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Privatizzazioni: Enel scivola in Borsa dopo indiscrezioni sulle mosse del Tesoro

Il Tesoro avrebbe avviato l’iter di ricerca dei consulenti per l’operazione, ponendo il 31 dicembre del 2015 come termine finale del mandato – Una volta conclusa l’operazione, che vale poco meno di 2 miliardi, il governo continuerebbe a controllare il gruppo con il 26,24% del capitale.

Privatizzazioni: Enel scivola in Borsa dopo indiscrezioni sulle mosse del Tesoro

Profondo rosso a Piazza Affari per il titolo Enel, che all’inizio del pomeriggio lascia sul campo oltre due punti percentuali, a 4,068 euro per azione. Le vendite sul colosso pubblico dell’elettricità arrivano nel giorno in cui diversi organi di stampa hanno diffuso indiscrezioni sulla privatizzazione del 5% del gruppo. Secondo una fonte citata dall’agenzia Reuters, il Tesoro ha avviato l’iter di ricerca dei consulenti per l’operazione, ponendo il 31 dicembre del 2015 come termine finale del mandato.

Se ieri l’attenzione degli investitori si concentrava sulla maxi-cedola da 4-6 miliardi che la controllata spagnola Endesa potrebbe distribuire prima che Enel annunci di ampliare il flottante portandolo al 25%, oggi il mercato torna a dare credito alle voci sulla cessione di azioni da parte del Governo (un’ipotesi resa ancor più verosimile dal rallentamento sul fronte dell’Ipo di Poste Italiane). Nonostante l’andamento odierno del titolo, gli analisti rimangono positivi sul gruppo elettrico, anche in vista del riassetto delle partecipazioni che si profila all’orizzonte.



Per ridurre il debito pubblico, il Governo puntava a incassare dalle privatizzazioni circa 11 miliardi nel 2014. Al momento, l’Esecutivo ha destinato a questo fine solo 3 dei circa 3,5 miliardi ricevuti da Banca Mps per il rimborso parziale dei Monti bond. Agli attuali valori di mercato il 5% di Enel vale poco meno di 2 miliardi e – una volta completata l’operazione – il governo continuerebbe a controllare il gruppo con il 26,24% del capitale.

A inizio settembre, in riferimento a Enel ed Eni, il premier Matteo Renzi aveva detto di “non ritenere prioritario ridurre le quote dello Stato in due società che hanno grandi potenzialità”. 

Qualche giorno prima una fonte governativa aveva detto a Reuters che il programma di dismissioni puntava a mettere sul mercato tra ottobre e gli inizi di dicembre il 5% di Enel e il 4,34% di Eni. Entro l’anno dovrebbe essere ceduto anche il 50% di Stm Holding, la società che controlla il 27,64% di STMicroelectronics. Slitta invece al 2015 la vendita del 40% di Poste e del 49% di Enav, operazioni che hanno un valore complessivo compreso tra 5 e 6 miliardi.

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