva. In questa graduatoria siamo 16 esimi, ma ancora facciamo nella capacità di generare Exit o Unicorni (Entrepreneurial Outcome): in top ten, per la precisione ottavi.



Anche in questo caso tuttavia si registra un lieve peggioramento rispetto al 2018, da analizzare considerando però la volatilità di questo indice su cui possono essere determinanti operazioni eccezionali legate a fenomeni estemporanei, anche in ecosistemi poco maturi. Eppure far crescere l’ecosistema tech gioverebbe un po’ a tutti: infatti la ricerca rivela anche una correlazione positiva tra Pil pro capite dei Paesi europei con il relativo livello di imprenditorialità: il Pil pro-capite cresce nei paesi in cui è più alto il 360Entrepreneurial Index (considerando un time-lag di un anno per tener contro che l’attività imprenditoriale mostra effetti con un ritardo temporale). E si osserva anche una correlazione positiva significativa tra l’indice di imprenditorialità e la qualità di Governo (misurata attraverso The Worldwide Governance Indicators di World Bank), ad indicare l’importanza di un sistema politico-governativo efficace per favorire lo sviluppo dell’ecosistema di startup.

“La ricerca del 360Entrepreneurial Index – ha commentato Andrea Rangone, Presidente di Digital360 – mostra i passi avanti compiuti negli ultimi anni dall’ecosistema italiano delle startup, anche se non ancora sufficienti a recuperare il ritardo rispetto alle realtà più mature. Considerando il trend complessivo, si nota un raddoppio dello score negli ultimi due anni, realizzato in gran parte tra il 2017 e 2018, quando ha registrato un +89%, mentre nel 2019 la crescita è stata lieve, pari al +14%. Nel 2020, a causa della crisi connessa all’emergenza sanitaria, il panorama startup italiano rischia di vedere contrarre sensibilmente gli investimenti e il Paese di perdere esperienza di innovazione fondamentale per il suo futuro industriale: in questo momento è cruciale sostenerlo con liquidità e semplificazioni di oneri e burocrazia“.

“A questo scopo – ha chiuso Rangone -, è positiva sia l’accelerazione dell’operato del Fondo Nazione dell’innovazione, con la sua dotazione di un miliardo circa di risorse finanziarie, sia la finalizzazione delle importanti risorse finanziarie del Recovery Fund, che a mio avviso dovrebbero essere utilizzate anche per potenziare la spinta alle startup tecnologiche. Non dobbiamo perdere questa occasione per cercare di recuperare il gap rispetto ai paesi più avanzati”.

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