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Mostre: Roma rende omaggio a Basquiat

Nella mostra allestita negli spazi del Chiostro del Bramante sono esposti circa 100 lavori tra oli acrilici, disegni, alcune importanti collaborazioni con Andy Warhol, serigrafie e ceramiche, opere realizzate tra il 1981 e il 1987

Mostre: Roma rende omaggio a Basquiat

Dopo Milano anche Roma rende omaggio, a quasi trenta anni dalla morte, all’ultimo dei grandi geni maudit della scena artistica internazionale del secolo scorso, quel Jean-Michel Basquiat (1960-1988) che è riuscito, nella sua breve esistenza, a portare la Street Art a livello di capolavori universalmente riconosciuti dalle più grandi gallerie d’arte mondiali.

E perché si capisca di cosa si parla in termini economici basti solo pensare che una sua opera, «Untitled» del 1982, è stata aggiudicata da Christie’s di New York per 57,3 milioni di dollari (la stessa tela 12 anni prima aveva fatto clamore per essere stata battuta a 4,5 milioni di dollari da Sotheby’s a Londra). Una cifra da capogiro per un ex graffitaro ma non un episodio isolato dal momento che nel 2015 72 opere di Basquiat sono state aggiudicate per 132,3 milioni di dollari.

La breve ma incredibile parabola di questo artista, soprannominato il Picasso nero, che ha sconvolto il linguaggio artistico della scena culturale degli anni 80, si svolge nell’arco di dieci anni per concludersi all’età di 28, tragicamente, per overdose di eroina.

“Papà un giorno diventerò molto, molto famoso”. L’aveva preconizzato e ha mantenuto la promessa. Basquiat aveva questa urgenza, l’urgenza del segno, del gesto, del colore, l’insopprimibile necessità di disegnare, di essere artista. E proprio i muri di New York saranno, all’inizio della sua carriera, le tele su cui inciderà i tratti distintivi e indelebili della sua arte, pareti sapientemente e artatamente scelte in prossimità delle gallerie più rinomate.

Apparso con lo pseudonimo di SAMO, Basquiat comincia proprio con il graffitismo per diventare a soli vent’anni, una delle stelle nascenti più celebri e celebrate nel mondo dell’arte. Il popolo degli artisti di Soho e TriBeCa si accorse di lui attraverso la sua misteriosa poesia di strada, di vaga ascendenza situazionista, che richiama alla mente dei veri e propri rebus. In quel periodo, alla fine degli anni settanta, frequentava la City-as-School, e si firmava SAMO, “The Same Old Shit”, il cui significato stava in una frase tipica usata negli ambienti studenteschi.

La vera esplosione di Samo la si ebbe nella primavera del 1978. Le sue scritte, adornate dal simbolo del copyright, elemento stilistico che peraltro manterrà nelle opere degli anni ottanta, cominciarono a catturare l’attenzione e a colpire l’immaginazione della gente.

Il “SoHo News” cominciò a pubblicarne le foto. Le sue poesie, raccolte in taccuini, in seguito pubblicati dall’editore Larry Warsh, scritte insieme agli altri giovani writer sui muri delle strade o delle metropolitane con un pennarello nero, contengono versi spesso contratti e oscuri, proteste sincopate, dichiarazioni esistenziali, che attestano un fluire di pensiero continuo e sono il mezzo più immediato per essere nel mondo e per far sì che il mondo si accorga di lui.

I graffiti, distribuiti ad arte anche nei pressi delle gallerie emergenti, come le magliette e le cartoline dipinte a mano, inizialmente espedienti per sopravvivere, lo conducono gradualmente alla consapevolezza di voler essere un artista.

Le sue opere attingono alle più disparate fonti, i suoi mezzi espressivi creano un linguaggio artistico originale e incisivo che punta a una critica durissima alle strutture del potere repressivo eal razzismo. Orgoglioso delle sue origini afro-americane, Basquiat infonde nelle sue opere quel carattere drammatico, quell’energia e quella determinazione di denuncia sociale che aprirà una strada alle future generazioni di artisti neri.

La produzione artistica di Basquiat sintetizza astrattismo e figurativismo neoespressionista, la sua febbrile e incessante ricerca produce opere dal tratto viscerale, materico, tribale. Utilizza la pittura, ma soprattutto la scrittura, una presenza costante nelle sue opere, che spesso ne costituisce il tessuto. Basquiat ha usato e trasformato le parole in contesto come segni grafici e significanti come versi che risuonano al ritmo del suo battito interiore.

Il ragazzo di strada che fugge da casa per sottrarsi a un padre violento salirà ben presto tutte le vette della notorietà legandosi artisticamente a Andy Warhol con cui ebbe una straordinaria e particolare intesa intellettuale, a John Lurie, Arto Lindsay, Keith Haring e perfino a Madonna.

Nella mostra allestita negli spazi del Chiostro del Bramante sono esposti circa 100 lavori tra oli acrilici, disegni, alcune importanti collaborazioni con Andy Warhol, serigrafie e ceramiche, opere realizzate tra il 1981 e il 1987 ovvero in un arco di tempo in cui si dipana quasi tutta la turbolenta e sofferta parabola artistica ed esistenziale di Basquiat.

Nel febbraio del 1985, il “New York Times Magazine” dedicò all’artista la copertina e un lungo articolo intitolato New Art, New Money: The Marketing of an American Artist che focalizza la sua attenzione sul ruolo dei media nel creare i miti, il peso del marketing e valuta con occhio critico la qualità della produzione artistica di tutti quegli anni.

È l’apogeo della fama di Basquiat. Ma, drammaticamente, la sua ascesa coincide purtroppo con il suo rapido declino, corroso ormai inevitabilmente da un compulsivo e inarrestabile consumo di droghe pesanti.

La mostra prodotta e organizzata da DART Chiostro del Bramante e Gruppo Arthemisia in collaborazione con la Mugrabi Collection e curata da Gianni Mercurio resterà aperta fino al 2 luglio.

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