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Nordest, Vicenza: fiducia degli imprenditori mai così in basso

Secondo Fabio Buttignon dell’Università di Padova “il lockdown è stato uno shock enorme per il sistema industriale vicentino, le previsioni sono nere e l’incertezza massima” – Ecco chi avrà maggiori chance di salvarsi

Nordest, Vicenza: fiducia degli imprenditori mai così in basso

Gli ultimi dati che arrivano dalla produzione industriale della provincia vicentina sono devastanti. Con il lockdown era prevedibile, ma vederli uno dopo l’altro, nero su bianco, fa senza dubbio effetto. Si allineano record negativi in tutti i parametri economici disponibili da quando si fanno le rilevazioni: fiducia nell’economia ad oggi, nell’economia a 6 mesi, nel portafoglio ordini Italia ed estero, su investimenti e occupazione.

Il Leading Indicator Vicenza (LIV), indice che riassume la fiducia degli imprenditori vicentini, tocca infatti il suo punto più basso, -59,5 in una scala da più a meno 100 nella curva riferita allo stato dell’economia attuale, superando di gran lunga il precedente record negativo che fece segnare un indice di -15 nella rilevazione di un anno fa.

«La chiusura è stata uno shock enorme per il nostro sistema industriale – osserva Fabio Buttignon, professore di Finanza aziendale all’Università di PadovaLe previsioni sono nere per i prossimi mesi e pesa l’incertezza su quello che potrà succedere nel prossimo futuro. A differenza dal recente passato non si salvano nemmeno le aziende vocate all’export, le cosiddette multinazionali tascabili. Non si sa bene quando ripartirà il turismo, quanto durerà la recessione, quanto sarà grave in termini numerici: tutto questo porta le nostre imprese a bloccare gli investimenti. Questa situazione di stallo durerà fino a quando l’emergenza sanitaria non sarà pienamente sotto controllo, o con un vaccino o con un’attività di prevenzione ben precisa».

Il sentiment relativo all’economia a 6 mesi è a -47,4, venti punti sotto il -27,7 della rilevazione di ottobre 2019. Per quanto riguarda le variabili specifiche, il calo più significativo tocca il portafoglio ordini Italia a 6 mesi, si segnala un peggioramento del sentiment fino a quota -44 (già nella rilevazione di gennaio era l’unico indice sotto lo zero).

«I mercati azionari sono meno pessimisti di chi fa impresa, forse perché guardano già oltre l’orizzonte della crisi, che ci sarà comunque per il nostro sistema industriale – prosegue Buttignon – Una nuova selezione darwiniana delle aziende manifatturiere. Le imprese già fortemente indebitate faranno fatica a trovare nuovo debito, le realtà con bilanci non in equilibrio sono a rischio default. Chi si trova ad affrontare 6/12 mesi di crisi profonda con buona liquidità, poco debito o fonti finanziarie a medio-lungo termine avrà maggiori chance di superare questa selezione naturale. In termini dimensionali invece è probabile che le medie aziende, ben organizzate, possano sfruttare una sorta di agilità economica su costi, personale, magazzino e anche modelli di business».

Il numero complessivo di aziende che denuncia un livello produttivo insoddisfacente rappresenta il 59% del totale (era il 35% nel trimestre precedente). Le vendite sul mercato interno crollano: -8,74% nel I trimestre di quest’anno rispetto al medesimo del 2019. L’export verso i mercati extra Unione fa segnare un -4,5% rispetto al primo semestre dello scorso anno.

«Superate queste settimane di shock – conclude Buttignon – ci sarà il momento per ritrovare qualche elemento di positività, soprattutto per la produttività aziendale, da tempo stagnante in Italia. L’obbligo di investire in tecnologie digitali, il ricorso allo smart working, la revisione di processi di business obsoleti, porterà al nostro sistema industriale forti innovazioni, anche in termini di sostenibilità ambientale. Penso, ad esempio, al comparto del lusso, dove si intreccia una dispersione notevole di eventi, collezioni e modelli: questa crisi condurrà il sistema moda a una razionalizzazione significativa della filiera».

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