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Polonia e Repubblica Ceca: ecco perché crescono

Anche per quest’anno la stabilità economica perseguita dai due Paesi viene valutata molto positivamente: Pil rispettivamente a +4,5% e +3,5%, con il deficit pubblico fermo al 2% – Ma attenzione al disavanzo di conto corrente.

Polonia e Repubblica Ceca: ecco perché crescono

Il Pil polacco nel primo semestre del 2015 ha tenuto un buon ritmo (3,5%), sostenuto in particolare dalla domanda interna. Secondo le stime pubblicate dal Centro Studi Intesa Sanpaolo, nel terzo trimestre il Pil è cresciuto del 3,4% (+0,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). L’Economic Sentiment Indicator (Esi) è in continua salita confermando prospettive economiche favorevoli anche per il primo trimestre 2016. Ecco allora che, se per l’intero anno appena trascorso si stima una crescita del Pil del 3,5%, la fase ciclica favorevole è attesa proseguire anche nel corso del 2016 (+3,5% nelle previsioni degli analisti).

Il consolidamento fiscale realizzato durante la precedente legislatura ha consentito una riduzione del deficit pubblico al 3,2% nel 2014 e l’uscita dalla procedura per deficit eccessivi con un anno di anticipo. Il deficit pubblico dovrebbe calare al 2,7% del Pil nel 2015. Tuttavia, l’indebitamento estero rappresenta un elemento di fragilità economica del Paese, dal momento che il disavanzo di conto corrente è previsto in aumento nel medio-lungo periodo. In questo scenario, nel gennaio 2015 il Fmi ha accordato l’estensione di due anni del programma Flexible Credit Line (Fcl) per un ammontare di 23 miliardi di dollari.



Il basso prezzo del petrolio e l’assenza di pressioni inflazionistiche interne al Paese stanno mantenendo la dinamica dei prezzi sottotono. A inizio novembre il Board della Banca Nazionale di Polonia (Nbp) ha lasciato il tasso di policy a 1,5% (il livello più basso in assoluto). Secondo le Autorità monetarie l’inflazione resterà su un sentiero debole ancora nel corso di quest’anno, ma in salita: non sono esclusi ulteriori tagli del tasso di policy se il recupero dei prezzi al consumo sarà inferiore alle attese. Attualmente lo zloty è a 4,2 contro euro, valore intorno al quale ha oscillato negli ultimi 12 mesi. Si ritiene allora che la valuta locale continuerà ad essere soggetta a qualche oscillazione nel breve periodo, segnando però un lieve deprezzamento nel più lungo periodo verso 4,37 contro euro.

Se offriamo uno sguardo alla Repubblica Ceca, nel 2015 il Pil, dopo una crescita del 4,3% nel corso del primo semestre, ha mantenuto una dinamica tendenziale del 4,5% nel terzo trimestre. Il sostegno alla crescita ha avuto un’ampia base coinvolgendo tutte le componenti del Pil, in particolare la domanda interna per consumi finali e investimenti. Gli indicatori di fiducia segnalano che la fase congiunturale è rimasta favorevole anche sul finire dell’anno: l’Economic Sentiment Indicator (Esi) è salito nei mesi di ottobre e novembre, mentre il Pil manifatturiero è rimasto sopra la soglia di 50.

Il deficit pubblico è salito al 2,0% nel 2014 per via del contemporaneo aumento della spesa pubblica (al 42% del Pil) e della riduzione delle entrate fiscali (al 40,1%). Per il 2015 il deficit pubblico è stato stimato al 2,0%, tuttavia nelle previsioni del FMI è prevista una correzione all’1,3% nel 2016. Il debito pubblico, pari al 42,6% del Pil nel 2014, è stimato in calo al 41% quest’anno e in ulteriore rallentamento per il prossimo anno (al 40,5%).

In un contesto di dinamica contenuta dei prezzi internazionali dell’energia e delle materie prime, lo scorso anno l’inflazione è stata molto debole (0,3% nella media da gennaio a novembre). L’Eiu prevede che l’inflazione recupererà progressivamente nel corso del prossimo anno, a una media dell’1,5% in media, con il consolidamento della domanda interna; persistono tuttavia alcuni rischi verso il basso connessi alla debole ripresa dei prezzi delle risorse energetiche. A novembre, in un contesto di aspettative di inflazione ancora bassa e inferiore al target, la Banca Nazionale Ceca (Cng) ha mantenuto il tasso di policy a 0,05%. La Cnb intende evitare l’apprezzamento del cambio e mantenerlo in prossimità di 27 Czk contro l’euro.

Le agenzie Fitch e S&P’s assegnano alla Polonia il rating A- valutandone favorevolmente la dinamica economica pur in un contesto internazionale difficile. A2 è il rating, lievemente più positivo, assegnato da Moody’s. A sua volta, la stabilità economica che la Repubblica Ceca sta mostrando viene valutata molto positivamente, con deficit, debito pubblico e debito estero relativamente contenuti. Fitch colloca il Paese nella classe A+; S&P assegna alla Repubblica Ceca il rating AA-; Moody’s le attribuisce il giudizio A1.

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