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Pd e Pdl tra primarie e spacchettamenti

Spiragli di intesa tra Bersani e Renzi per le regole delle primarie, ma l’assemblea di domani resta difficile. Berlusconi sempre più tentato dal “rottamare” il partito per riconquistare i moderati – Lo spazio dei sostenitori del Monti bis.

Pd e Pdl tra primarie e spacchettamenti

I due maggiori partiti che costituiscono la “strana” maggioranza, vale a dire il Pdl e il Pd, sono ad un passaggio cruciale, che potrebbe metterne a rischio l’unità e quindi la sopravvivenza nelle forme attuali. Il Pdl vive da tempo uno psicodramma collettivo, che si trascina in un succedersi di inconcludenti riunioni a palazzo Grazioli, con un Silvio Berlusconi sempre più sconfortato e demotivato e con gli stati maggiori che si guardano in cagnesco.

A sua volta il Pd vive altrettanto drammaticamente il fondamentale passaggio delle primarie di coalizione e domani l’assemblea nazionale dovrà individuare ed approvare le regole che consentiranno a Matteo Renzi di partecipare alla conta interna, trovando un punto d’equilibrio tra le diverse anime del partito. Tanto per il Pdl che per il Pd, i giornali evocano nei titoli l’ipotesi scissione.



Nel Pd le ultime notizie danno qualche spiraglio di possibile, ma non ancora probabile, rasserenamento. Bersani e Renzi starebbero cercando una soluzione condivisa che consenta di tenere le primarie: Renzi potrebbe accettare il doppio turno e l’elenco pubblico degli elettori, ma è nettamente contrario alla preregistrazione dei partecipanti al voto. Ma nel Pd non manca chi come Bindi e Fioroni, è molto più ostile di Bersani a fare concessioni al sindaco di Firenze.

Né va dimenticato che quanto deciso sabato dall’assemblea del Pd andrà poi sottoposto a Vendola (Sel) e a Nencini (Psi), visto che si tratta di primarie di coalizione. A sua volta anche Di Pietro sarebbe tentato di cercare di portare anche l’Idv a partecipare alla consultazione del centro-sinistra. Infine va ricordato che l’assemblea del Pd che si riunisce domani è composta da un migliaio di persone e ciò rende difficile sia il raggiungimento del quorum previsto per deliberare (la metà più 1 degli aventi diritto), sia un controllo rigido dell’assemblea da parte dei gruppi dirigenti.

Tornando al Pdl, sembra ormai sempre più difficile la candidatura di Berlusconi (situazione interna del partito, scandali, processi e soprattutto i sondaggi lo sconsiglierebbero). Ma, stando a quanto riferiscono i giornali d’area, l’ex premier è comunque determinato a restare nel campo della politica, rottamando (o addirittura lasciando come titola proprio “Il Giornale”) il Pdl, e offrendo nuove soluzioni politiche al campo dei moderati.

Moderati ai quali guardano con la loro offerta politica i sostenitori del Monti bis: da Casini e Fini agli “Indipendenti per l’Italia” di Auci e Mazzanti, ai liberisti di “Fermare il declino” di Oscar Giannino. Si è aperta una lunga campagna elettorale, che però in mancanza delle regole per il voto, procede per ora al buio.

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