La riforma maturità 2026 segna una svolta storica per la scuola italiana. Con il sì definitivo della Camera dei Deputatial Decreto Legge 127/2024, l’Esame di Stato torna ufficialmente a chiamarsi Esame di Maturità. La nuova normativa, voluta dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, ridisegna l’intero sistema scolastico con cambiamenti che toccano ogni aspetto: prove d’esame più mirate, commissioni ridotte, nuove regole per il voto in condotta, maggiore sicurezza nei viaggi d’istruzione, risorse per il contratto scuola, estensione della Carta del Docente ai precari e l’introduzione della filiera formativa 4+2. Vediamo tutte le novità della riforma.
Riforma esame maturità 2026: cosa cambia per i maturandi
Dal giugno 2026, oltre mezzo milione di studenti affronteranno il nuovo Esame di Maturità. Restano confermate le due prove scritte nazionali, ma il colloquio orale viene completamente rinnovato e reso più aderente al percorso di studi. La discussione sarà infatti centrata su quattro discipline caratterizzanti, individuate ogni anno dal ministero, a cui si aggiungeranno l’analisi delle competenze in Educazione civica e la valutazione delle esperienze di formazione scuola-lavoro, che sostituiranno definitivamente i vecchi Pcto. Le altre materie continueranno a concorrere al voto finale tramite il credito scolastico del triennio, garantendo equilibrio tra percorso e prova conclusiva.
Scompare dunque il colloquio interdisciplinare introdotto nel 2017, mentre diventa obbligatorio sostenere tutte le prove previste. Chi rifiuterà di partecipare all’orale o farà “scena muta” sarà automaticamente bocciato. Il ministro Valditara ha parlato di una “svolta per restituire senso alla Maturità e al merito”, sottolineando come la prova orale debba tornare a essere un momento autentico di confronto e crescita. Confermato anche il bonus Maturità fino a 3 punti per gli studenti che otterranno almeno 90/100.
Commissioni ridotte e nuove regole per il voto in condotta
Un’altra modifica significativa riguarda le commissioni d’esame, che passano da sette a cinque membri: due interni, due esterni e un presidente. Tutti i componenti saranno formati attraverso percorsi specifici per assicurare criteri di valutazione omogenei e più professionali. Parallelamente, il voto in condotta acquisisce un peso determinante: chi avrà un 5 sarà bocciato automaticamente, mentre con il 6 lo studente dovrà sostenere una prova di cittadinanza attiva. Chi invece otterrà 9 o più potrà accedere al punteggio massimo alla Maturità. La riforma riconosce inoltre valore alle attività extrascolastiche, sportive o di volontariato, se coerenti con il percorso formativo, inserendole nella valutazione complessiva.
La nuova filiera formativa 4+2 e la formazione per i docenti di sostegno
Dal 2026/2027 diventa strutturale la filiera formativa 4+2, che prevede quattro anni di scuola superiore e due negli Its Academy. Questo modello, già sperimentato con successo, punta a offrire una formazione tecnica più rapida e specializzata, creando un collegamento diretto tra scuola e mondo del lavoro. La riforma rende così stabile un percorso pensato per formare figure professionali altamente qualificate in tempi più brevi.
Il decreto proroga anche fino a fine 2026 i percorsi di specializzazione per insegnanti di sostegno, gestiti da Indire e dalle università, aprendo la partecipazione ai docenti precari con almeno tre anni di servizio negli ultimi otto. Un passo importante per ridurre la carenza di personale specializzato e garantire inclusione e continuità didattica.
Rinnovo del contratto scuola e nuove risorse
Il governo ha stanziato 240 milioni di euro una tantum per il rinnovo del contratto scuola, a cui si aggiungono 15 milioni di euro destinati a estendere la copertura sanitaria integrativa anche al personale precario con contratto fino al 30 giugno. Queste misure si inseriscono in un più ampio piano di valorizzazione del personale docente e tecnico, accompagnato da investimenti sulla sicurezza degli edifici scolastici e da nuove risorse per le scuole dell’Agenda Sud, con l’obiettivo di ridurre i divari territoriali e migliorare la qualità complessiva dell’offerta formativa.
Formazione scuola-lavoro: addio ai Pcto
La riforma segna anche la fine dei Pcto (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento), che assumono la nuova denominazione di “Formazione scuola-lavoro”. Questa scelta intende sottolineare la natura formativa e orientativa di tali esperienze, rafforzando la collaborazione tra scuole e imprese. Le convenzioni non potranno più includere attività ad alto rischio per gli studenti, mentre l’Inail sarà impegnato a promuovere campagne di sensibilizzazione sulla sicurezza sul lavoro. Inoltre, la copertura assicurativa viene estesa anche agli infortuni avvenuti durante il tragitto casa-lavoro, garantendo una tutela più ampia agli studenti.
Passaggi di indirizzo ed esami integrativi
Nuove disposizioni riguardano gli studenti che intendono cambiare indirizzo di studio. Durante il biennio iniziale potranno usufruire di interventi di sostegno personalizzati per agevolare il passaggio senza la necessità di esami integrativi. Nel triennio conclusivo, invece, chi cambia indirizzo dovrà sostenere prove specifiche per garantire la coerenza del percorso formativo. L’obiettivo è duplice: favorire la continuità didattica e contrastare la dispersione scolastica, assicurando che ogni studente possa trovare il percorso più adatto alle proprie attitudini.
Viaggi d’istruzione: più sicurezza e qualità
Cambia anche la normativa sui viaggi d’istruzione. Il decreto modifica l’articolo 108 del Codice dei contratti pubblici, stabilendo che gli appalti per il trasporto degli studenti dovranno essere assegnati in base al miglior rapporto qualità/prezzo e non più solo sul criterio del ribasso economico. Il punteggio economico non potrà superare il 30% del totale, e saranno premiate le offerte che garantiscono sicurezza dei mezzi, accessibilità per studenti con disabilità e conducenti con comprovata competenza professionale. L’obiettivo è innalzare gli standard di qualità e sicurezza per tutte le esperienze educative fuori dalle aule.
Card Docenti 2026: estesa ai precari e con nuove regole
Dal 2025/2026 la Carta del Docente da 500 euro sarà estesa a 190mila insegnanti precari, un segnale di equità e valorizzazione del lavoro svolto anche dal personale non di ruolo. La card potrà essere utilizzata per l’acquisto di libri, corsi di formazione, iscrizioni universitarie, master, eventi culturali e servizi di trasporto. L’acquisto di hardware e software sarà invece consentito solo al primo utilizzo e poi ogni quattro anni, per promuovere un uso più consapevole delle risorse pubbliche e favorire la formazione professionale continua dei docenti.
Valorizzazione del personale e misure per le isole minori
Particolare attenzione è riservata al personale scolastico che presta servizio nelle isole minori, a cui vengono riconosciuti punteggi aggiuntivi nelle graduatorie provinciali per le supplenze. Si tratta di un segnale di riconoscimento verso chi lavora in territori complessi ma strategici per la coesione sociale e culturale del Paese. La misura rientra in un più ampio disegno volto a garantire pari opportunità educative su tutto il territorio nazionale.