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Spagna: dall’incarico al popolare Feijóo al possibile governo socialista di Sanchez, ecco numeri e scenari possibili

La Spagna cerca di uscire dallo stallo politico, ma le possibile che la destra riesca a formare un governo sono pochissime. Sanchez attende al varco. Ecco cosa può succedere a Madrid nei prossimi giorni

Spagna: dall’incarico al popolare Feijóo al possibile governo socialista di Sanchez, ecco numeri e scenari possibili

A quasi un mese di distanza dalle elezioni del 23 luglio, martedì sera il Re di Spagna Felipe VI ha conferito ad Alberto Nuñez Feijóo, leader del Partito Popolare, l’incarico di formare un nuovo governo. Una decisione scontata, considerando che il PP è il partito che ha ottenuto il maggior numero di voti alle elezioni. Il problema? Non ha i numeri per governare. Sono infatti pochissimi a scommettere che Feijóo riuscirà a superare la fatidica soglia di 176 seggi necessaria per arrivare all’agognata maggioranza. È invece convinto di farcela il premier ad interim e leader del Partito Socialista Pedro Sanchez che, forte del successo ottenuto pochi giorni fa alla Camera con l’elezione di Armengol a presidente, attende alla porta il fallimento dell’avversario e si dice pronto a subentrare per dare alla Spagna un nuovo esecutivo progressista. 

Governo Spagna: i numeri della destra 

Il leader del Partito Popolare Alberto Nuñez Feijóo può attualmente contare su 172 deputati: 137 del Pp, 22 dell’ultradestra di Vox e 2 appartenenti, rispettivamente, alla Coalición Canaria e all’Upn di Navarra. Ne mancano quattro nonostante Feijóo sia riuscito a ricucire in extremis con Vox che il 17 agosto aveva deciso di non votare il candidato del Pp alla presidenza della Camera dopo che quest’ultimo si era rifiutato di concedere alla forza politica guidata dal sovranista Santiago Abascal anche una sola vicepresidenza in Parlamento.

Abascal, dopo aver fissato alcune “condizioni imprescindibili” ha invece confermato al Re di essere pronto a sostenere un governo guidato da Feijóo. Mancano però altri quattro seggi per arrivare alla maggioranza di 176 e tutti gli altri gruppi politici hanno escluso categoricamente l’ipotesi di entrare in un Governo che comprenda anche gli estremisti di Vox. 

Governo Spagna: i numeri del centrosinistra

Diversa la situazione nel centrosinistra, rafforzato proprio dall’elezione di Francina Armengol alla presidenza del Congresso ottenuta grazie all’accordo in extremis tra il Partito Socialista e gli indipendenti catalani di Junts per Catalunya (detto Junts). 

Il numero uno del Psoe Pedro Sanchez, attuale premier ad interim, ha infatti detto al Re di «essere nelle condizioni di riunire il sostegno parlamentare necessario». Ad oggi il leader socialista può contare su 171 seggi certi: i 121 del suo partito i 31 di Sumar, e i 19 complessivi ottenuti dai vari gruppi nazionalisti e separatisti catalani, baschi e galiziani. Sanchez ha però aggiunto al conto i 7 seggi degli indipendentisti di Junts, arrivando in totale a 178. Con il partito di Carles Puidgemont, in realtà, le trattative sono ancora in corso e tutt’altro che semplici a causa delle rivendicazioni di Junts su un possibile referendum per l’autodeterminazione e un’amnistia per dirigenti e attivisti indipendentisti incriminati a seguito della consultazione illegale del  2017. La strada è ancora lunga, ma non impossibile da percorrere.

L’orologio elettorale

La presidente del Congresso Armengol ha annunciato che il dibattito di investitura di Feijóo si terrà il 26 e il 27 settembre, dando dunque al PP oltre un mese di tempo per trovare i 4 voti necessari a formare la maggioranza. Subito dopo si terranno i due voti di fiducia previsti dalla legge, a distanza di 48 ore l’uno dall’altro.

Dal primo voto di fiducia comincerà però a ticchettare l’orologio elettorale. La legge stabilisce infatti che se nessun candidato è eletto premier entro 60 giorni dalla fiducia, si sciolgono automaticamente le Camere e si convocano nuove elezioni. Ed è proprio su questo che conta Sanchez per far pressione sugli indipendentisti di Junts. Il partito catalano sperava in un risultato di gran lunga superiore rispetto a quello ottenuto alle elezioni del 23 luglio e rischia di uscire ulteriormente ridimensionato da una nuova tornata elettorale, che vorrebbe evitare a tutti i costi, consapevole che, la possibilità di scottarsi giocando col fuoco è altissima. Ed è proprio su questo punto che si giocherà la partita per il nuovo governo. 

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