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Fosta oțelărie Ilva: Federacciai și un consorțiu de 14 companii depun o cerere de exprimare a interesului. Ce se întâmplă în continuare?

La cordata punta sugli impianti a freddo e potrà ora accedere alla data room per valutare conti e condizioni dell’operazione. Un primo passo verso una possibile offerta, mentre restano da sciogliere i nodi sull’area a caldo e sul futuro industriale di Taranto

Fosta oțelărie Ilva: Federacciai și un consorțiu de 14 companii depun o cerere de exprimare a interesului. Ce se întâmplă în continuare?

La partita per il futuro dell’fosta Ilva entra nel vivo. O così almeno sembra. Federacciai e 14 imprese siderurgiche italiane hanno presentato il 18 agosto la expresie de interes per gli stabilimenti di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi. È il primo passo concreto della cordata italiana, che ora dovrà capire se ci sono le condizioni per trasformare l’interesse in una vera offerta. Sul tavolo restano soprattutto il futuro dell’area a caldo, i lavoratori e il ruolo del governo.

A firmare la manifestazione, insieme a Federacciai, sono Abs Acciaierie Bertoli Safau, Oțelărie La revedere, Oțelării Veneția, Advanced Steel Solutions (Gruppo Asonext), Afv Acciaierie Beltrame, Alfa Acciai, Compagnia Siderurgica Italiana, Duferco Travis e Profiluri, Feralpi Industria siderurgică, Ferriera Valsabbia, Lucchini Rs Holding, Marcegaglia Carbon Oţel, O.R.I. Martin e Rubiera Special Steel.

La decisione arriva dopo l’incontro del 5 agosto tra il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, e il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Siamo in campo – ha detto Gozzi –. Adesso si tratta di verificare l’esistenza delle condizioni abilitanti. Lo faremo con il Governo italiano nei prossimi giorni”.

Ex Ilva, la cordata italiana punta sull’area a freddo

Il progetto ha un perimetro ben definito. La cordata italiana guarda soprattutto all’zonă rece, vale a dire agli impianti che lavorano l’acciaio a valle della produzione primaria. Restano invece fuori dal progetto gli altiforni e, più in generale, l’area a caldo di Taranto.

È un punto centrale perché proprio sull’area a caldo si concentra uno dei passaggi più delicati dell’intera vicenda. Il 27 luglio la Curtea de Apel din Milano a aranjat-o stop degli impianti entro 90 giorni, alla luce delle criticità ambientali legate alle emissioni. I commissari di Acciaierie d’Italia hanno presentato ricorso in Cassazione, ma il provvedimento continua a pesare sul futuro dello stabilimento tarantino.

Per gli acciaieri italiani la sfida è quindi costruire un nuovo assetto industriale partendo dagli impianti a freddo. Una parte degli stabilimenti avrebbe bisogno di investimenti e lavori di ripristino per tornare a pieno regime. C’è poi il problema delle bramme, indispensabili per alimentare le lavorazioni. In quest’ottica, Federacciai ha indicato anche una possibile soluzione temporanea: Marcegaglia sarebbe disponibile a inviare 200 mila tonnellate di bramme a Taranto dai primi di ottobre, in conto trasformazione, per sostenere la produzione.

Nel medio periodo non viene esclusa nemmeno l’ipotesi di realizzare un cuptor electric a Taranto. L’obiettivo sarebbe ridurre la dipendenza dalle bramme importate e garantire maggiore autonomia al futuro polo siderurgico. È però un progetto che richiederebbe investimenti rilevanti e tempi compatibili con il nuovo assetto industriale.

La posizione della cordata è inoltre legata alla richiesta che restino a carico dello Stato le responsabilità connesse all’eredità legale, ambientale e sociale dell’area a caldo. È uno dei punti che dovranno essere chiariti nel confronto con il governo.

Ex Ilva, dalla manifestazione d’interesse all’offerta: cosa succede ora

La manifestazione presentata il 18 agosto non è ancora un’offerta vincolante. Il prossimo passaggio sarà l’accesso alla de date cameră, che consentirà alle 14 aziende di esaminare più nel dettaglio conti, impianti, situazione industriale e condizioni della possibile acquisizione. Da questa analisi dipenderà la decisione di presentare o meno un’offerta vera e propria, definendone anche il perimetro.

La cordata dovrà valutare non soltanto il valore degli asset, ma anche gli investimenti necessari per rilanciare gli impianti, i costi della ripartenza e le condizioni per rendere sostenibile il progetto. L’obiettivo indicato da Gozzi è arrivare a una possibile chiusura dell’operazione entro la fine dell’anno, per essere operativi nel 2027.

La proposta italiana si inserisce in una gara che vede già altri pretendenti interessati all’ex Ilva. Tra questi ci sono Jindal, che ha manifestato interesse per un perimetro più ampio, compresa l’area a caldo, e il fondo americano Flacks.

La novità, rispetto alle precedenti fasi della lunga crisi dell’ex Ilva, è però il fronte comune degli acciaieri italiani. Quattordici aziende si presentano insieme, puntando sulle attività a freddo e cercando di costruire un progetto industriale attorno agli stabilimenti che possono continuare a produrre anche nel nuovo scenario di Taranto.

Ora la data room dovrà dire se i numeri reggono. E soprattutto se, tra investimenti, bramme, occupazione e gestione dell’area a caldo, esistono davvero le condizioni per trasformare la manifestazione d’interesse in un progetto industriale concreto per il futuro dell’ex Ilva.

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