Dopo quaranta giorni di paralisi, il più lungo shutdown della storia americana sembra giunto al capolinea. Nella notte tra domenica e lunedì, al Senato è stato raggiunto un accordo bipartisan per rifinanziare il governo federale almeno fino al 30 gennaio, aprendo così la strada alla riapertura degli uffici pubblici, al pagamento degli stipendi e alla ripartenza dei servizi essenziali.
La notizia, anticipata dalla Cnn e confermata da più fonti parlamentari, segna il primo passo decisivo per la riapertura dopo settimane di stallo che hanno congelato Washington e messo in difficoltà centinaia di migliaia di lavoratori federali.
L’accordo: fondi temporanei e una tregua fragile
L’intesa, negoziata tra il leader repubblicano John Thune e un gruppo di senatori democratici moderati, garantisce la riapertura del governo solo per tre mesi. In cambio, i repubblicani hanno accettato due punti chiave richiesti dai democratici:
- il reintegro immediato dei dipendenti federali licenziati durante lo shutdown,
- il divieto di ulteriori licenziamenti almeno fino al 30 gennaio.
Il pacchetto prevede inoltre che i lavoratori in congedo forzato ricevano retribuzioni arretrate e che l’Ufficio di Gestione e Bilancio non possa avviare nuovi tagli.
Un capitolo a parte riguarda la sanità: il voto sull’estensione dei sussidi dell’Affordable Care Act (Obamacare) è stato scorporato e rinviato a dicembre, dopo un impegno formale di Thune a portarlo in aula “non oltre la seconda settimana del mese”.
L’ottimismo (moderato) di Trump
“Sembra che ci stiamo avvicinando alla fine dello shutdown” ha confermato il presidente Trump rientrando domenica sera alla Casa Bianca dal suo resort di Mar-a-Lago.
L’accordo, ha spiegato la Cnn, include anche la riattivazione del programma di assistenza alimentare sospeso durante la chiusura, che sostiene oltre 42 milioni di americani. Secondo il senatore democratico Tim Kaine, la misura “tutelerà i dipendenti federali dai licenziamenti ingiusti e garantirà loro il pieno recupero delle retribuzioni perdute”.
Le divisioni tra i democratici
Ma la tregua non è unanime. Alcuni senatori progressisti hanno criticato duramente i colleghi che hanno votato con i repubblicani, otto in tutto, accusandoli di aver “ceduto” troppo facilmente. La senatrice Jeanne Shaheen (New Hampshire) ha difeso la scelta definendo l’accordo “l’unica opzione sul tavolo”. Ma sui social la pioggia di insulti è stata immediata da “venduti” a “senza spina dorsale” o “traditori”, scrivono molti utenti democratici.
Il leader della minoranza Chuck Schumer ha annunciato che “si opporrà al piano di compromesso”, sostenendo che la battaglia per estendere i sussidi sanitari “deve continuare”.
Il caos nei cieli: voli cancellati e aeroporti al collasso
Intanto, l’impatto economico del blocco si è fatto sentire. Il consigliere economico della Casa Bianca, Kevin Hassett, ha avvertito che il Pil del quarto trimestre potrebbe virare in negativo se la chiusura si fosse protratta oltre metà novembre.
Il morale dei consumatori americani è sceso ai minimi da tre anni e mezzo, mentre centinaia di migliaia di dipendenti federali lavorano senza stipendio o restano a casa dal 1° ottobre, quando è scattato il blocco dei finanziamenti.
Tra i settori più colpiti, quello del trasporto aereo. Domenica le principali compagnie, Southwest, Delta, United e American Airlines, hanno ridotto drasticamente i voli a causa della carenza di personale di controllo e del taglio del 4% imposto dalla FAA. Southwest ha cancellato oltre 250 voli tra lunedì e martedì, Delta ne ha annullati più di 450 in un solo giorno mentre la United prevede oltre 600 cancellazioni tra domenica e martedì.
Il segretario ai Trasporti Sean Duffy ha avvertito che, se la situazione non si sblocca, “i viaggi aerei potrebbero ridursi a un filo prima del Thanksgiving”. Il ritorno alla normalità, anche dopo la riapertura, richiederà giorni: stipendi, turnazioni e logistica devono essere riallineati dopo sei settimane di fermo quasi totale.
Prossimo passo il voto alla Camera
Dopo il voto positivo al Senato, il disegno di legge passerà ora alla Camera per l’approvazione definitiva, prima di arrivare sulla scrivania di Trump per la firma.
Intanto il mercato mostra sollievo, con i future sul Nasdaq in rialzo di oltre l’1% e quelli sullo S&P 500 in aumento dello 0,65%.