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Snam-Terna, la fusione piace al mercato e non avrebbe bisogno di un aumento di capitale

Cinque studi di analisti finanziari giudicano la fusione come l’ipotesi più market friendly dello scorporo da Eni e smentiscono il Financial Times: Terna non avrebbe bisogno di un aumento di capitale per acquistare il 30% di Snam – Entro maggio il verdetto del Governo.

Snam-Terna, la fusione piace al mercato e non avrebbe bisogno di un aumento di capitale

Manca poco più di un mese al 31 maggio, data in cui il Governo dovrà emettere il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e decidere come procedere sullo scoroporo dell’utilty che gestisce la rete nazionale del gas, Snam. Ora infatti Snam è controllata per il 50% da Eni (a sua volta per il 30% statale). Di questa metà, un 20% verrebbe venduto sul mercato. Sul restante 29% ci sono due opzioni in ballo: o la cessione alla Cassa depositi e prestiti (controllata dal Tesoro al 70%) o la vendita a Terna, società che gestisce in Italia la rete elettrica. 

Pochi giorni fa il Financial Times spiegava che la possibile cessione di Snam alla Cdp, sarebbe vista dagli investitori stranieri come una sorta di nazionalizzazione e disincentiverebbe gli investimenti esteri, di cui il Paese ha più che mai bisogno in questo momento. Il quotidiano inglese si pronunciava invece estremamente favorevole alla fusione Snam-Terna – che ricorda l’operazione del National Grid del 2002 – e che secondo gli analisti potrebbe portare sinergie fino a 110 milioni.

Tuttavia sono sorte alcune polemiche riguardo l’asserzione, riportata da FT, per cui Terna avrebbe bisogno di un aumento di capitale tra 1,5 e 2 miliardi di euro per procedere all’acquisto del 30% di Snam (che varrebbe, al valore di chiusura di ieri, più di 3,5 miliardi di euro). Ben cinque report finanziari smentiscono questa affermazione, dichiarando “irrealistica” l’ipotesi di un aumento di capitale da parte di Terna che possiede una liquidità da 2,5 miliardi e potrebbe incrementare le proprie risorse fino a 1,5 miliardi attraverso un’operazione di “lease back” (cartolarizzazione di assets). Sulle sinergie di almeno 100 milioni di euro che deriverebbero da una fusione Terna-Snam sono invece concordi.

Banca Akros – “Riteniamo che sia una partita politica, difficilmente prevedibile, ma in ogni caso escludiamo che Terna avrà bisogno di un aumento di capitale”. 

Kepler – “Crediamo che la carotlarizzazione di alcune porzioni della rete (1,5 miliardi), insieme ai 2,5 miliardi di credito attualmente disponibile renderebbero fattibile” l’acquisto di Snam “senza un aumento di capitale”. 

Ubs – “Nonostante la decisione finale sa nelle mani del governo italiano, una parte di controllo in Snam è uno scenario plausibile”.

Centrobanca – “Secondo le nostre stime Terna potrebbe portare a termine questo accordo senza un aumento di capitale in quanto il Gruppo possiede una flessibilità finanziaria assicurata da quasi 2,5 miliardi di linea di credito e potrebbe vendere circa 1,5 miliardi di assets selezionati a una Spv”. 

Cai – “L’accordo è politico ma il coinvolgimento di Terna avrebbe senso perché permetterebbe di evitare un esborso del governo (o della Cassa depositi e prestiti) e dunque, riteniamo valga la pena di analizzare un simile scenario”. 

 A Piazza Affari, intorno alle ore 10,40, il titolo Snam cede lo 0,50% a 3,56 euro mentre Terna è quasi in parità (-0,07% a 2,808 euro).


  

 

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