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Piano banche e Rcs all’esame della Borsa

Piazza Affari attende l’esito della riunione di stamattina sul varo dello scudo per aumenti di capitale e sofferenze bancarie – Ma grande attesa c’è anche per il voto del mercato sull’Ops di Cairo su Rcs che ha per ora ricevuto il no dei soci storici – Lusso ai raggi X – Saipem prepara la riscossa da Teheran – Il dollaro debole mette in ginocchio Tokyo

Piano banche e  Rcs all’esame della Borsa

Dollaro forte, yen (troppo) forte. La settimana finanziaria si apre con un nuovo ribasso della Borsa di Tokyo zavorrata da un nuovo rialzo della valuta locale, scesa a quota 107 come nell’ottobre 2014, quando Shinzo Abe accelerò le misure anti-austerità. Dati i numeri, il copione potrebbe ripetersi a breve: stamane l’indice Nikkei arretra dell’1,4%, mentre dall’economia giungono nuovi segnali d’allarme: le vendite delle macchine utensili arretrano del 9,2% rispetto ad un anno fa.

Se il Giappone piange, la Cina comincia a sorridere: stamane sia Shanghai che Shenzhen avanzano del 2% abbondante mentre l’inflazione, finalmente, mostra segni di ripresa. Anche in questo caso la causa sta nel dollaro debole.

TRIMESTRALI USA E FONDO MONETARIO IN CIMA ALL’AGENDA

Si apre così una settimana di grandi appuntamenti. Secondo la Brooking Institution la Banca Mondiale e il Fondo Monetario rivedranno al ribasso le stime di crescita dell’economia dall’attuale 3,4%. “La ripresa – è l’allarme – è debole e rischia di spegnersi”. Non è il solo segnale negativo in vista: stasera, infatti, prenderà il via con i conti di Alcoa la stagione delle trimestrali Usa. E le premesse non sono positive: si prevede un calo medio dei profitti dell’8% circa.

Apertura fiacca in vista in Europa, dopo i forti rialzi di venerdì. In questo clima si giocheranno alcune partite-chiave, anche per l’economia italiana. A partire dalle banche, da stamane di nuovo al centro dell’attenzione di Palazzo Chigi e di Piazza Affari.

BANCHE, OGGI IL PIANO PER AUMENTI E SOFFERENZE

Riunione decisiva stamane per il varo del fondo che dovrà assistere aumenti di capitale ed assorbimento di non performing loans delle banche italiane più esposte. Il veicolo (ma non è escluso che si opti alla fine per due fondi distinti) potrà contare solo su capitali privati: l’obiettivo è di raggiungere tra i 4 e o 6 miliardi (ma c’è chi parla di 7) così distribuiti: 1,5 miliardi tra Unicredit, Intesa ed Ubi; un altro mezzo miliardo arriverà dalle altre dieci banche invitate stamane al summit presso il ministero dell’Economia. All’impresa parteciperanno anche buona parte delle Fondazioni e delle compagnie Vita. A completare la raccolta contribuiranno le garanzie prestate dalla Cdp.

I contorni dell’operazione verranno resi noti tra oggi e domani. Di sicuro sarà necessario dimostrare davanti a Bruxelles la natura privata dell’operazione. Ma, per garantire l’esito positivo, sarà cruciale accompagnare all’iniziativa agevolazioni fiscali e misure per accelerare il recupero dei crediti incagliati da parte delle banche. Tutto, comunque, dovrà essere pronto per lunedì prossimo, quando scatterà l’aumento di capitale (1,75 miliardi) di Popolare Vicenza, garantito da Unicredit. A favorire il buon esito, ha rivelato l’ad Federico Ghizzoni, è l’interesse emerso da Fortress, il fondo private Usa.

Riflettori accesi anche sulle assemblee di Monte Paschi e Unicredit, in programma mercoledì. Nonostante il forte rimbalzo di venerdì le banche si presentano ai nastri di partenza ammaccate da una settimana molto difficile, in linea con un inizio d’anno tormentato. Il bilancio è infatti pesantemente negativo: 
 
 – Banco Popolare -16%
 – MontePaschi -6%; 
 – Banca Popolare di Milano -5,8% 
 – Ubi -5,3% 
 – Intesa Sanpaolo -3,5%
 – Unicredit -1,4%. 

PIAZZA AFFARI NEL 2016 PERDE IL 18%

Malgrado il forte rialzo di venerdì della Borsa di Milano (indice FtseMib + 4% grazie alle banche) la performance dal lunedì al venerdì è un ribasso dell’1,6%, quarta settimana consecutiva di discesa per Piazza Affari. Da inizio anno l’indice perde il 18%, primato negativo fra le principali Borse mondiali. Il bilancio settimanale dell’indice complessivo delle Borse europee Stoxx 600 è un calo dello 0,3%, da inizio anno la performance è -9,2%. In ribasso anche i mercati Usa: -1,2% in settimana Dow Jones e S&P 500, Nasdaq -1,3%.

La crisi del credito, amplificata dalla caduta dei tassi di interesse, non riguarda solo l’Italia. Nell’ultimo mese Deutsche Bank, ad esempio, ha lasciato sul terreno il 19,6%, il Credit Suisse quasi il 14%. Banche nel mirino anche negli Usa. La campagna delle trimestrali di Wall Street si apre all’insegna dell’incertezza per lo stato di salute dei Big della finanza Usa che sveleranno i conti in settimana: Morgan Stanley, Wells Fargo, Bank of America oltre a Goldman Sachs. Le previsioni sono per un forte ribasso della redditività (-6,1%) e dei volumi d’affari, destinato a pesare sulle quotazioni, già in forte ribasso nelle ultime sedute.

La crisi delle banche minaccia così di sfociare in un nuovo scontro politico: Wolfgang Schaueble è sceso in campo contro le decisioni della Bce, attribuendo al malessere dei risparmiatori tedeschi per il calo degli interessi, la responsabilità dell’avanzata della destra populista in Germania.

PIL CINESE, VERTICE OPEC E TAX INVERSION

Sicurezza elettronica, l’impatto dell’economia digitale nell’industria finanziaria e il tema caldissimo della tax inversion da parte delle multinazionali per eludere il fisco. Ecco gli altri temi all’ordine del giorno delle riunioni in settimana del Fondo Monetario e della Banca Mondiale, occasione per afre il punto sulla deludente crescita dell’economia globale. Al centro dell’attenzione ancora una volta il ruolo della Cina, destinata comunque ad assumere un peso crescente negli equilibri internazionali. Alla vigilia del meeting la Nigeria, stremata dal calo del greggio, ha fatto sapere che per finanziare il debito ricorrerà ai “panda bond”, ovvero a titoli emessi sul mercato di Shanghai.

Ancora Cina. In settimana verrà comunicato il dato relativo alla crescita del Pil nel primo trimestre: previsto dagli esperti della Banca Mondiale un aumento dell’1,5%, pari, in proiezione annua, al 6,7%. Per la World Bank l’Asia crescerà nel 2016 del 6,3%, in lieve frenata (6,5%).

Settimana cruciale anche per il petrolio. Il prossimo 17 aprile dovrebbe cominciare a Doha il vertice dei produttori (Opec e non Opec) che dovrebbe sancire un accordo, seppur limitato, sulle quote di estrazione. Nelle ultime cinque sedute sia Brent che Wti hanno messo a segno un rialzo dell’8%.

RCS, NO DEI SOCI STORICI A CAIRO. LA PAROLA OGGI AL MERCATO

Settore media alla ribalta stamane, a partire da Rcs Mediagroup dopo l’Offerta Pubblica di Scambio lanciata venerdì sera da Cairo Communications. La proposta, messa a punto assieme a Banca Imi (cioè Intesa, assieme a Cairo già azionista della società editoriale), prevede di ricevere 0,12 azioni Cairo Communication per ciascun titolo Rcs consegnato all’acquirente. Ovvero, ogni 8,333 azioni Rcs apportate all’offerta, gli aderenti riceveranno una azione Cairo Communication. La valorizzazione dei titoli Rizzoli è di 0,551 euro (al netto del dividendo che staccherà Cairo è 0,527 euro), in linea con la media degli ultimi tre mesi, ma con un premio del 32% sulla chiusura di giovedì sera.

Troppo poco, pare, agli occhi di alcuni azionisti forti. Da un primo sondaggio tra Mediobanca, Unipol, Diego Della Valle e Pirelli sono emersi forti sia perplessità sul prezzo che sulla validità del progetto industriale di Cairo, giudicato troppo debole per l’impresa. Ma la partita si giocherà sul flottante e sul 18,4% che Fiat distribuirà pro quota ai propri azionisti, prima dell’avvio dell’Ops (non prima di luglio). L’affondo dell’editore de La 7 (e presidente del Torino Calcio) ha comunque sbloccato lo stallo. Per rispondere in maniera adeguata a Cairo sarà necessaria un’offerta alternativa oppure l’esecuzione di un aumento di capitale.

Test di mercato anche per l’asse Mediaset- Vivendi dopo l’accordo di venerdì. La società del gruppo Berlusconi ha segnato venerdì un rialzo del 5,4%: stamane i report dovrebbero confermare il gradimento per l’uscita del Biscione dall’avventura di Premium e la concentrazione nella tv commerciale.

SAIPEM, LA RISCOSSA PASSA DA TEHERAN

Possibile riscatto per Saipem (-5,82%) al termine dell’ennesima settimana negativa. In occasione del viaggio del premier Matteo Renzi in Iran la società dovrebbe sottoscrivere un nuovo memorandum of understanding in vista di robusti contratti con Teheran. Lo ha annunciato l’amministratore delegato, Stefano Cao aggiungendo che l’Iran “deve fare un sacco di manutenzione sui loro impianti e poi nel downstream e nel midstream: le opportunità sono tante, si tratta di capire quali sono quelle su cui esercitare le nostre capacità”.

PRADA, OGGI IL LUSSO AI RAGGI X

L’attenzione del mercato globale del lusso è concentrata stamane sulla conference call di Prada (-1,95% ad Hong Kong). Gli operatori aspettano di conoscere le mosse della griffe per ridurre l’impatto della crisi che ha fortemente ridotto, ancor più dei volumi, i margini di redditività. Prada ha archiviato il 2015 con un utile netto di 330,9 milioni di euro, in calo del 26% rispetto ai 451 milioni del 2014 che già risentiva del rallentamento della Cina. Tuttavia, il Cda del gruppo della moda quotato a Hong Kong proporrà agli azionisti, che si riuniranno in assemblea il 24 maggio, la distribuzione di un dividendo pari a 11 centesimi di euro per azione, invariato.

Archiviata con successo la nona emissione di Btp Italia, il Tesoro avvia le aste di metà mese. Domani toccherà ai Bot (7 miliardi). Ma l’appuntamento clou è con l’offerta a medio e lungo termine di mercoledì 13 aprile, quando il ministero dell’Economia metterà a disposizione degli investitori un ammontare compreso tra 6,75 e 8,25 miliardi di euro in Btp a tre, sette, 15 e 30 anni. Nel caso del titolo a tre anni, si tratta del nuovo benchmark 15 aprile 2019 che stacca una cedola di 0,10% rispetto a 0,30% precedente.

Per quanto riguarda Btp Italia, il 45% degli ordini da parte degli investitori retail è stato di un importo inferiore ai 20mila di euro, percentuale che sale a circa 75% se si considerano i contratti fino ai 50mila euro.

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